Speriamo nel 2023….

“Buongiorno, vorrei fissare un appuntamento perché sono molto scontento del mio consulente e vorrei pertanto capire cosa offrite voi”.

In quest’anno particolarmente duro e per certi versi anche unico, telefonate di questo tenore ne abbiamo ricevute diverse.

Persone arrabbiate, scontente, preoccupate e disorientate di fronte ad uno scenario che a loro è apparso catastrofico.

Già al primo incontro emergono le chiare motivazioni di questi risparmiatori incazzati con un “sistema” che, a loro modo di vedere, non è stato in grado di dare i risultati che loro speravano di ottenere.

Vediamo quali sono queste motivazioni:

  • La prima è ovviamente la performance. Il motivo principale delle insoddisfazioni è il risultato di periodo, ossia degli ultimi 12 mesi, decisamente negativo,  tra l’altro, per molti, in rosso a doppia cifra.
  • Il secondo motivo è che il consulente non è stato in grado di anticipare ciò che, secondo loro, era abbastanza evidente.
  • La terza motivazione è che non si aspettava di subire così tante “perdite” in quanto la sua predisposizione al rischio è solitamente prudente.
  • La quarta è la più simpatica perché riguarda le aspettative legate al brand. In sostanza l’aspettativa del cliente era alta  in quanto la sua banca rappresenta un colosso del mondo finanziario.

Generalmente l’analisi dei motivi che creano tutte queste insoddisfazioni si ferma qui. Null’altro.

Nessun’altra osservazione!

Nessuna osservazione in tema di valutazione analitica dei prodotti in portafoglio, nessuna osservazione riguardo ad una opportuna diversificazione, nessuna osservazione in termini di analisi del rischio, nessun ragionamento in termini di pianificazione, nessuna preoccupazione per l’onerosità del portafoglio.

Per fare un paragone molto elementare è come se costruendo la nostra casa,  poco dopo l’inizio dei lavori, dopo aver gettato le fondamenta ed elevato solo i primi muri, pensassimo che il risultato non sia soddisfacente e che l’architetto ha sbagliato completamente il progetto.

Il problema dell’educazione finanziaria, specialmente in contesti di mercato così difficili come quelli dell’anno passato, emerge in tutta la sua severità.

Non è possibile affrontare un contesto così articolato come il mondo degli investimenti senza alcuna preoccupazione di dotarsi di basiche conoscenze su come sia opportuno affrontare un processo di investimento.

Non è possibile investire credendo ancora che la previsione sui mercati, dichiarata dal blasonato gestore, abbia un valore o possa esser considerata  una strategia da seguire.

Questa informazione ha un valore pressoché pari allo zero per chi vuole investire. E’ come lanciare testa o croce o giù di li.

Le uniche previsioni che vale la pena leggere sono quelle del tempo sebbene anche queste, pur basandosi su modelli matematici molto evoluti, spesso sbagliano.

Figuriamoci, quando intervengono infinite variabili come accade nei mercati, quale attendibilità possiamo attribuire a queste “interessanti” letture, che hanno unicamente lo scopo di motivare ed indirizzare l’ignaro risparmiatore spesso verso interessi poco comuni ai suoi.

Valutare la sola performance su un arco temporale così esiguo, tralasciando la valutazione tecnica delle variabili che la condizionano, è del tutto inutile e fuorviante.

La performance non è fine a se stessa, ma il risultato di una combinazione ottimale di scelte metodologiche.

Dovrebbe esser una parola che nelle scelte di investimento non compare MAI perché non è la causa, ma l’effetto di coerenti ed adeguati ragionamenti. Invece, sempre con grande stupore, ci sono ancora molte persone che iniziano un discorso chiedendoti: “ma questo quanto rende?”….Assurdo!

Non esistono capacità predittive

Non è possibile attribuire capacità anticipatorie del mercato al tuo consulente perché anche Lui, seppur non te lo dica (a volte perché non può, a volte perché ci crede), non ha nessuna informazione privilegiata rispetto a quelle che hanno tutti gli altri operatori e per di più nello stesso identico momento.

Non è possibile scoprire di trovarsi in una situazione in cui non si avrebbe mai voluto essere!

Questa è una delle motivazioni più gravi e ahimè più frequenti. Significa che non è stata fatta una corretta informazione riguardo ai rischi sugli investimenti e sulla tolleranza alla volatilità.

Come spesso rileviamo, trovarsi in questa situazione, significa che la profilatura del cliente risulta disallineata rispetto alla volontà effettiva dell’investitore.

Purtroppo, in relazione a ciò, il tempo necessario da dedicare all’investitore per fargli capire l’importanza di saper valutare molto attentamente la sua capacità di tollerare le oscillazioni dei valori dei prodotti finanziari è molto, e gli intermediari non hanno né il tempo né l’interesse a farlo!

Simulazioni di scenari come quelli capitati nel 2022 dovrebbero esser normali, perché altrettanto normale è quanto successo e quanto succederà in futuro.

Niente è così eccezionale se siamo adeguatamente preparati, così come è vero il contrario ossia, tutto ci apparirà senza precedenti quando non siamo consapevoli di cosa affrontiamo.

Infine: non è possibile esser insoddisfatti del proprio istituto perché è tra quelli di maggior peso nel mercato.

Abbiamo già speso diversi articoli su questo argomento dove ribadiamo più volte che non esiste alcuna relazione positiva tra brand e qualità del servizio. Anzi, talvolta è esattamente il contrario!

Pertanto esser delusi perché dal proprio blasonato gestore ci si aspettava un valore aggiunto, è di fatto come credere a Babbo Natale a 50 anni!

Come affrontare questo nuovo anno

Concludiamo suggerendo di affrontare questo dannato mondo preoccupandosi di:

  • Conoscere i rischi reali, i costi dettagliati e le caratteristiche principali dei prodotti offerti dagli intermediari per evitare, fin dalla sottoscrizione, palesi inefficienze. Questa attività rappresenta il primo grande passo di chi vuole diventare un investitore informato. Riteniamo sia prioritario avere costante e piena consapevolezza del buon stato di salute del proprio portafoglio;
  • Avere una diversificazione efficiente delle risorse, realizzando portafogli coerenti con gli obiettivi di investimento e dunque con i diversi orizzonti temporali, ampiamente diversificati sulle principali asset class, (Mobiliari, Immobiliari, Materie prime, arte, Private Equity, ecc..);
  • Implementare con efficienza la composizione del portafoglio, il che comporta l’utilizzo di strumenti finanziari con un basso Expense Ratio, quali fondi comuni indicizzati ed ETF;
  • Sapere che è importante avere un assetto comportamentale corretto, il che consiste nell’assumere una prospettiva di lungo termine e un approccio disciplinato per mantenere l’allocazione del portafoglio a dispetto della volatilità dei mercati;
  • Adottare misure adeguate per la valutazione dei rischi complessivi del patrimonio personale.
  • Preoccuparsi di adottare un’ottimizzazione della strategia di disinvestimento, ovvero una efficace allocazione delle risorse in funzione delle spese programmate nel tempo;
  • Ribilanciare il portafoglio, ossia mantenere il profilo di rischio/rendimento nel tempo mediante la riallocazione periodica delle risorse in relazione agli obiettivi dell’investitore;
  • Aver sempre presente che quanto più complesso è lo strumento finanziario tanto più avviene un trasferimento verso il cliente del costo del prodotto e del suo rischio.

L’investitore consapevole

Potranno sembrare questioni molto complesse, tuttavia sono passaggi indispensabili per non trovarsi mai più nello stato di “investitore insoddisfatto” e poter passare a quello di “investitore consapevole”, il quale permetterà di raggiungere nel tempo i propri obiettivi di vita.

La consulenza indipendente è il miglior supporto per comprendere come applicare correttamente metodi, comportamenti e scelte d’investimento.

Non esiste la speranza perché una situazione migliore non la si aspetta, ma la si crea!

Buon 2023 investitore!


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