I costi della previdenza complementare

Tra i bisogni fondamentali dell’uomo vi è quello di sicurezza. Non è un caso che, tra gli obiettivi di investimento di molti investitori, vi sia il mantenimento del tenore di vita, una volta conseguito il diritto alla pensione. Al fine di integrare la pensione pubblica, si possono percorrere molteplici vie. Tuttavia, vi sono strumenti dedicati, che raccolgono i versamenti degli aderenti e li gestiscono al fine di restituire un capitale o erogare una rendita nel momento in cui si acquisisce il diritto alla pensione pubblica. Questi strumenti beneficiano di una fiscalità agevolata in nome della funzione previdenziale cui assolvono.

Quali sono le forme pensionistiche complementari?

Esistono tre tipologie di Fondi pensione:

  1. I Fondi pensione negoziali sono fondi istituiti da contratti collettivi o da accordi aziendali. Sono anche detti Fondi di categoria o Fondi territoriali poiché vi si può aderire previo rispetto di predeterminati requisiti, quali l’appartenenza ad una determinata categoria o territorio.
  2. I Fondi pensione aperti sono istituiti da banche, imprese di assicurazione, SIM e SGR. In questo caso, l’adesione è consentita a chiunque voglia aderirvi. Le adesioni possono essere individuali seppur siano ammesse adesioni collettive che prevedono l’adesione al Fondo pensione aperto al posto del Fondo negoziale.
  3. I Piani Individuali Pensionistici (PIP) sono istituiti da imprese di assicurazione. Anche in questo caso, chiunque può scegliere di sottoscrivere un PIP. L’adesione, di tipo individuale, si sostanzia nella stipula di un contratto di assicurazione sulla vita (di ramo I o di ramo III).

Al fine di compiere una scelta consapevole, è importante approfondire la conoscenza delle caratteristiche delle diverse forme pensionistiche complementari. Così come, è utile conoscere se si dispone dei requisiti necessari per l’adesione ad un particolare Fondo di categoria.

Il fattore costo

Tra i fattori da prendere in considerazione nella scelta di una forma pensionistica complementare vi è sicuramente il costo della stessa. Infatti, come accade nell’ambito di qualsiasi investimento, l’entità dei costi applicati rischia di ridimensionare considerevolmente il ritorno dell’investimento.

L’esistenza di una relazione inversa tra i costi prelevati ed i ritorni di periodo è ampiamente osservata e discussa nell’ambito del confronto tra Fondi a gestione attiva e Fondi a gestione passiva. Infatti, in media, i primi sotto-performano i secondi, specialmente nel più lungo periodo, a causa dei maggiori oneri che prevedono.

Per consentire al pubblico di valutare agevolmente l’onerosità delle diverse tipologie di forme pensionistiche complementari, la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) mette a disposizione lo strumento del Comparatore dei costi delle forme pensionistiche complementari. In particolare, la Covip pubblica, per ciascun Fondo pensione, l’Indicatore Sintetico di Costo (ISC), ovvero il costo annuo percentuale che l’aderente ad una forma pensionistica paga.

L’indicatore viene calcolato:

  • con riferimento a ciascun comparto di ciascun Fondo. Infatti, ogni Fondo offre diverse linee di gestione che definiscono differenti profili di rischio (e di rendimento). Si va dalla linea meno rischiosa che offre la garanzia di conservazione di capitale a quella più rischiosa che presenta la più elevata percentuale di investimento azionario. Differenti allocazioni di rischio possono comportare una differenza nell’entità dei costi di gestione.
  • con riferimento a diversi ipotesi di permanenza nel Fondo (2, 5, 10 e 35 anni). Ci permette di conoscere come varia l’incidenza percentuale dei costi sul rendimento al variare dell’orizzonte temporale dell’investimento.

A livello aggregato si osserva che..

  1. Per qualsiasi comparto di qualsiasi Fondo, l’incidenza dei costi totali gravanti sull’aderente si riduce all’ampliarsi dell’orizzonte temporale. Questo accade sia perché i costi una tantum (quali i costi di adesione) vengono ripartiti su un periodo di analisi maggiore sia perché i costi fissi annui (quali i costi per i versamenti) si riferiscono ad un patrimonio via via maggiore.
  2. I Piani individuali Pensionistici sono la forma di previdenza complementare più onerosa; mente, i Fondi negoziali sono la forma pensionistica più economica. I Fondi pensione aperti si collocano nel mezzo.

La definizione dell’orizzonte temporale così come la scelta della forma pensionistica cui aderire hanno delle ripercussioni (significative) sull’entità della prestazione previdenziale.