Fondi Comuni di Investimento vs ETF. Un confronto serrato.

I Fondi Comuni di Investimento sono portafogli costruiti da gestori con le risorse finanziarie messe a disposizione dagli investitori.

Gli Exchange Traded Funds ETF, letteralmente fondi scambiati sui mercati regolamentati, sono assimilabili per struttura ai fondi comuni di investimento. Si differenziano da questi ultimi per la politica di investimento e per il fatto di essere quotati in borsa.

Obiettivo di investimento

L’obiettivo degli ETF è replicare l’indice di mercato preso a parametro di riferimento. Diversamente, i Fondi Comuni di Investimento, che pur dichiarano un Benchmark di riferimento, non hanno come obiettivo quello di replicarlo ma quello di sovra-performare il mercato ossia l’indice.

Nel primo caso, si tratta di una gestione passiva che non prevede che si effettuino scelte specifiche di investimento. Al contrario, si mira alla replica lineare del benchmark di riferimento. La finalità è di ottenere un rendimento identico (costi esclusi) a quello del benchmark, esponendo il portafoglio al medesimo rischio.

I Fondi comuni di investimento implementano una gestione attiva che prevede scelte di investimento che si discostano dal benchmark di riferimento. La finalità è di ottenere un rendimento eccedente quello conseguito dal benchmark.

Valutazione di efficienza

La valutazione degli strumenti finanziari discende ovviamente dagli obiettivi di investimento dichiarati. La bontà di un ETF dipenderà dalla sua capacità di replica. Diversamente, nel caso di Fondi Comuni di Investimento, ciò che si valuta è la capacità della gestione attiva di creare valore rispetto ad una gestione passiva (in termini di ritorno di periodo, in termini di minor volatilità o rispetto a quanto dichiarato fra gli obiettivi di investimento).

Ne consegue che gli indicatori di performance da osservare saranno diversi nell’uno e nell’altro caso.

Per quanto riguarda la valutazione dei Fondi Comuni di Investimento, si prenderanno in considerazione le misure che quantificano la creazione di valore rispetto ad un parametro di riferimento. Di seguito ne riportiamo qualcuna:

  • Information Ratio: esprime il giudizio sul profilo rendimento-rischio di una attività relativamente ad un parametro di confronto.
  • Correlazione: individua l’esistenza e l’intensità di una relazione tra due variabili, nel caso di specie tra l’andamento del Fondo e quello dell’indice di riferimento.
  • Alpha di Jensen: misura, se significativo, la qualità del gestore nel produrre un extra rendimento rispetto al mercato/benchmark.
  • Beta: misura la sensibilità del rendimento del fondo alle variazioni del rendimento del benchmark.

Nel caso degli ETF, gli indicatori da osservare sono quelli che ci forniscono una valutazione della precisione di replica del parametro di riferimento, ovvero:

  • Tracking Error: misura la fedeltà di replica quantificando lo scostamento di performance dell’ETF rispetto all’indice di riferimento.
  • Tracking Error Volatility: misura la dispersione dello spread di cui sopra.
  • Spese correnti e Spread Bid-Ask: maggiori sono i costi e maggiore sarà la dispersione.

Alcune di queste informazioni possono essere fornite nella documentazione d’offerta dello strumento finanziario.

Evidenze statistiche

La tendenza globale che si osserva negli ultimi 10 anni è un costante declino dei fondi a gestione attiva che continuano a perdere quote di mercato a beneficio della gestione passiva. L’inversione di tendenza può essere spiegata dal fatto che gli ETF sono investimenti a basso costo, facilmente scambiabili e che, al pari dei Fondi, consentono di assumere un’esposizione diversificata al mercato.

Per un approfondimento sul tema dei costi e sulle conseguenze che ne derivano, si rimanda al contenuto: I costi dei Fondi Comuni di Investimento e degli ETF: una variabile da non trascurare.

Nonostante la maggiore popolarità, gli ETF rimangono ancora confinati all’8% del mercato UCITS (Dati ESMA). In particolare, il mercato europeo degli ETF rimane molto più contenuto rispetto a quello americano.  In questo si deve notare che il mercato americano ed il mercato europeo sono strutturalmente diversi: il primo più incentrato sul mercato, il secondo più basato sul tessuto bancario. Affinché si osservi una accelerazione del trend di inversione in atto, è necessario un cambiamento della struttura del mercato del risparmio gestito europeo.


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