Il bancario “previdente”

Racconto breve di un caso aziendale

Un paio di mesi fa, insieme ad un nostro cliente titolare dell’azienda che qui chiameremo Alfa, incontro un funzionario di un noto Istituto di Credito.

Alfa è un’azienda in forte espansione: sta assumendo e sta facendo investimenti sia in macchinari che in nuove tecnologie.

Il fatturato 2022 ha un incremento di oltre il 20%, dopo aver chiuso il 2021 con quasi un +30%.

I clienti sono ottimi e la percentuale di insoluti non supera il 3%.

Il problema

Per fare fronte al proprio ciclo finanziario, Alfa necessita di smobilizzare i propri crediti. Per questo motivo abbiamo incontrato il funzionario bancario in azienda, per mostrargli quanto di buono è stato fatto e le commesse già sottoscritte fino ad settembre 2023, che permettono ad Alfa ed ai suoi amministratori di guardare al futuro con ragionevole ottimismo.

Finita la visita dell’azienda e seduti al tavolo, abbiamo avanzato la richiesta circa un raddoppio dell’affidamento per lo smobilizzo dei crediti.

La richiesta

La richiesta è stata subito accolta con entusiasmo e ci siamo lasciati con l’impegno, da parte del funzionario, di dare riscontro entro 15/20 gg (vista la bontà della proposta).

Con sorpresa, dopo nemmeno una settimana, veniamo avvisati tramite email che la pratica era stata accolta!

Tutto perfetto? Mmmhhh, continua a leggere…

L’epiologo

E’ qui che è intervenuto il bancario previdente (“previdente” nel senso di Previdenza) che, assieme alla delibera, ha comunicato per via telefonica che, a fronte della stessa e a titolo personale, sarebbe stata opportuna la sottoscrizione di una polizza assicurativa di un importo pari al 15% dell’aumento del fido.

Di seguito le motivazioni fornite:

  • Una mano lava l’altra
  • E’ un’ottima forma di accantonamento
  • Se gli insoluti aumentano almeno un salvagente bisogna averlo
  • Il deliberante in futuro si ricorderà della pratica e sarà indulgente

Chiaramente siamo rimasti sbigottiti!Ci siamo presi del tempo.

Da un lato l’azienda ha bisogno di quell’aumento di fido. Il fatturato è in continua crescita e partire eventualmente con una nuova richiesta presso un altro Istituto, richiederebbe forse troppo tempo.

Dall’altro lato, la sottoscrizione di una polizza assicurativa a titolo personale, che utilità avrebbe portato agli amministratori?

La controproposta

A questo punto abbiamo provato a proporre una via transitoria alla banca.

D’accordo sulla utilità dell’accantonamento di una somma per far fronte ad eventuali insoluti, abbiamo richiesto di sottoscrivere, per il 15% dell’aumento del fido, una serie di fondi indicizzati (etf), facili da smobilizzare in caso di bisogno ed il cui costo è molto contenuto (per maggiori informazioni ascoltate il nostro podcast nella sezione relativa agli investimenti).

La risposta dell’Istituto di Credito è stata inflessibile: il pacchetto fido/polizza è imprescindibile, nessuna altra opzione di investimento può essere presa in considerazione.

Difficile uscire dall’impasse! Sta ora agli amministratori di Alfa decidere cosa fare: sottostare a quanto proposto? Oppure soffrire una mancanza di liquidità per un po’ di tempo ed andare alla ricerca di affidamento presso un altro istituto?

 


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