Figaro! Figaro! … e il Principio di Non Contraddizione

Gentili lettori ,

oggi tentiamo un accostamento non usuale tra un tema musicale ed uno logico-matematico, ce ne ha dato l’occasione la recente decisione della BCE di tagliare  i tassi di interesse dopo un periodo di politica monetaria restrittiva.

Tagliare?

E quale paragone migliore con il Barbiere di Siviglia, opera buffa commissionata a Gioacchino Rossini dall’impresario di quello che oggi è conosciuto come Teatro Argentina in Roma perché andasse in scena per il Carnevale del 1816; per rispetto alla precedente omonima opera del Paisiello il titolo fu Almaviva, o sia l’inutile precauzione , ma i seguaci del primo compositore protestarono vivacemente alla prima rappresentazione.

Poi dalla seconda serata il successo arrivò trionfale e tuttora ne fa una delle opere più rappresentate.

locandina vecchia di teatro

Nella seconda scena del primo atto dell’opera, il protagonista si presenta al pubblico con il brano “Largo al Factotum”: infatti nei secoli passati un barbiere non era solo addetto al taglio di barba e capelli, ma si occupava anche di “pubbliche relazioni” grazie ai suoi molteplici ruoli: alcune volte medico, altre addirittura dentista… con i  suoi strumenti di lavoro, rasoi e pettini, lancette e forbici, rende i suoi servigi all’intera città.

Tutti lo cercano, tutti lo vogliono… Figaro! Figaro! Figaro!, Ahimè, che furia! Ahimè, che folla! Uno alla volta, per carità!

Così come accaduto per la decisione BCE di giovedì, tutti l’auspicavano, tutti la attendevano, e infine è giunta senza provocare particolari effetti sui mercati, a partire da quello dei cambi.

Non è stato un fatto isolato:

la Banca Centrale del Canada si era mossa da poco nella stessa direzione, mentre qualche settimana prima la Swiss National Bank aveva aperto la stagione dei ribassi.

Ma la figura del barbiere ci ricorda anche un famoso paradosso, una delle più note antinomie (frasi che contengono una contraddizione)  del filosofo e matematico inglese Bertrand Russell, che riguarda il secondo argomento contenuto nel titolo del brano, il principio di non contraddizione, su cui si era fondato l’intero processo logico a partire dall’antica Grecia, da Euclide in poi.

Un solo barbiere molto bravo lavora in un villaggio sperduto in cui tutti gli uomini si fanno la barba. Il barbiere rade tutti e solo gli uomini del villaggio che non si radono da soli. Chi rade la barba al barbiere?

Dividiamo gli uomini del villaggio in due gruppi:

  • quelli che si radono da soli e
  • coloro che si fanno radere dal barbiere.

Se il barbiere appartenesse al primo gruppo, e si radesse da solo, la contraddizione sta nel fatto che egli per definizione rasa solo quelli che non lo fanno da soli, e quindi non può farne parte.

Apparterrà allora al secondo gruppo?

Nemmeno: essendo l’unico barbiere, dovrà farsi radere da se stesso: e quindi non può rientrare nel novero di coloro che non si radono da soli.

Traslato sul piano matematico, bisogna ricordare che all’inizio del ‘900 si era alla ricerca di una soluzione nel campo della teoria degli insiemi (cui lo stesso Russell stava lavorando): l’approfondimento del ragionamento portò al concetto di un insieme che non è elemento di se stesso, e senza addentrarci troppo nella teoria, ricordiamo che gli sviluppi concettuali portarono a formulare una nuova teoria , quella “dei Tipi”, che tra l’altro fornì la struttura di base ai moderni linguaggi di programmazione.

E, forse ancora più importante, si passò dalla tradizionale dicotomia tra vero e falso, dal “tertium non datur” di Aristotele, ad un nuovo concetto che superava le contraddizioni logiche apparenti in campo scientifico (famosa la diatriba tra Bohr ed Einstein sul tema) in nome di un nuovo principio: l’indeterminatezza, dovuta alle difficoltà di coniugare spazio e tempo nell’esame dell’infinitamente piccolo : i progressi portarono agli sviluppi della Meccanica Quantistica che consentì la formulazione di nuove teorie che contribuirono all’enorme sviluppo della materia cui stiamo ancora assistendo, contribuendo alla spiegazione di molti quesiti relativi a fenomeni fisici che non avevano trovato ancora risposta.

Ma torniamo un attimo indietro e consideriamo l’idea originaria che, per dimostrare che una tesi è vera, basta dimostrare che, negandola, si giunge ad una conclusione incoerente con la stessa: è il procedimento “per assurdo”: se la negazione è falsa, allora la tesi è vera.

Immaginiamo, lo scorso giovedì 6 giugno, di trovarci alla conferenza stampa della Presidente BCE dopo l’annuncio del taglio dei tassi.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, la Lagarde ribadiva più volte i progressi sul fronte inflattivo, dei quali  attribuiva il merito alla politica monetaria restrittiva della Banca centrale: si era passati dal 10,6% di inflazione di ottobre 2022 al 5,2% di settembre 2023 e al 2,6% attuale: ogni volta uno step di riduzione della metà, non proprio bruscolini.

Piccolo problema : la BCE iniziò ad aumentare i tassi proprio nella seconda metà del 2022 (il primo fu +0,50% in luglio) , per arrivare all’ultimo rialzo di +0,25% , guarda caso, proprio in settembre 2023. Teniamo per buono il ragionamento di Aristotele: allora, se l’inflazione è diminuita nel periodo 10/22 – 09/23 , stesso periodo di continui rialzi dei tassi BCE, le possibili ipotesi sono due:

  • se è vero come è vero che l’inflazione aveva cominciato a calare prima dell’inizio dei rialzi made in Francoforte,  non può essere contemporaneamente vero che sia stato il rialzo del costo del denaro a frenarla. E poiché da settembre 2023 ad oggi la stessa inflazione si è ulteriormente dimezzata, mentre la BCE non variava i tassi, abbiamo una ulteriore conferma dell’assurdo della tesi, cioè che sia la politica monetaria ad aver influenzato le dinamiche inflattive. “Tertium non datur”…

Passiamo allora alla seconda ipotesi:

  • esiste un ritardo tra le decisioni di politica monetaria ed i loro effetti sull’economia reale. E questo è molto più logico, è proprio quello che si verifica nella realtà, da sempre (ritardo che in media ha oscillato storicamente  tra i 12 e i 15 mesi). Ma se questo è vero , è vera anche la tesi che allora la BCE ha agito con ritardo quando iniziò ad aumentare i tassi , infatti lo fece solo quando l’inflazione arrivò a due cifre: e con altrettanto ritardo è iniziata la nuova enfasi monetaria ribassista, se è vero come asserito dalla stessa Lagarde che il calo dell’inflazione era iniziato quasi due anni fa.

Le conseguenze, come molti cittadini europei (in particolare i mutuatari a tasso variabile) hanno potuto constatare, si sono fatte sentire nell’economia reale, costretta a sfiorare una pericolosa recessione dalla quale non siamo ancora salvi del tutto, pur con qualche primo sporadico segnale di ripresa del vecchio Continente.

Forse, prima di arrogarsi dei meriti, era il caso di ammettere qualche colpa.

Uno dei capi di governo più “di peso” in Europa ha di recente proposto che nel mandato della BCE venga inserito anche l’obiettivo di sostenere lo sviluppo economico: ad una specifica domanda sul tema nel corso della conferenza stampa, la Presidente ha risposto che non è loro competenza modificare le basi del loro operato, e questo è giusto: ci mancherebbe che fossero controllori e controllati allo stesso tempo.

Ma se c’è un ostacolo alla crescita è proprio nello scollamento tra economia e finanza:

  1. per la prima lo sviluppo è un obiettivo desiderabile e prioritario;
  2. per la seconda, la finanza che conta e muove i mercati, non lo è, se non in funzione, volta per volta, delle aspettative che avvalorino le sue strategie .

Passiamo alla consueta analisi dei principali mercati.


Andamento dei principali indici e mercati e commento

tabella

Positivi gli andamenti dei principali listini azionari, ma il risultato sarebbe stato più “rotondo” senza l’ultima seduta, nella quale il dato dei nuovi occupati Usa superiore alle attese ha provocato qualche storno dai massimi settimanali.

In un sistema nel quale le aspettative sulle politiche monetarie dominano la scena, considerando che la prossima settimana si riunisce la FED (attesi tassi invariati), si guarderà alle previsioni trimestrali della Banca centrale sui prossimi sviluppi: ricordiamo che a inizio anno gli analisti e gli operatori si dividevano tra coloro che stimavano tre ribassi dei tassi e i più ottimisti ancora che arrivavano a presagirne 4 o 5: oggi si prevede al più un taglio dei tassi Usa , e non prima di dicembre.

L’indice sfavorito da un tale scenario è il Russell2000 delle società di piccola capitalizazione, tradizionalmente più sensibili al costo del denaro data la loro dipendenza dai finanziamenti. A livello settoriale sempre ben comprato il settore tecnologico, supportato dai progressi dei titoli più capitalizzati:

tabella

Nasdaq migliore dell’ S&P500, e big caps migliori dell’indice generale.

Della rotazione settoriale non ha beneficiato il comparto delle utilities che era salito nelle ultime settimane e ora si deve confrontare con le nuove aspettative sul costo del denaro; mentre il settore Farmaceutico e biotecnologico sale sul secondo posto del podio settimanale, dopo il recente periodo un po’ sottotono. Chiude la classifica dei settori quello dell’Energia, complice il ribasso del prezzo del greggio.

Confrontare i prezzi di chiusura delle obbligazioni non rende bene l’evoluzione della settimana appena trascorsa: i rendimenti sul Treasury erano scesi fino a sfiorare il 4,25%, poi nell’ultima seduta sono risaliti sopra quel 4,40% sempre più spartiacque tra sentiment positivo e negativo; coerentemente il comparto High-Yield ha chiuso in negativo di circa mezzo punto, sottoperformando gli emittenti di rating più elevato.

Il riflesso degli ultimi eventi è stato marcato sul mercato dei cambi: nella tabella riepilogativa il cambio Euro/Dollaro è valorizzato in chiusura secondo le rilevazioni BCE del venerdì, tradizionalmente riferite alle ore 14,00 e quindi prima dei dati macro Usa sull’occupazione: successivamente il Dollaro si è apprezzato fino a tornare sulla parte bassa del range 1,08 – 1,09 che ne ha caratterizzato l’andamento recente. E’ proseguito il recupero dai minimi del Franco Svizzero, mentre la Sterlina si è stabilizzata su posizioni di forza verso Euro: la divisa comune non è stata influenzata dal taglio dei tassi della BCE che era ampiamente scontato dai mercati.

Lo Yen aveva tentato un recupero ma la forza del Dollaro nell’ultima seduta ha vanificato gli sforzi: i rendimenti sulle obbligazioni giapponesi sono tornati sopra livelli chiave (e massimi da oltre 10 anni), il decennale sopra l’1% e il trentennale sopra il 2%, ma la persistente debolezza dell’economia locale non incoraggia scommesse su un prossimo inasprimento della politica monetaria (la BOJ si riunisce in settimana).

Debolezza che contraddistingue ancora in generale l’area orientale, così le commodities industriali hanno chiuso in ribasso, con il Rame e l’Argento a guidare i ribassi insieme al Petrolio: anche le materie prime agricole, con l’eccezione dello Zucchero, hanno registrato chiusure in calo. Nel panorama generale si è distinto il Gas Naturale, per via delle previsioni di un forte aumento delle temperature negli States, che causeranno un uso più intenso dei sistemi di condizionamento dell’aria e quindi picchi di domanda di elettricità che viene prodotta con la materia prima: la offerta in Europa si era ridotta ad inizio settimana a causa di un guasto ad uno dei maggiori impianti di trattamento norvegesi, e le previsioni sul clima hanno aggiunto benzina ( o meglio, gas…) sul fuoco.

Come detto sopra, l’attenzione nei prossimi giorni verterà sulle riunioni di FED e Bank of Japan, oltre che sul dato dell’inflazione e dei prezzi alla produzione Usa; gli andamenti del settore industriale si aggiorneranno con i dati in arrivo da Usa, Europa, Giappone e Cina, praticamente una visione globale del comparto. Anche l’esito delle elezioni del Parlamento europeo potrebbe avere ripercussioni sui mercati, ma solo nel caso di sconvolgimenti degli attuali equilibri: sulla base degli ultimi sondaggi lo scenario più probabile è un maggior equilibrio tra maggioranze e minoranze, il che potrebbe portare ad un indebolimento dell’attuale compagine governativa. Presto ne conosceremo l’eventuale entità, ammesso che i sondaggi ci abbiano preso.


Concludiamo con il nostro consueto indicatore, che ha risentito in positivo dei nuovi massimi storici di alcuni listini azionari, stabilizzandosi in territorio “verde”, ma le reazioni agli ultimi scenari in tema di politiche monetarie saranno decisive sugli sviluppi e richiedono una attenzione superiore alla media.

batteria

ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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9 Giugno 2024