C’è conformismo e conformismo…

Essere conformisti è un comportamento ampiamente diffuso e radicato nella nostra società. Lo siamo in tanti ambiti della nostra vita, a volte a torto a volte a ragione, a volte consapevolmente altre inconsapevolmente. Il motivo di questa abituale condotta lo si deve principalmente alla “pressione” che si riceve dal gruppo di pari genere e dal desiderio costante di non incorrere nella disapprovazione degli altri.

Questo succede anche quando si effettuano scelte di natura finanziaria, tuttavia, mai come in questo specifico campo, gli effetti sono devastanti.

Il “conformismo finanziario” è quel pensiero che coinvolge chiunque abbia la disponibilità di un patrimonio, sia esso piccolo o grande. Tanto più appare difficile l’argomento da affrontare e tanto maggiore è la disponibilità ad adeguarsi a quello che fa il pari genere.

Decidere autonomamente dove e come investire per la grandissima parte della popolazione è tabù. Diventa quindi molto importante conoscere cosa fa chi è nelle mie stesse condizioni. Poco importa se quelle scelte saranno corrette o efficienti perché è invece determinante sapere che sono anche le stesse scelte fatte dagli altri. Quante volte, per esempio, ci siamo sentiti dire frasi come “questo prodotto lo ha scelto la maggior parte dei nostri clienti”? Ecco, questa è la classica storiella che ci mette in una situazione di confort perchè ci rassicura di essere tra i tanti ma nulla ha a che fare con un ragionamento razionale ed obiettivo.

Non ci sono distinzioni in questa osservazione in relazione alle dimensioni patrimoniali, perché il piccolo fa quello che fanno i piccoli, il grande fa quelli che fanno gli altri suoi simili.

Chi governa le redini di questo meccanismo (le banche con le loro reti vendita) lo sa perfettamente che questo tipo di conformismo è la manna dal cielo perché consente di impostare politiche di investimento che generano costanti ed enormi flussi di guadagni per loro mentre al “conformista” rimane in tasca la coda.

Ecco quindi, che mai come in questo caso, iniziare ad esser anticonformisti può solamente portare ad un miglioramento della propria finanza personale. Significa iniziare a capire quali alternative ci sono (e sono tante), significa dialogare e confrontarsi con persone che non vendono prodotti ma che operano in una condizione di totale indipendenza, significa mettere in dubbio che il brand sia garanzia di risultato.

Impariamo a distinguere quando il conformismo può portare effetti benefici al singolo ed alla collettività come per esempio nell’ambito sanitario da quello deleterio derivante quando ci si adegua all’omogeneità della proposta messa in campo dal sistema delle banche.

#consulenzaindipendente