Bastian Contrario

Gentili lettori ,

quante volte durante una discussione con amici, vi è capitato che uno di loro si schierasse all’opposto di tutto quello che gli altri sostenevano?

Sembrava quasi che lo facesse apposta, giusto per chiamarsi fuori dall’idea predominante, quello che viene definito comunemente come “bastian contrario” .

E’ una espressione idiomatica, cioè tipica di una lingua e di una cultura, ma le sue origini non sono chiare ed univoche, e molte regioni italiane si attribuiscono la paternità del modo di dire.

Leggiamo per la prima volta quella definizione sul giornale “Il Conciliatore” all’inizio dell’800, per poi ritrovarlo un secolo dopo nel Dizionario Moderno del Pansini come “una persona che contraddice per sistema” , citando un omonimo bandito che imperversava nell’Italia Nord-occidentale, che in Piemonte diventò la fonte della definizione attualmente condivisa; da quell’area proverrebbe una ulteriore possibile origine, sempre da un omonimo (e sempre un brigante) che su incarico del Duca Emanuele di Savoia furoreggiava con azioni di disturbo ai confini con la Repubblica di Genova alla fine del ‘700.

Nel capoluogo piemontese il riferimento ha radici storiche, e risale a quel Conte di San Sebastiano, al secolo Paolo Novarina, che nella battaglia dell’Assietta del 1747 , combattuta su una spianata tra la Val di Susa e la Val Chisone insieme agli Austriaci e contro Francesi e Spagnoli, disobbedì all’ordine di ripiegare ma così facendo contribuì a volgere le sorti dello scontro a favore degli alleati, nonostante la schiacciante superiorità numerica del nemico.

Quell’accezione quindi in origine aveva una connotazione favorevole, fatta di caparbietà positiva

Poi al volgere del tempo ha assunto un carattere dispregiativo di ottusità e indolenza, con il passaggio da nome proprio a nome comune per identificare un soggetto che si schiera contro gli altri per principio, per spirito di contraddizione.

Da parte sua la Toscana rivendica l’origine della frase, legata al pittore, architetto e scenografo Bastiano (detto Aristotile) da San Gallo, allievo negli ultimi anni del ‘400 del Perugino e di Michelangelo, noto per il suo pessimo carattere;  il che non gli impedì di essere immortalato nelle vesti di Aristotele tra le figure protagoniste della Scuola di Atene (e a fianco di quella di Platone che riproduceva i lineamenti di Leonardo da Vinci) , il famoso dipinto di Raffaello Sanzio, al quale lo legò una stretta amicizia.

dipinto
La Scuola di Atene, Raffaello Sanzio, 1509-1511

Anche il Veneto rivendica l’origine dell’epiteto

Riferendolo al comandante della flotta e poi Doge di Venezia Sebastiano Venier nell’epica battaglia navale di Lepanto del 1571; si schierò contro le richieste degli alleati della Lega Santa rivendicando il suo ruolo di comando, confermando l’irascibilità del suo violento carattere. Ma sul mare vinse comunque.

Venendo al tema finanziario di cui ci occupiamo…

se guardiamo all’ultima settimana appena trascorsa, molte autorità in campo monetario si sono espresse sullo stato dell’arte attuale, con la quasi totalità a sottolineare che l’inflazione è su un percorso virtuoso “grazie” alla politica restrittiva delle banche centrali e quindi il su avvicinamento ai target di lungo periodo presuppone un atteggiamento più “morbido” sul fronte tassi di interesse.

Ci ha pensato giovedì scorso il governatore della FED di Minneapolis a fare da bastian contrario, Neel Kashkari, facendo un ragionamento semplice semplice: se l’inflazione sta scendendo, che necessità c’è di tagliare i tassi? E se la politica monetaria in atto sta portando i risultati sperati, che motivo c’è di cambiarla? Non è detto che i tagli dei tassi arrivino tanto presto, forse non nell’anno in corso…apriti cielo!

Mercati azionari in crisi e acquisti a go-go sulle obbligazioni governative a scopo difensivo…e che i rendimenti scendano di conseguenza è quanto meno singolare se si associano ad una dichiarazione molto “hawkish” (restrittiva) sul fronte tassi.

Ma tant’è, e il Dollaro si è deprezzato perché i titoli Usa rendevano di meno del giorno prima, reazione anch’essa opposta a quella che il ”common sense” suggeriva; e poi Kashkari quest’anno non è un membro votante del comitato che decide le politiche della FED, quindi si stenta a comprenderne l’effettiva portata. Anche il rialzo dei prezzi del Petrolio ha contribuito all’evoluzione negativa dei listini azionari. Poi il venerdì successivo sono usciti i tanto attesi dati sul mercato del lavoro Usa, con i nuovi occupati segnalati a oltre 300.000 contro le attese di 212.000 e il tasso di disoccupazione sceso al 3,8% , a testimonianza del vigore dell’economia a stelle e strisce, soprattutto se paragonata a quella dell’area Euro.

E stavolta i rendimenti dei Treasury Bonds non hanno potuto che crescere, tornando in prossimità di quel 4,40% che ha finora contenuto i rimbalzi del comparto, e il Dollaro si è riportato a ridosso di 1,08 contro Euro, con la volatilità dei mercati che cresce ancora viste anche le prospettive geopolitiche globali, dopo i minimi del mese passato.

Rimandiamo quindi alla successiva analisi dei mercati che trovate di seguito; visti i dati del venerdì, forse il “bastian contrario” in sede alla FED non aveva tutti i torti nel tirarsi fuori dal coro delle “colombe” della politica monetaria; un ritorno alle origini dell’epiteto, quando la pervicacia era un connotato positivo, e lo schierarsi contro il “mainstream” (pensiero dominante) basandosi sulla fiducia nelle proprie idee talvolta, anche se non accade spesso,  sono molto più costruttivi.

Andamento dei principali indici e mercati e commento

tabella

L’ultima seduta della settimana ha permesso ai listini Usa di recuperare parte delle perdite accumulate nei giorni precedenti; più deboli le borse europee con Piazza Affari che cede un po’ dei guadagni accumulati da inizio 2024.

La forza dei dati macro relativi al mercato del lavoro statunitense, e quella della relativa economia, hanno “consolato” gli operatori dal rischio che il taglio dei tassi negli States si farà attendere più del previsto: se il costo del denaro rimane ancora alto, almeno l’economia promette bene anche in vista dei risultati trimestrali delle aziende che inizieranno ad affluire nei prossimi giorni.

Questo bilanciamento di fattori restituisce un certo ottimismo oltre Atlantico che invece l’Europa non può ancora permettersi visti gli andamenti dei principali indicatori, e se la situazione avvicina il momento del primo taglio dei tassi da parte BCE, i dubbi sui tempi del recupero nel vecchio Continente sono ancora forti.

L’Europa non può più permettersi un costo del denaro elevato, e i rischi per l’economia aumentano velocemente; per citare uno dei fattori, la propensione al risparmio sta diminuendo perché i consumatori attingono alle riserve di valore accumulate per far fronte alla crescita della spesa corrente.

Se il circolo virtuoso risparmio-investimenti-crescita produttiva-aumento del PIL rallenta o si interrompe, ci vorrà del tempo per risalire dagli zero-virgola dei dati macro attuali.

L’unico settore a chiudere la settimana in positivo è stato quello dell’Energia (+3,69% in Europa e +3,89% negli Usa) sulle ali del crescente prezzo del Petrolio: e poiché si parla di energia da fonti fossili, lo scenario geopolitico internazionale che si sta complicando nel Medio Oriente accompagna gli acquisti dell’ oro nero.

Stavolta la colpa dei ribassi non è stata del gruppo dei magnifici sette che in media chiudono poco sotto i livelli della scorsa settimana:

tabella

La preoccupazione sul fronte dei tassi di interesse non ha coinvolto le società Usa di grande capitalizzazione come quelle della tabella sopra: l’Etf di categoria ha chiuso in negativo per effetto di quella tendenza, in quanto le società di piccola e media dimensione sono in genere più indebitate e quindi sensibili alle previsioni sul costo del denaro.

Nell’Estremo Oriente l’indice Nikkei ha continuato lo storno dai massimi chiudendo la settimana poco sotto 39.000: gli incrementi salariali negoziati da sindacati ed imprese sono stati i più elevati da oltre trent’ anni a questa parte, e la speranza delle autorità è che la maggiore disponibilità si traduca in un aumento dei consumi, anche se presumibilmente ci vorrà del tempo.

Il rendimento dei Treasury Bonds è tornato a testare quel 4,40% che finora ha limitato le perdite del comparto: più contenute le variazioni per i titoli con rating basso.

Se approfondiamo l’analisi per differenti classi di rating, nel medio-lungo periodo abbiamo i risultati evindenziati nel grafico seguente:

grafico

Dai livelli massimi dello scorso ottobre (9,38% per gli High Yield, 4,88% per i titoli governativi) i titoli più speculativi hanno visto un calo dei rendimenti triplo  rispetto ai sicuri Treasuries: e quindi un incremento dei prezzi simile nello scarto rispetto ai secondi, così come del resto avvenuto nel senso opposto nelle fasi di aumento.  Se poi volessimo tornare sulle differenze Usa-Europa, dovremmo esaminare la forma delle rispettive curve dei rendimenti, come nel grafico seguente:

Come evidente, le curve sono entrambi inclinate negativamente nella prima fase, scontando il prossimo ribasso dei tassi a breve: ma mentre il “punto di flesso” , cioè dove le curve invertono la loro direzione, è a 7 anni per i titoli in Euro, per quelli in Dollari arriva prima, intorno ai 5 anni.

Tradotto semplice, la differente velocità di crescita delle economie è confermata dal dato: in Europa ci vorrà più tempo prima che la crescita possa tradursi in un aumento dell’inflazione sufficiente a giustificare tassi di interesse più elevati.

Mercati Valutari

Scenario che si riflette logicamente sui mercati valutari, con il biglietto verde che mantiene un vantaggio rispetto all’Euro di circa due punti percentuali da inizio anno: per trovare altre divise che si sono apprezzate contro la moneta comune dobbiamo spostarci a Est trovando il +1,68% del Dollaro di Hong-Kong e soprattutto il +1,72% della Rupia Indiana, non a caso un Paese con le previsioni di crescita economica più elevate.

Ma prima di tornare in Europa non possiamo trascurare lo Yen giapponese, molto vicino alla quota di 152 contro Dollaro che ormai è considerata dagli operatori la soglia del possibile intervento della Bank of Japan a difesa della loro divisa. Tra i vicini dell’area Euro continua l’indebolimento del Franco Svizzero e rallenta un po’ anche la Sterlina Inglese; la Corona Norvegese beneficia invece del trend rialzista del petrolio.

Materie Prime

Quanto alle Materie Prime, già detto sopra per l’Oil, mentre il Gas Naturale archivia la settimana con un rialzo frazionale, non si arresta la corsa dell’Oro che travolge anche la quota di 2.300 Dollari per oncia; qui contano vari fattori, come l’atteso ribasso dei tassi e i timori legati agli sviluppi geopolitici. Nell’ultimo periodo se ne è aggiunto un altro a dare lo slancio ulteriore alle quotazioni: la crescente presenza del metallo giallo nelle riserve di alcuni Paesi con ampio attivo commerciale. Ma ancora di più dell’Oro sono cresciuti l’Argento ed il Rame, storicamente legati alle prospettive di crescita del settore industriale globale e in genere correlati positivamente con l’Oro: più incerto l’andamento delle commodities agricole, con l’unica eccezione del Caffè vicino a toccare nuovi massimi.

La prossima settimana non ci farà sentire la mancanza della precedente quanto a dovizia di dati macroeconomici e/o riunioni delle banche centrali: iniziando il 10/4 dall’indice dei Prezzi al consumo negli Usa e l’andamento dei Prezzi alla produzione in Cina, per passare poi l’11/4 allo stesso evento ma relativo agli USA e alla Bilancia commerciale di Pechino; venerdì 12 sarà la volta della Produzione industriale del Giappone, di Produzione industriale, Bilancia commerciale e PIL del Regno Unito, indice dei Prezzi al consumo in Germania.

Quanto alla politica monetaria, annoveriamo la riunione della BCE il giorno 11/4, preceduta dalla Bank of Canada il giorno prima.  Ricordiamo infine l’inizio della “earning season” con i dati relativi al primo trimestre: come di consueto apriranno le danze i risultati reddituali delle major bancarie.

La sintesi della situazione è offerta come solito dal nostro indicatore nella seguente ed ultima pagina : il “sentiment” di mercato si è deteriorato rispetto al precedente venerdì segnando il terzo ribasso consecutivo del dato numerico.

batteria


ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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8 Aprile 2024