Core ‘ngrato (cuore ingrato)

Gentili lettori ,

se vi è capitato di assistere alla puntata finale della terza stagione della serie televisiva  “The Sopranos” (I Soprano) , ricorderete la scena in cui il capofamiglia intona una canzone composta nei primi del Novecento da due emigrati italiani a New York : Core ‘ngrato, una melodia che accompagna il tema del dolore causato da un amore non corrisposto .

A comporre il testo fu Alessandro Sisca, di origini calabresi ma di adozione napoletana , che emigrò negli Usa all’età di 18 anni , nel lontano 1892 : nella “Città che non dorme mai” fondò una rivista satirica dal nome La Follia di New York , che richiamava l’omonima edita in Italia, che contribuì alla sua fama di giornalista, letterato, poeta e drammaturgo, e vide la collaborazione di molti personaggi famosi , tra i quali Enrico Caruso.

Ancora oggi l’Università del Minnesota , nel suo Center for Immigration Studies, dedica al Sisca un’ampio spazio alla collezione di documenti legati allo scrittore.

Nel 1911 ebbe l’ispirazione che lo portò ,insieme al maestro Salvatore Cardillo , a comporre la canzone che citiamo nel titolo , che firmò con lo pseudonimo Riccardo Cordiferro , legato alla sua passione giovanile per lo storico romanzo Ivanhoe di Walter Scott.

Il Sisca era molto impegnato sul tema dei diritti civili , in un’epoca quando tale attivismo procurava più dolori che soddisfazioni : fu infatti perseguito per le sue idee e finì più volte in carcere .

Quanto alla canzone, negli Usa non ebbe molto successo , mentre il Italia diventò presto uno tra i brani più famosi della tradizione canora partenopea e della cultura locale : un raro caso di emigrazione al contrario, dagli Usa al nostro Paese e non viceversa come accadeva di solito.

Più recentemente ha dato il nome ad un personaggio del libro Così parlò Bellavista, forse il migliore di Luciano de Crescenzo . Probabilmente l’autore del testo della canzone si basò sulla sua esperienza autobiografica, ispirato anche dalla delusione per gli esiti infausti della sua battaglia civile.

Nel report precedente abbiamo parlato di come i mercati risentano di una certa ciclicità temporale , e del fatto che in alcuni mesi dell’anno i rialzi azionari siano più frequenti che in altri : ci siamo allora chiesti quale fosse stato il loro andamento negli anni nei quali si tenevano le elezioni Presidenziali negli Stati Uniti, visto che il prossimo 2024 è uno di questi .

Non siamo andati troppo a ritroso nel tempo per restare vicini ai periodi più attuali , ma è bastato per riscontrare alcune interessanti regolarità .

Nel grafico seguente è mostrata appunto la performance del principale indice statunitense , l’S&P500 , negli anni elettorali nei quali veniva eletto il Presidente :

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Il colore delle barre verticali si differenzia a seconda del partito che esprimeva il Presidente eletto: rosso per i Repubblicani, blu per i Democratici .

Ebbene , notiamo innanzitutto che i risultati sono molto “dispersi” , cioè non vi è relazione diretta con la differente parte politica vincitrice; nelle 7 tornate vinte dai Repubblicani, solo un anno ha registrato la performance negativa dell’indice azionario , e altrettanto si può dire di quelle 6 vinte dalla parte opposta , quel 2008 ricordato per la crisi finanziaria che minò le fondamenta stesse del sistema .

Allora proviamo a prendere in esame un altro parametro : quale era l’andamento dell’indice negli anni nei quali il Presidente in carica veniva eletto e poi riconfermato per un secondo mandato?

Abbiamo evidenziato quei periodi :

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Con l’eccezione del 1984 , (quando valse solo per il biennio finale ma con cambio di Presidente, anche se dello stesso partito) negli anni “presidenziali” nei quali il Presidente veniva rieletto, la performance è stata sempre migliore di quella di quattro anni prima ( e prima votazione favorevole): è successo nel 1996 con la riconferma di Clinton, nel 2000 con quella di George W.Bush e nel 2012 con Obama .

Se tale regolarità dovesse confermarsi anche l’anno 2024 prossimo , nel caso di rielezione di Biden dovremmo avere un indice con performance positiva e superiore a quella del 2020 ; ma ovviamente è solo una probabilità statisticamente più frequente di altre,  non una certezza.

Ma anche un altro dato salta agli occhi : la rielezione del Presidente ha sì coinciso con un anno borsistico migliore di quello di 4 anni prima, ma poi cosa è successo?

Lo vediamo di seguito:

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Gli elettori statunitensi , quando riconfermavano il Presidente in carica godevano di migliori risultati borsistici: ma 4 anni dopo , chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto, hanno finora sempre cambiato idea votando in maggioranza per il candidato della parte opposta .

Una mancanza di riconoscenza ? Sembra un vero e proprio “Cuore ingrato”, per rifarci al titolo del brano!


Proseguiamo come solito con il commento all’andamento dei principali mercati nella scorsa settimana .

Andamento dei principali indici e mercati e commento

tabella

Azionario e Obbligazionario

Più che un assaggio , come la avevamo definita sette giorni fa, la settimana iniziata il 4/12 è stata un antipasto vero e proprio di quella appena conclusa: l’atteggiamento più “morbido” della Federal Reserve ha portato acquisti su tutti i principali mercati .

Più che un “Christmas Rally” un “Everything Rally” : azionario e obbligazionario si sono avvantaggiati delle previsioni sui primi tagli del costo del denaro , che alcuni arrivano a stimare addirittura in sei successive manovre nel 2024 .

Forse una previsione un po’ troppo ottimistica, fatto sta che gli indici statunitensi (e a ruota gli altri) hanno messo a segno una settimana molto positiva, soprattutto quello delle società di piccola capitalizzazione, notoriamente più bisognose di finanziamento e quindi sensibili al costo del denaro: il Russell 2000 , che ha chiuso l’ottava ad un rotondo +5,53% .

Né stupisce il +7,51% del comparto bancario Usa : il sistema creditizio in generale non è favorito da tassi in calo , ma quando le aspettative di tale scenario comportano un aumento dei prezzi dei titoli di Stato (Treasuries) di oltre 10 punti percentuali dai minimi di qualche settimana fa, ovviamente i bilanci bancari che ne contengono una quantità non trascurabile non possono che migliorare, anche sulla scorta di un prevedibile calo dei prestiti “problematici” (incagli, sofferenze etc.) .

Sempre tra i migliori comparti, sia in Usa che in Europa, il Tecnologico e le Costruzioni , tipicamente “rate sensitive”.

Anche l’obbligazionario ha vissuto una settimana molto redditizia, per gli stessi motivi : l’inflazione fa meno paura di sei mesi fa e il rendimento dei Treasury bonds è sceso sotto il 4% sulla scadenza decennale , una soglia importante anche dal punto di vista psicologico.

Quello che sta calando è anche il differenziale tra i rendimenti dei Treasuries e quelli dei Bund tedeschi , ormai stabilmente sotto quota 200 punti base: la BCE è stata meno permissiva sull’outlook , preoccupata di pronunciare quel “liberi tutti” sul fronte Euro che considera ancora soggetto ai rischi di una recrudescenza inflattiva .

Poche novità sul fronte materie prime

con l’oro stabilmente sopra i 2000 dollari/oncia e il Petrolio che tiene quota 71/barile ; migliorano i metalli industriali mentre il Gas Naturale accenna una reazione dai minimi recentemente segnati.

Nella chiusura BCE di venerdì il Dollaro è apparso in calo rispetto all’Euro rispetto a sette giorni prima, ma poi nel tardo pomeriggio le dichiarazioni di Williams, membro del consiglio direttivo della FED, hanno un po’ raffreddato gli entusiasmi : ha detto chiaramente che fare scommesse sulle date dei prossimi tagli dei tassi , magari già in marzo, è prematuro ; l’occasione è stata colta dai rialzisti del cross per portare a casa un po’ di utili e passare un week-end tranquillo , il Dollaro ha poi chiuso pochi millesimi sopra 1,09.

Ma per trovare una divisa più forte non è necessario attraversare l’Atlantico: la Corona Norvegese ha fatto parlare di sé per la decisione della locale Banca centrale di alzare i tassi  di 25 bp, mossa decisa anche con lo scopo di circoscrivere la perdita di valore della valuta, che provoca un aumento del costo dei prodotti importati rischiando così di compromettere gli sforzi di politica monetaria di contenimento dell’inflazione .

E visto che l’atteggiamento degli Stati sui combustibili fossili mostra segni di cambiamento, la moneta di un Paese esportatore di greggio come la Norvegia avrà bisogno in prospettiva di restare attraente per gli investitori , altrimenti si rischiano le conseguenze sopra accennate : anche se il Fondo Sovrano nazionale, costituito e gestito proprio per i possibili periodi “grigi” della materia prima, farà vivere giornate tranquille ad almeno altre due o tre generazioni di norvegesi, vista la sua entità (di poco superiore a 1,5 trilioni di Dollari Usa al cambio attuale) , mostrata a caratteri cubitali sulla homepage della Banca centrale, come a dire : non siate preoccupati .

Però a scanso di equivoci i tassi li hanno alzati…

La sintesi della situazione, come solito, è riassunta di seguito dal nostro indicatore. Il dato sarebbe più rotondo , in positivo, ma poiché anche i comparti tradizionalmente difensivi, computati in segno opposto,  sono cresciuti , il 50% indicato significa oggi che i rialzi sono diffusi a prescindere dalla natura degli asset .

grafico


ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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17 Dicembre 2023