Dialogo sopra i due Massimi Sistemi

Gentili lettori ,

il titolo richiama quello di una delle principali opere di Galileo Galilei , considerata un testo fondamentale  nell’evoluzione del pensiero scientifico e filosofico della cultura occidentale.

In realtà in origine Galileo aveva scelto come titolo un riferimento alle maree , cioè ai movimenti delle masse d’acqua che circondano il pianeta Terra.

La visone Geocentrica

La parte finale dell’opera descrive appunto questo fenomeno naturale e lo porta a sostegno delle sue teorie che confermavano la visione geocentrica di Copernico e smentivano quella opposta di Tolomeo (fino ad allora considerata legge inviolabile e sostenuta anche dal pensiero aristotelico ).

Quest’ultima sosteneva che la Terra fosse ferma al centro dell’Universo e il Sole e gli altri pianeti le girassero attorno. Anche la Chiesa aderiva a questa idea del mondo che poneva in primo piano l’oggetto della Creazione destinato al genere umano .

Il Dialogo avveniva tra tre soggetti : il fiorentino Salviati , alter ego dell’autore ,il veneziano Sagredo , uomo di idee progressiste , e Simplicio , il cui pensiero era legato alla rigida impostazione scolastica .

L’osservazione

Attraverso il dialogo vengono confutate le vecchie teorie sulla base dell’evidenza empirica , cioè basandosi sull’osservazione dei fenomeni. Un metodo di  indagine dal quale venivano tratte le nuove regole e che diventerà il metodo di tutte le successive scoperte scientifiche su base, appunto, “sperimentale” .

La pubblicazione (e il successo) dell’opera  costò a Galileo la fiera opposizione della Chiesa culminata in un processo per eresia che lo costrinse ad abiurare le sue tesi di fronte al Tribunale del Sant’Uffizio .

Che abbia pronunciato o meno , all’uscita del tribunale , la famosa frase “E pur si muove” (riferita alla Terra) , non ne possiamo essere certi ; quello che è sicuro è che all’errore della Chiesa nel giudicarlo eretico fu rimediato solo molto tempo dopo , con la riabilitazione avvenuta nel 1992 da parte di Giovanni Paolo II .

La Lezione

Ma la lezione principale sta nel concetto di libertà di pensiero , senza il quale non è possibile il progresso e nel non considerarsi schiavi di una teoria solo perché è sempre stata considerata l’unica possibile .

E venendo ai giorni nostri , l’idea che le politiche monetarie siano lo strumento principale per sconfiggere l’inflazione, si confronta con una visione più “olistica” della questione, coinvolgendo nei ragionamenti anche le politiche fiscali ed economiche e dubitando che i rialzi dei tassi siano sempre il migliore strumento .

Noi , fedeli alla lezione Galileana , partiamo dall’esperienza passata e dal rapporto tra tassi monetari ed inflazione dal dopoguerra ad oggi (dati a inizio 2023) :

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Il rapporto tra tassi monetari e inflazione

Fino al 2009 l’andamento dei tassi di interesse e l’ aumento dei prezzi al consumo , nei periodi in cui i primi venivano aumentati , era sempre stato concorde :

quando i prezzi iniziavano a salire , la banca centrale (Usa nell’esame)  utilizzava la leva monetaria per raffreddare l’inflazione , e le due grandezze si muovevano in parallelo : il costo del denaro veniva poi diminuito quando la minaccia inflattiva ritornava a livelli considerati più consoni ad un equilibrato sviluppo economico .

Dopo l’ultima manovra espansiva i tassi erano stati portati praticamente a zero; a parte una breve parentesi nel 2018 , poi succedeva l’imprevedibile , cioè la diffusione della pandemia.

Agire sul livello dei tassi non serviva a molto e veniva stampata abbondante moneta per sostenere il difficile momento economico.

Prima o poi tale eccesso avrebbe avuto come conseguenza naturale l’aumento dei prezzi , non appena la domanda di beni fosse ripartita al rilassarsi delle misure sanitarie.

L’offerta di beni dal canto suo aveva subito una forte riduzione e la combinazione di minore offerta ed aumento della richiesta di beni e servizi sfociava così nell’inevitabile brusca risalita dell’inflazione .

La reazione delle banche centrali

La reazione delle banche centrali , dopo un primo periodo nel quale le convinzioni erano per il carattere transitorio del fenomeno , avveniva tardivamente e , di fronte alla difficoltà, continuava nelle manovre restrittive anche quando l’inflazione iniziò a calare per effetto del miglioramento delle condizioni dal  lato offerta.

Più prodotti diventarono disponibili, ma dopo le ristrettezze nel comportamento di spesa legate al periodo pandemico , la sete di acquisto era enorme e tuttora ci si meraviglia di come l’andamento delle vendite al dettaglio nelle principali economie non sembri patire l’elevato livello del costo delle monete .

In realtà all’aumentato valore lordo della spesa non corrispondeva l’aumento dei volumi (tranne rari casi tra cui il Canada) , ma era un riflesso della lievitazione dei listini .

Tant’è , si continua ad aumentare il costo di un mezzo di scambio quale il denaro per compensarne la perdita di valore ; ma questa ha radici diverse dal passato e quindi richiede un complesso di misure che, se limitate all’aspetto monetario , non solo risultano di poca efficacia nell’immediato , ma anzi contribuiscono al fenomeno , perché le imprese ribaltano sui consumatori i costi più elevati , potendo spesso godere di un pricing power spesso sostenuto da condizioni di scarsa concorrenza , accentuata dalla concentrazione conseguita alla globalizzazione dei mercati e dell’economia mondiale .

Riflessione

Senza l’adeguato supporto di una politica fiscale ed economica che dia un migliore equilibrio ai rapporti di forza in gioco , senza per questo arrivare ad un dirigismo dell’economia che farebbe compiere all’umanità passi indietro , ma trovando una chiave di lettura che privilegi una maggiore armonia dello sviluppo economico e non solo finanziario , la politica monetaria non sarà sufficiente a gestire il fenomeno .

Molti governatori di banche centrali si interrogano su quale possa essere il motivo dell’apparente insuccesso dei recenti inasprimenti sul fronte tassi, ai quali risponde una inflazione che, nonostante tutto , “E pur si muove” , e non nella direzione o con la misura sperata .

Ed è un bene che si interroghino , ma le risposte non possono essere loro esclusivo appannaggio .

Andamento dei principali indici e mercati .                                                                                 tabella

I timori che le recenti decisioni in tema di politica monetaria da parte delle banche centrali possano provocare una recessione economica hanno dominato la scena nella settimana  appena trascorsa e hanno spinto i listini azionari al ribasso , in proporzione al rispettivo rischio percepito : così negli Usa l’indice Russell 2000 delle small cap ha segnato un -2,87% , doppiando lo S&P 500 sceso del -1,39% .

Deboli anche le borse orientali

Con l’indice Hang Seng a -5,74% nonostante il calo dei tassi cinesi deciso dalla People’s Bank of China , che evidentemente gli operatori giudicano non sufficiente a rivitalizzare l’economia locale .

L’atteggiamento prudente si riflette anche nell’andamento dei settori : in Europa Tecnologia, Servizi finanziari e Materie prime i più penalizzati. Anche oltreoceano prevalenza dei segni negativi soprattutto nel settore Energetico e Bancario .

A livello obbligazionario , il comparto governativo Usa chiude a +0,24% per effetto del “fly to quality” , ma l’High Yield segna -1,10% con il leggero aumento delle prospettive di potenziali default nelle classi di rating più basse .

Tra le commodities le più sensibili all’andamento del ciclo economico , o meglio alle previsioni sul suo corso , seguono l’esempio dei comparti azionari con il rame a -1,87% ed il petrolio WTI a -2,93% ; l’oro sconta l’apprezzamento della divisa statunitense e rispettando la tradizionale correlazione  inversa con l’Usd cede a -2,09% .

Quanto alle divise:

  • l’Usd convoglia i flussi in fuga dal rischio , il Dollar Index (che confronta il dollaro con l’andamento di un paniere di valute) segna un +0,57% e contro Euro +0,75% , mentre le divise più correlate ai listini azionari cedono terreno , come il dollaro Australiano a -2,16% vs.Euro ;
  • lo Yen continua a deprezzarsi superando 155 contro la divisa comune .
  • Per diverse ragioni Sterlina e Franco Svizzero restano stabili ; la prima per il protrarsi delle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi , il secondo facendo leva sulla qualità di bene rifugio nei momenti di incertezza .

La sintesi della situazione è ben riassunta dal nostro indicatore di rischio introdotto dalla scorsa settimana nel report :

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Ne riassumiamo le caratteristiche:

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27 Giugno 2023