I soliti italiani “fortunati”

L’Italia in queste settimane è sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale. Ci risiamo, nuova crisi del governo!

La settimana scorsa infatti, il Presidente del Consiglio in carica Mario Draghi è salito al Colle per dare le proprie dimissioni, dopo due sessioni di votazione parlamentare che hanno evidenziato l’assenza di una larga maggioranza bipartisan di supporto.

Il Governo Draghi era nato su proposta del Presidente della Repubblica, per arginare la crisi politica successiva al crollo del precedente governo, quello dell’ex premier Conte, nato dopo mesi di stallo per l’assenza di una vera e propria maggioranza politica post elezioni politiche del 2018.

Cosa accadrà dopo questa crisi di Governo?

La crisi attuale porterà allo scioglimento delle camere in settembre e a nuove elezioni, con l’obiettivo di trovare rinnovato equilibrio delle forze politiche in campo, o la condivisione di un programma comune da parte di forze politiche teoricamente contrapposte.

Infatti, con l’attuale legge elettorale, non vi è nemmeno la lontana possibilità di uscire con una maggioranza politica predefinita.

Gli osservatori stranieri e gran parte dei cittadini italiani, o quanto meno noi di Archeide, stiamo cercando di comprendere come sia possibile trovare l’accordo su un leader ed un programma condiviso quando la classe politica attuale non è riuscita nemmeno a sostenere l’italiano più stimato, capace, lungimirante, potente, rispettato a livello internazionale e, perché no, sostenuto dall’establishment finanziario mondiale.

Ora, in un mondo ideale, si lavorerebbe per cambiare la legge elettorale e per rendere la politica italiana un pò più funzionale, ma sembra che ciò non sia percorribile, almeno in questa prima mandata elettorale.

Il momento che stiamo vivendo è alquanto delicato

Ricordiamo al riguardo che l’attuale Parlamento non è stato nemmeno capace di arrivare ad un compromesso per il Presidente della Repubblica ed ha chiesto a Sergio Mattarella, classe 1941 e 81 primavere all’attivo, di rimanere in carica per altri 7 anni.

Tutto questo per evidenziare che l’Italia non sta passando un buon periodo, ha davanti mesi di incertezza politica e, temiamo, uno spettacolo poco decoroso dalla campagna elettorale.

In condizioni normali, una crisi così incomprensibile e mesi di prospettata incertezza sarebbero letali per i BTP. Tuttavia, per ora, il differenziale dei tassi di interesse tra Italia e Germania (il risk free dell’Area Euro) non è esploso al rialzo.

Certo lo spread è salito a 2.4% dal 2% pre-crisi, ma è ancora molto distante rispetto a crisi di fiducia del passato, dove lo spread era salito al 3,25% nel 2018 e 2020 e oltre il 5,5% nel 2011-12. Anche per questo motivo il tasso sul BTP a 10 anni, non è salito in questi giorni nemmeno sopra il massimo di periodo pre-crisi al 4%, raggiunto nella settimana del 13 Giugno 2022.

grafico andamento spread in 10 anni
Spread BTP-BUND a 10 anni – fonte Tradingview

I motivi sono principalmente due:

  • Per prima cosa, la mancanza di una maggioranza stabile al governo è un male comune in molti paesi sviluppati e l’Italia non è l’unico paese dove non è facile raggiungere un compromesso.

Il susseguirsi vorticoso di eventi sistemici degli ultimi anni sta segnando profondamente la società e sta portando a forti divisioni ideologiche tra l’elettorato, che inevitabilmente si trasformano in correnti estreme nella classe politica.

Il bipolarismo è spesso superato o troppo instabile e rende fondamentale il raggiungimento di accordi bipartisan (o multilaterali). Per questo probabilmente i mercati vedono questa litigiosità politica come il “new normal” e si attendono che anche in Italia venga raggiunto prima o poi un equilibrio.

Tuttavia, ciò non è sufficiente.

Anzi, se le promesse elettorali, il populismo e gli accordi bipartisan necessari ad evitare la perdita dei consensi fossero la base del futuro governo, i BTP sarebbero sotto un treno, così come i conti pubblici.

  • Per questo il secondo e più importante motivo per l’apparente tranquillità nello spread risiede nel fatto che l’Italia è ormai indirettamente “commissariata” dall’Europa.

Per accedere al PNRR l’Italia deve attuare delle riforme strutturali ben definite e deve dimostrare ai partner Europei la sua serietà nel perseguire tali obiettivi; se i politici vogliono spendere e mantenere il consenso, essi dovranno sottostare alle regole imposte dall’alto.

È a nostro avviso palese che la classe politica non può rischiare di perdere l’accesso ai fondi del PNRR, dopo anni in cui imprese e cittadini hanno ricevuto ingenti aiuti di stato.

E la BCE?

Dall’altro lato la Banca Centrale Europea è intervenuta in settimana ed ha confermato il suo fermo commitment nell’eliminare eventuali frammentazioni tra i tassi di interesse dei bond governativi Europei, ritenendo tale eventualità incompatibile con un efficiente trasmissione della politica monetaria comunitaria.

In soldoni la BCE ha detto che se serve comprerà BTP e manterrà sotto controllo eventuali innalzamenti dello spread BTP-Bund. Tuttavia, ha altresì detto che gli acquisti potranno avvenire solo se il paese oggetto degli acquisti persegue una “politica macroeconomica solida e sostenibile: rispettando i commitments inviati nei piani relativi al PNRR e rispettando le raccomandazioni fiscali inviate dalla
Commissione Europea ad ogni singolo paese”.

Ecco quindi che, anche di fronte a mesi di incertezza, il mercato sembra scontare l’ascesa a Palazzo Chigi di un governo che rispetterà stringenti paletti su cui è stata costruita l’integrazione federale della fiscalità europea avviata in seguito alla pandemia Covid.

Se così fosse il rischio di credito dei BTP risulterebbe oggi “sotto controllo”, seppur di fatto il paese sembra essere completamente “fuori controllo”.

Per assurdo il rischio attuale non è tanto derivante dai mercati finanziari (aumenti dello spread), ma dall’economia reale, dove la crisi politica ed energetica sta frenando i piani d’investimento di imprese e famiglie.

In questo senso vi è ancor più bisogno di una politica congiunta europea per riorganizzare la strategia energetica e geopolitica comunitaria. Il crescente rischio militare proveniente dalla Russia non fa altro che solidificare la convenienza per la Germania di tenere in vita ed in salute il progetto Europeo, ivi inclusi i BTP.

 

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