Rialzi ma non per tutti

6 novembre 2017

Fabio Menon
Founder & Ceo Archeide

Un articolo su Plus 24 Il Sole 24 Ore di sabato 21 ottobre 2017 in cui Archeide SCF srl viene intervistata per esprimere un parere sugli scenari di mercato di fine anno.

Testo dell’Articolo:

Listini ai massimi ma con differenze tra i diversi settori di Usa ed Ue. Diversificare per evitare brutte sorprese 

Le condizioni per approfittare ancora dei possibili rialzi del listini azionari mondiali nell’ultimo scorcio di questo 2017 potrebbero esserci ancora, ammesso che si scelga con le giuste cautele i titoli su cui investire. Fin qui sono tutti d’accordo i consulenti finanziari indipendenti, chiamati a esprimersi su quali siano i mercati azionari più promettenti nei prossimi due mesi. Se ciò potrà però continuare anche nel 2018 sia negli Usa, sia in Europa, dipende molto dalle mosse sui tassi di interesse delle principali Banche centrali (Fed e Bce, per esempio) che non sono così scontate per tutti gli analisti.
Non solo. Molto dipenderà anche dall’effettiva riuscita o meno delle politiche di crescita economica intraprese da Donald Trump che, a cascata, potrebbe interessare anche l’economia europea. Per questo, prima di avere una “bussola” che aiuti a fare scelte consapevoli di investimento, conviene fare una distinzione tra gli Stati Uniti e il Vecchio Continente e tenere sempre a mente la rischiosità dell’investimento azionario, comunque mitigabile con una “prudente” diversificazione del proprio portafoglio.

Lo scenario generale

L’economia mondiale è in crescita e di riflesso crescono il fatturato e gli utili attesi delle società quotate. Ma non è soltanto la crescita economica ad aver spinto gli indici azionari agli attuali massimi livelli. «Da una parte – spiega Achille Vallone, di Marzotto Sim – la politica monetaria delle Banche centrali ha consentito il finanziamento a bassissimo costo (liquidità spesso destinata all’acquisto di azioni proprie piuttosto che a investimenti); allo stesso tempo, la politica economica dei principali Paesi sviluppati, intrapresa o prospettata, ha creato una più ottimistica visione degli sviluppi futuri».
Se da un lato questa crescita ha dato sostegno agli utili aziendali, quindi, dall’altro non ha però creato grandi tensioni inflazionistiche, permettendo così alle Banche centrali di mantenere i tassi a breve a livelli storicamente molto bassi e limitando i rialzi sulla parte lunga della curva. «A questo scenario economico perfetto per i mercati finanziari – aggiunge Fabio Menon, della Società di consulenza finanziaria (Scf) indipendente Archeide – si è unito uno scenario politico estremamente favorevole sia in America, sia in Europa. Trump, per quanto controverso, ha risvegliato gli spiriti animali dell’imprenditoria statunitense e la vittoria di Macron in Francia ha dato nuovo slancio al progetto europeo».

Situazione negli Usa e nella Ue 

Se le intenzioni di politica economica di Trump dovessero realizzarsi, queste porterebbero forti benefici ai bilanci delle società. «Guardando ai prossimi mesi – avverte Vallone -, è però difficile essere positivi sulla fattibilità della riforma fiscale del presidente Usa: il caos all’interno dell’amministrazione e l’approccio prepotente di Trump creano molti dubbi sull’affidabilità della risicata maggioranza repubblicana al Senato (52 contro 48). Con questo scetticismo e considerando le alte valutazioni (sia nel rapporto prezzo-utili sia nel rapporto prezzo/valore contabile), si potrebbe prefigurare un livello degli indici azionari americani non distante dall’attuale o in ribasso».
Una luna di miele con le azioni Usa che sta per finire, dunque? «È dalla fine del 2013 – risponde Salvatore Gaziano, della Scf SoldiExpert – che una quota significativa dei più importanti gestori azionari americani esprime crescente perplessità per le valutazioni azionarie, soprattutto statunitensi. Ciò però non ha impedito alle Borse, quella Usa in particolare, di salire di circa il 70% nonostante un crescente pessimismo dei maggiori guru».
In Europa, invece, è differente. Il ciclo economico registra di mese in mese miglioramenti e la Bce sta iniziando a ragionare con prudenza sulla fine della politica monetaria espansiva, con valutazioni dei mercati azionari più attraenti di quelli statunitensi, seppure storicamente elevate.

Cosa fare dunque?

«In termini generali – chiosa Andrea Cattapan di Consultique – le opportunità non mancano ma due avvertenze vanno formulate. La prima riguardante i fondamentali, visto che i multipli delle Borse sono a livelli molto alti, vicini ai massimi storici; la seconda riguardante la volatilità, mai così bassa negli ultimi 20 anni, elemento che rende possibili storni, anche rapidi, di inframezzo nel trend principale».

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