E’ colpa del mercato

Il valore aggiunto della gestione attiva tramite i fondi di investimento comune!

La diatriba tra i detrattori e gli incalliti sostenitori del valore aggiunto creato dalla gestione attiva attraverso l’utilizzo di fondi comuni di investimento, non si placherà mai!

Le motivazioni delle opposte fazioni, quelle tecniche principalmente,  spesso sono contrapposte senza possibilità alcuna di conciliazione.

C’è però un aspetto che troppo spesso non viene dichiarato.

Chi sostiene la gestione attiva “uber alles”, beneficia di un meccanismo di incentivazione economica che dipende da quante commissioni il cliente esplicitamente e implicitamente paga dal momento in cui compra il prodotto.

Per il cliente questa situazione comporta un enorme rischio di subire comportamenti poco inclini ad esser considerati professionalmente consulenziali.

Troppo spesso capita di analizzare portafogli, provenienti da banche e consulenti a loro appartenenti, composti da fondi che, solo alla vista del loro grafico storico, nessuno mai avrebbe l’istinto di comprare! Anzi, spesso generano esternazioni che qui, per decenza, non possiamo trascrivere!

Senza fare nomi – per non toccare la sensibilità (alta) sull’argomento, ma solo per far capire – spesso ci si trova davanti a gestioni come queste:

Fondi insignificanti, fondi con costi oltre il 2% l’anno, fondi in cui la gestione attiva distrugge valore!

Capiamo la difficoltà del cliente di interpretare tecnicamente la bontà dell’andamento di uno strumento finanziario, ma un consulente che tale si definisce di essere, per quale altro motivo, oltre a quello economico, consiglia al cliente di comprare o di mantenere nel portafoglio uno strumento di questo genere, se non per puri interessi personali?

La colpa non è mai del mercato, ma di un sistema che accetta e  sostiene che la vendita si possa definire attività di consulenza.

La consulenza è, per definizione, un’ attività fatta di consigli e pareri da parte di un esperto su materie di propria competenza.

Se questa è indipendente, ossia priva di conflitti di interesse ( o, ancora, quando il cliente paga una parcella ), allora possiamo parlare di attività di consulenza, quella vera!

Mentre, quando ci troviamo davanti a qualcuno che guadagna in base a cosa compra il cliente, il conflitto di interesse è così palese ed evidente da poter dire che si tratta di attività di vendita e solo impropriamente di consulenza.

Altrimenti, se così non fosse, qualcuno ci spieghi per quale motivo nei portafogli dei clienti, troppo spesso si trovano prodotti di questo genere!


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