Cos’è il DSCR?

Il DSCR è un indicatore particolarmente importante per le aziende per due motivi:

  • primo, perché utilizzato dalle banche per decidere se un’azienda è in grado di ripagare un prestito;
  • secondo, perché è uno degli indici di allerta che le imprese dovranno sempre monitorare con l’entrata in vigore del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza 

DSCR: qual è il significato

Acronimo di “Debt Service Coverage Ratio”, in italiano “Rapporto di copertura del servizio del debito”, il DSCR misura la capacità di un’azienda di utilizzare il proprio reddito operativo per ripagare il suo debito nei successivi sei mesi.

In altre parole, questo indice permette di valutare se e come l’impresa è in grado di sostenere gli impegni presi nei confronti degli istituti bancari o finanziari.

Il monitoraggio del DSCR acquista particolare rilievo nella vita aziendale in quanto non si limita a quantificare in maniera “statica” l’ammontare totale del debito finanziario in relazione al patrimonio netto, ma ne analizza in modo “dinamico” e prospettico la capacità di rimborso e la sostenibilità dell’indebitamento alla luce dei piani di sviluppo aziendali.

A prescindere dalla formula per il calcolo, successivamente faremo una descrizione più puntuale,

Quale è il suo livello ottimale?

In generale, il debito si considera sostenibile quando il valore dell’indice risulta superiore a uno. Pertanto, se il DSCR a sei mesi è inferiore ad 1 dovrebbe scattare l’allarme.

In generale, sono tre i risultati che possono emergere nel calcolo del DSCR:

  • superiore a 1: in questo caso il cash flow operativo generato supera gli impegni finanziari a servizio del debito;
  • uguale a 1: il cash flow operativo generato viene assorbito dagli impegni finanziari a servizio del debito
  • inferiore a 1: il cash flow operativo è inferiore agli impegni finanziari a servizio del debito.

In questo caso, si evidenziano situazioni di tensione finanziaria con possibili difficoltà nel rimborso del debito: “una ragionevole presunzione dello stato di crisi d’impresa”, cioè l’incapacità dell’impresa di far fronte ai debiti con i flussi di cassa generati.

Come anticipato, l’elemento centrale del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza è il sistema di allerta e prevenzione. 

In pratica, con la sua entrata in vigore, il 15 luglio 2022, l’imprenditore è tenuto ad adottare un assetto organizzativo adeguato ai fini della tempestiva rilevazione dello stato di crisi e dell’assunzione delle idonee iniziative. La periodica verifica della sostenibilità finanziaria nel breve periodo può essere misurata proprio attraverso il DSCR che indica di capacità di rimborso del debito.

In sintesi, per il calcolo del DSCR:

  • è necessaria la presenza di un budget di tesoreria che rappresenti le entrate e le uscite di disponibilità liquide, ovvero la stima dei flussi di cassa futuri al servizio del debito ed i flussi necessari per rimborsare il debito non operativo;
  • generalmente si considera come arco temporale di riferimento il periodo di sei mesi, anche se tale periodo può essere ampliato;
  • la stima del dato utilizzato per il calcolo dell’indice e la relativa valutazione di adeguatezza sono compiti dell’organo amministrativo delegato.

Come si calcola il Debt Service Coverage Ratio? 

Per calcolare il Debt Service Coverage Ratio ci sono diversi metodi. Il primo metodo basa il calcolo sul budget di tesoreria:

DSCR = Risorse disponibili per il servizio al debito / Uscite previste contrattualmente per rimborso di debiti finanziari

Approfondiamo gli elementi che compongono la formula:

  • il numeratore comprende le entrate previste e la liquidità iniziale, per poi detrarre le uscite di liquidità previste dello stesso periodo (esclusi i rimborsi dei debiti posti al denominatore);
  • il denominatore comprende le uscite previste verso banche o altri finanziatori.

Il secondo approccio si basa sul rendiconto finanziario e la formula per il calcolo del DSCR in questo caso è la seguente:

DSCR = Flussi di cassa liberi attesi al servizio del debito / Flussi necessari per rimborsare il debito non operativo

Se analizziamo i componenti della formula notiamo che:

  • il numeratore indica i flussi di cassa liberi e tali flussi comprendono i flussi operativi al servizio del debito;
  • il denominatore comprende gli oneri del debito finanziario (quota capitale e interessi) e i pagamenti di debiti operativi (fisco, fornitori) arretrati e/o rateizzati.

Conclusioni

Con l’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, tutte le imprese dovranno dotarsi di sistemi informativi e di adeguate piattaforme per poter tenere sotto controllo i flussi di cassa, ma anche mettere a punto un sistema in grado di rilevare in anticipo eventuali segnali di crisi. È proprio l’incapacità di pianificare correttamente i propri flussi di cassa che spinge molte aziende in crisi di liquidità o , in casi estremi, al fallimento

Gestire in modo efficace il proprio cash flow rappresenta un driver fondamentale per la crescita e – in situazioni di congiuntura difficile come quella che stiamo vivendo – anche per la sopravvivenza di un’azienda.

Quelle che fino ad oggi erano dunque delle sane abitudini di gestione aziendale, diventeranno obbligatorie per legge. Su quest’ultimo fronte, il Codice della Crisi parla chiaro:

l’imprenditore deve “attivarsi senza indugio per l’adozione e l’attuazione di uno degli strumenti previsti dall’ordinamento per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale”.

In caso contrario, l’amministratore rischia di andare incontro a responsabilità penali.


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