Il Continental Divide

Gentili lettori ,

il titolo è di argomento geografico , o per meglio dire idrografico : per “Continental Divide” (o anche “great divide”) si intende lo spartiacque tra i corsi d’acqua che scorrono negli Stati Uniti, e separa quelli che sfociano ad Est nell’Oceano Atlantico da quelli che si dirigono verso Ovest finendo nell’Oceano Pacifico .

E’ la linea rossa nella immagine di seguito:

cartina america

Ogni Continente ha il suo spartiacque, nel Sud America la linea prosegue seguendo le Ande :

cartina sudamerica

L’unico Continente che non ha un “divide” è l’Antartide : a quelle latitudini le precipitazioni sono così scarse ( e a carattere nevoso) che non esiste uno spartiacque vero e proprio .


Tornando alle Americhe

le catene montuose attraversate dalla linea si sono formate in ere geologicamente lontane, per l’effetto dell’urto tra le placche che formano la crosta terrestre .

Al giorno d’oggi i luoghi del passaggio sono pubblicizzati a scopo turistico, un po’ come accade per i punti attraversati dai Paralleli in Italia con i relativi pannelli di segnalazione: quello della prossima immagine si trova in Colorado.

foto montagne

Percorrere a piedi quella linea è uno degli itinerari di trekking più celebri ( e faticosi) negli States, il cui punto più famoso si trova all’interno del Grand Teton National Park in Wyoming, non distante da quello di Yellowstone : lì scorre un torrente chiamato Two Ocean Creek, e il suo nome deriva dal fatto che le sue sorgenti sono esattamente sulla linea dello spartiacque.

Dopo qualche miglio, il corso d’acqua si divide

un ramo scorre verso Ovest e dopo 2.177 Km. le sue acque , dopo essere confluite in altri fiumi , sfoceranno nel Pacifico : l’altro ramo punta ad Est e, dopo molte confluenze, raggiungerà l’Atlantico , lontano 5.613 Km. dalla biforcazione.

Nel Vecchio Continente, abbiamo addirittura un luogo nelle Alpi Svizzere che divide non due , ma tre bacini idrografici: è il Lunghin Pass, che separa le acque che si dirigono verso il Mare del Nord, da quelle destinate al Mar Nero e da quelle che invece finiranno nell’Adriatico e quindi nel Mediterraneo :

montagne

Il bivio nel campo finanziario

E poiché ci troviamo anche in campo finanziario ad un possibile bivio , nell’anno che si è appena concluso sono accadute molte cose che abbiamo descritto nei vari report: le principali questioni riguardano l’andamento dei tassi di interesse , e delle politiche monetarie dalle quali dipendono.

Dopo un periodo di tassi a zero , negli ultimi due anni il costo del denaro è stato manovrato al rialzo per combattere l’inflazione: quando quest’ultima ha mostrato di aver raggiunto il picco ed ha iniziato a diminuire, le autorità monetarie hanno interrotto l’azione restrittiva per monitorare i progressi fatti finora , facendo intendere che le prossime decisioni saranno orientate al ribasso piuttosto che al rialzo .

E poiché il costo del denaro è un fattore basilare per chi lo spende sui mercati finanziari , gli indici azionari chiudono un anno molto positivo, dopo un 2022 avaro di soddisfazioni, per le aspettative di una prossima riduzione dei tassi ufficiali .

Come sempre accade, sono le attese degli operatori a condizionare le quotazioni,

e se guardiamo ai tassi di mercato e ai rendimenti dei titoli obbligazionari, si può notare la diminuzione avvenuta di recente dagli ultimi picchi verso l’alto:

grafico

In particolare , la linea di colore viola è quella dei rendimenti delle obbligazioni ad alto rendimento , in genere emesse da società con rating basso , che devono offrire una cedola più alta per compensare gli investitori del maggiore rischio .

Quando quei rendimenti scendono come sta avvenendo nelle ultime settimane, si vede l’effetto sul rischio percepito dagli operatori: non solo la discesa dipende dalle attese di riduzione dei tassi , scontata come sempre in anticipo, ma indica anche una maggior fiducia verso i mercati più volatili , e quindi tale approccio depone a favore dei mercati come quello sopra descritto, quelli azionari e così via.

Ma siamo allora arrivati davvero allo spartiacque tra tassi alti e tassi più bassi ?

Dopo i recenti record dei listini delle Borse, gli operatori ne sembrano convinti, o quantomeno la loro maggioranza. Ci attende un anno Nuovo nel quale le speranze di inflazione e costo del denaro più basso (anche se non torneremo allo zero dello scorso decennio) dovrebbero trovare conforto : ma senza fretta, perché se poi, dopo un eventuale rapido calo dei tassi, le aspettative dovessero rivolgersi nella opposta direzione, allora il sistema delle attese non sarebbe favorevole ai mercati di rischio .

Insomma, prima di sfociare nel mare dell’incertezza, godiamoci il percorso attuale dei mercati di fiducia e percezione di rischio in calo, ma, come sempre, occhi bene aperti .

Proseguiamo, come di solito, con il commento all’andamento dei principali mercati nella scorsa settimana .

 

Andamento dei principali indici e mercati e commento

tabella

Come da tradizione, pochi gli spunti operativi nell’ultima settimana dell’anno .

Indici Azionari

Gli indici azionari statunitensi hanno ritoccato i recenti massimi mettendo a segno un leggero progresso, quasi identico a quello dell’indice di riferimento in Europa.

Fa sensazione la performance da inizio anno dell’indice Nasdaq, ma se guardiamo alle chiusure annuali dall’inizio degli anni ’90 quello del 2023 è il sesto miglior risultato, dopo il 1991, 1998, 1999, 2003 e 2009.

Poi se consideriamo che si proveniva da un -33,10% del 2022 , il bilancio dell’ultimo biennio è ancora leggermente negativo (-4,05%) , perché se si era scesi da 100 a 67 (-33%), poi sarebbe stato necessario un +49% per tornare in pari; comunque un ottimo risultato, ci mancherebbe, anche se non eclatante.

Come detto nell’introduzione del report, nel corso dell’ anno saranno le aspettative sui tassi di interesse a dominare la scena ; ne abbiamo avuto un anticipo dalla correlazione tra indice S&P500 e prezzi dell’Oro fisico, che è cresciuta negli ultimi due mesi e soprattutto è tonata di segno positivo, affratellando azioni e oro allo stesso destino legato appunto al costo del denaro (in genere la correlazione citata è negativa) .

L’evoluzione degli ultimi mesi è mostrata nel seguente grafico:

tabella

La concordia tra le linee degli ultimi andamenti ha sottolineato il forte slancio delle ultime settimane dell’indice azionario.

Intendiamoci, non è una novità che il costo del denaro sia una componente fondamentale della percezione di rischio degli operatori di Borsa, ma il fatto che sia l’elemento che probabilmente dominerà la scena del 2024 renderà l’uscita dei dati macroeconomici, e la loro lettura più o meno favorevole alle politiche monetarie meno restrittive, il principale motivo di attenzione , oltre allo scenario geopolitico internazionale.

Avremo un antipasto del primo fattore nel corso della settimana, con i numeri del mercato del lavoro Usa ; senza dimenticare il dato sull’inflazione nell’area dell’Euro , ma essendo quest’ultima componente più sensibile ai costi dell’energia, è più facilmente stimabile e sta perdendo leggermente peso sugli scenari, che ormai scontano la prosecuzione del rallentamento in atto almeno per il prossimo biennio.

Comparto Obbligazionario

Pochi anche gli spunti offerti dall’analisi dei settori di attività e dal comparto obbligazionario , con il rendimento del Treasury decennale che si consolida sotto il 4%.

Passando allora al Petrolio, la situazione geopolitica non manca di offrire volatilità alle quotazioni , ma la settimana chiude in ribasso .

Se guardiamo ai contratti Futures sull’ “oro nero”, siamo passati da un situazione  di completa “backwardation” , quando cioè tutte le scadenze successive sono inferiori al prezzo corrente, ad una situazione mista : i contratti a breve sono superiori al prezzo “cash” , per poi assumere la consueta pendenza a partire dai contratti di luglio 2024 , come mostra il prossimo grafico:

grafico

Se lo confrontiamo con quello di fine 2021, prima dello scoppio della guerra in Ucraina, la differenza si nota, pur con quotazioni non molto dissimili :

grafico

Sono appunto gli scenari geopolitici, “arricchiti” ultimamente dalla crisi Mediorientale, a condizionare le incertezze di breve termine ; parliamo di breve termine (o quanto meno lo speriamo) perché tutti i conflitti prima o poi trovano la loro conclusione, e una evoluzione positiva dello scenario favorirà un clima più disteso sui mercati dell’energia, con i conseguenti positivi risvolti sul dato inflattivo.

Inoltre, dal punto di vista dei Paesi produttori di petrolio, sostenere i prezzi o dirigerli verso l’alto non sarebbe nel loro interesse : visto il recente più deciso orientamento a livello globale verso le fonti di energia rinnovabili, che però scontano un costo ancora superiore alle fonti fossili, un aumento del prezzo del greggio renderebbe queste ultime più convenienti e quindi la domanda di oil diminuirebbe , a scapito dei produttori.

Sul fronte valutario

la ridotta variazione del cambio Euro/Dollaro in realtà cela un nuovo tentativo della divisa comune di riportarsi verso i massimi di periodo, che ha spinto il cambio con l’Usd sopra 1,11 per poi chiudere a 1,105 con un risultato finale di anno del rapporto di cambio a +3,60% ; tra le principali divise la Sterlina si sta indebolendo per i recenti dati macro che favoriscono le attese di una Banca centrale più accomodante nella politica monetaria. Ma quello più degno di nota si è rivelato l’apprezzamento del Franco Svizzero (tipica valuta “rifugio”)  su tutte le controparti valutarie, a testimonianza delle considerazioni su espresse sull’incerto scenario geopolitico.

La sintesi della situazione, come solito, è riassunta di seguito dal nostro indicatore, il cui dato è rimasto sostanzialmente stabile .

batteria grafico

E visto che siamo a inizio anno , mostriamo nell’ultimo grafico l’andamento dell’indicatore nell’ultimo semestre:

grafico


ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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1 Gennaio 2024