I processi decisionali in tema di investimenti- Parte 2

Gentili lettori,

affrontiamo la seconda parte dell’argomento “bias”, cioè di quei comportamenti che implicitamente o esplicitamente condizionano le nostre scelte allontanandole dalla razionalità.

Parleremo dei bias “cognitivi” , legati alle informazioni che raccogliamo prima di decidere le nostre mosse.

Il ragionare

Ricordiamo che l’etimologia della parola “ragione” deriva dal latino “ratio” che a sua volta discende da “ratus” , participio del verbo “reri” , cioè calcolare .

Ora , calcolare significa considerare il rapporto tra due o più entità di cui una base di misura per le altre e, mettendo insieme i vari calcoli (calculus voleva dire piccola pietra), avremo edificato le nostre certezze .

Ma queste per essere solide devono poggiare su una base altrettanto robusta.

Le informazioni finanziarie

In finanza, la messe di informazioni che possiamo ricavare sugli argomenti che ci interessano è talmente ampia da costituire già di per sé una difficoltà nel discernere gli spunti utili da quelli inutili (per non parlare delle notizie vere e di quelle “fake” , cioè false) .

L’utilizzo dei social media ci propone inoltre non solo i giudizi dei c.d. esperti, ma anche degli investitori privati , come stanno operando e con quali motivazioni .

Al problema dei grandi numeri si somma poi quello dei bias cognitivi.

Il confirmation Bias

Iniziamo da quello più comune che è sia cognitivo che legato alla propria psicologia : il c.d. “confirmation bias” , in base al quale tendiamo a ritenere più attendibili quelle news che , appunto , confermano precedenti ipotesi rispetto ad altre che vanno contro le idee a suo tempo ritenute giuste .

Il self serving bias

Ma in questo contesto approfondiamo il tema parlando anche del “self-serving bias” , quell’atteggiamento che ci porta ad escludere  le informazioni che potrebbero danneggiare la nostra autostima .

Abbiamo appena comprato una azione dopo una analisi che ci ha portato via tempo e ,magari dopo una settimana, arrivano notizie che propongono uno scenario opposto, allora tenderemo a dare loro meno importanza per una sorta di “istinto di conservazione” .

L’uso della “ratio” imporrebbe invece di attribuire un peso almeno equivalente alle news più favorevoli , per decidere in modo più oggettivo e, se del caso , ritornare sulla prima decisione senza sentirsi sminuiti .

E se invece le notizie ci danno ragione ?

Se confermano la view originaria , come comportarsi ? Oltre al doveroso brindisi al risultato, bisognerà stare attenti a non cadere in quella che si chiama “illusion of control” , quando sembra che nulla ci possa sfuggire e di essere i padroni della situazione .

L’adjustment Bias

Questo “adjustment bias” è appunto la resistenza a cambiare i nostri giudizi quando vengono messi in dubbio da nuove informazioni disponibili . Ma uno dei punti più interessanti dell’argomento è il cosiddetto “Effetto Von Restorff” , dal cognome dello psichiatra tedesco che all’inizio degli anni ’30 del secolo scorso notò per primo un particolare comportamento

se si forniva ad un gruppo di persone un elenco di molte voci (nomi, date , etc.) e una di queste era in qualche modo evidenziata (carattere più grande) , essa veniva fissata meglio nella memoria e ricordata più facilmente delle altre .

Una reazione ad uno stimolo fisico (vedo meglio una parola scritta così) che si rifletteva immediatamente sulle nostre capacità cognitive e quindi mnemoniche : ci sarà un motivo per cui i titoli delle notizie più importanti sui giornali sono a caratteri cubitali rispetto a quelle ritenute minori!

Traslando il concetto sul piano emozionale , certamente avremo prestato più attenzione quando , per fare un esempio, il giudizio sull’azione Tesla proveniva da importante gestore di fondi patrimoniali , o meglio ancora dal suo fondatore , che non si risparmia certo i commenti sulla propria “creatura” .

Se è lui a condurla , potremmo mai non credergli? E se veniamo a sapere che i risultati di un trader meritano enfasi perché particolarmente positivi , non potremo trattenerci dal cercare di imitarlo carpendo i suoi metodi più segreti .

Ma non saremo certamente i soli a ragionare così ed ecco che si forma una schiera di trend-follower tutti a comprare o a vendere nello stesso momento; molti siti di trading on-line pubblicano le direzioni delle operazioni dei propri clienti , se sono per lo più “short” o “long” su di un indice piuttosto che su un cambio valutario e sono rari i casi di equivalenza tra ribassisti e rialzisti, in genere c’è una maggioranza che propende per una precisa direzione.

Facciamo un esempio

prendendo a riferimento il mercato più liquido che esista, quello dei cambi valutari e, nella fattispecie, il cambio tra Euro e Dollaro che da solo assomma il 40% circa di tutti gli scambi quotidiani globali.

A fine agosto 2023 , i trader di alcuni tra i principali siti internet utilizzati per le operazioni erano in maggioranza “long” , cioè puntavano sul ribasso del Dollaro :

tabella

Alla data del 30/8 il cambio Eur/Usd valeva 1,0886 (rilevazione BCE) . Al  18/9; una settimana fa  quel rapporto valeva 1,0663 .Quindi era sceso , cioè il Dollaro si è apprezzato e quale era la posizione dei trader ? Lo vediamo nel prossimo grafico:

tabella

Sono aumentati coloro che puntano ancora sul rialzo del rapporto di cambio , nonostante l’andamento opposto del mercato.

Questa situazione si verifica spesso quando il mercato sta andando in una direzione opposta e fioccano i “contrarian” , cioè coloro che :

  • “io ho ragione , il mercato ha torto…”
  • “dove vuoi che vada quell’azione…”
  • “ vedrai che prima o poi torna indietro…”

Quante volte abbiamo ascoltato queste frasi dai trader fai-da-te ?

Il motivo del loro atteggiamento contrario al mercato è molto semplice : spesso hanno comprato a prezzi più alti (o sono andati “corti” a prezzi più bassi) e non vendono in perdita per non smarrire  la loro incrollabile fiducia.

L’autostima, che non ha prezzo, deve essere salvaguardata perché i soldi si recuperano , mentre per l’autostima è più complicato .

Ci sarà un motivo se andiamo su molti siti di trading e leggiamo quel titolo ricorrente :

“i clienti di questa società perdono il 65/70/80% .. “

non sono incompetenti , ma piuttosto vittima dei loro “bias” : mai vendere in minus (anche se sarebbe necessario per evitare tracolli)  , si sa che le sofferenze dovute alle perdite pesano psicologicamente molto di più della gioia dei guadagni .

E poi i secondi sono belli da raccontare ad un auditorio pizzicato da un po’ di invidia, delle prime non vi parlerà nessuno , statene certi .

Concludendo

per cercare di restare “razionali” , ed evitare di seguire l’ ”herd effect” (effetto gregge) del “mal comune mezzo gaudio” , ricordiamo da dove proviene la parola ratio (rapporto) e colleghiamoci a più fonti di informazione cercando di restare oggettivi e coinvolgendo nell’esame anche una figura professionale in campo finanziario (senza però conflitti di interesse , cioè non un mero venditore di prodotti , ma un fornitore di un servizio consulenziale completo che metta al primo posto i nostri obiettivi ) , trarremo dal collegamento delle esperienze e delle conoscenze un apprezzabile beneficio nelle chiavi di lettura .

Del resto , anche la parola intelligenza ha radice simile : trovare nella distinzione gli elementi simili (intelligere, intendere dopo aver messo a fattor comune ). Meglio usarla bene .

A proposito di intelligenza , nel prossimo report parleremo di quella artificiale , argomento che anche in campo finanziario sta avendo grande audience; parleremo dei suoi vantaggi e dei suoi limiti e cercheremo di capire come sfruttare meglio i primi senza superare i secondi .

 


 

Andamento dei principali indici e mercati e commento .

tabella                 

Si consolida una tendenza che da inizio settembre ha visto gli indici azionari europei sovraperformare quelli statunitensi , nel senso che hanno perso di meno.

Le aspettative sull’evoluzione dei tassi di interesse in relazione alle situazioni economiche sono alla base di questa divergenza .

Negli USA l’economia sembra resistere meglio all’aumento del costo del denaro , mentre in Europa (area Euro) si nota un rallentamento cui fa da contraltare una BCE ancora aggressiva nella politica monetaria che stenta però a limitare la dinamica inflattiva . Ma se le cose stanno così , ad ovest dell’Atlantico i tassi resteranno alti più a lungo , mentre da noi prima o poi i numeri della realtà dovranno ridurre la banca centrale a più miti consigli .

Non è un caso se negli States l’indice peggiore è stato il Russell 2000 (- 3,78%) , che ricomprende le società di minore capitalizzazione , quelle cioè che necessitano maggiormente di denaro preso a prestito per lo sviluppo della loro attività e se il costo del denaro aumenta , i loro margini di utile si riducono , e quindi la loro valutazione.

A livello settoriale, quello dei consumi “ciclici” , cioè di beni c.d. voluttuari , che dipendono dalla disponibilità di spesa e quindi dal livello di attività economica , si distingue in negativo in entrambe le aree geografiche ( in media -5,5%) , seguito dal comparto industriale , in regresso di circa il 3% .

Anche un settore difensivo come quello delle Utilities segna il passo , in quanto il prezzo attuale delle loro azioni sconta il flusso degli incassi futuri (in genere stabili) , e se il tasso di interesse usato per il calcolo aumenta , il primo deve diminuire .

Il forte aumento della volatilità ha sottolineato il clima di incertezza , con l’indice VIX in progresso del 24,58% ; ma i flussi di acquisto a scopo difensivo non hanno interessato il reddito fisso , con i rendimenti del Treasury decennale che hanno segnato nuovi massimi in area 4,50% .

Il paradigma dominante è quindi :

le economie non cresceranno abbastanza e i tassi non diminuiranno tanto presto , un mix difficile da gestire sia per l’azionario che per l’obbligazionario , in un periodo dell’anno tradizionalmente poco incline a dare soddisfazione ai titolari di posizioni di rischio .

Il rapporto medio degli ultimi 12 mesi tra prezzi delle azioni e utili attesi (titoli ricompresi nell’indice S&P 500) si situa a 24,5 circa; questo significa che da una azione del prezzo teorico di 100 è atteso un rendimento da utile di poco superiore al 4% (100/24,5) , inferiore a quello che un titolo obbligazionario governativo (Treasury) offre attualmente (vedi sopra).

Per non parlare dei tassi sulla parte breve della curva : liquidità remunerata in dollari ad un tasso superiore al 5% ( overnight rilevato dalla FED di New York pari al 5,30% al 22/9) .

Di norma il rendimento atteso sulle azioni dovrebbe essere  superiore per concedere un “premio al rischio” rispetto ad investimenti più stabili “per definizione” nel tempo .

Consideriamo l’Oro : detenerlo ha un costo (custodia, trasporto) senza un rendimento corrispondente, si può quindi paragonare ad una obbligazione “zero coupon”  che cioè concede un rendimento solo per la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di rimborso a scadenza , senza cedole intermedie .

Il suo valore dipende in buona parte dal suo ruolo di protezione nei momenti di incertezza, se non si apprezza , come nell’ultima settimana (- 0,04%) , è perché l’incidenza della componente tasso ha controbilanciato gli acquisti a scopo difensivo .

Quindi , riassumendo: un clima generale di incertezza, il che si potrebbe anche tradurre in qualche opportunità interessante ovviamente non durante le discese dei listini, ma quando si intravvederà un segnale più positivo , un inizio di recupero dai “bottom” che stanno scontando il peggio sia sul fronte crescita che su quello tassi , ma la tensione della situazione è destinata a cambiare se le economie cederanno forza , i tassi prima o poi dovranno scendere (privilegiando l’obbligazionario e l’Oro), se risaliranno la china , come ciclicamente avviene sempre , allora i tassi più elevati avranno una giustificazione ed il comparto azionario attrarrà maggiormente .

Da qui la mai abbastanza celebrata necessità di diversificare i portafogli , in modo da permettere ai comparti poco correlati tra loro di compensare i loro opposti andamenti nel tempo , consentendo una più serena gestione del rischio nell’orizzonte temporale adeguato ai nostri obiettivi .

Immaginiamo di prepararci ad una regata d’altura , e dobbiamo allestire le attrezzature della nostra imbarcazione a vela : dovremo dotarci sia di vele adatte ai venti leggeri che ai venti più forti , per non trovarci impreparati alla variabilità del “meteo” .

O, se preferite il Golf , metteremo nella nostra sacca sia mazze che permettano il colpo di precisione vicino alla bandierina della buca , sia attrezzi più adatti alle maggiori distanze che dopo una adeguata traiettoria ci avvicineranno al target . Gli imprevisti esistono così come ci sono gli antidoti adatti : disporre dei secondi , renderà i primi più gestibili e superabili senza stress .


La sintesi della situazione , come solito , è riassunta di seguito dal nostro indicatore nella pagina conclusiva. In riferimento a venerdì 22/9 segna un valore di 47,5 , nuovamente in discesa rispetto a sette giorni prima e oggi inferiore a 50 ; le decisioni delle banche centrali non hanno convinto sull’efficacia della lotta all’inflazione  e la dinamica economica nei principali Paesi mostra segnali di rallentamento .

grafico

 

ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI

 


Resta sempre aggiornato sul mondo della finanza e degli investimenti!

Iscriviti alla nostra Newsletter

Seguici su:

LinkedIn

25 Settembre 2023