Il Rio delle Amazzoni

Gentili lettori ,

il Rio delle Amazzoni è contraddistinto da numeri impressionanti, degni del più lungo fiume del mondo.

Riversa nel mare ogni anno un quinto di tutte le acque dolci del mondo che fluiscono dalle loro sorgenti, e ha un bacino idrografico di quasi 7 milioni di Kmq con oltre 10.000 affluenti.

Dalle Ande peruviane dove sgorga, dopo un primo tratto del corso, nel quale cambia nome più volte (Rio Apurimac, Ene, Rio Tambo, Ucayali) e scende di 5.000 metri di altitudine in 1.000 chilometri con frequenti cateratte e cascate,  cambia diventando molto più “placido”: negli ultimi 2.300 chilometri scende di appena 65 metri, il che vuol dire due centimetri al chilometro, un andamento che definire “piatto” non è un eufemismo: il che ha fatto supporre ad alcuni geologi che in ere lontane il suo corso fosse invece diretto da est a ovest, quando Sudamerica ed Africa erano unite in un unico continente .

Poi il loro distacco e la formazione della catena Andina provocata dallo scontro di zolle tettoniche ne delineò il corso e la direzione attuale.

Un fiume che sfocia nell’ Atlantico con un fronte di oltre 200 Km, che sono anche di più se si considera l’isola di Marajò posta proprio al centro, non proprio un scoglio visto che è più vasta della Svizzera, tanto per fare un paragone “europeo”.

Il volume d’acqua, che assomma a 70 miliardi di litri d’acqua ogni ora (500 volte la Senna, giusto per restare in Europa) ,  penetra nell’Atlantico per oltre 100 Km: nel ‘500 un comandante spagnolo che navigava da quelle parti fu incuriosito dalla vasta macchia bruna sull’acqua dell’oceano e decise di assaggiarla: era dolce! Allora si diresse ad ovest e scoprì il corso d’acqua (scoperta che fu quasi contemporanea a quella di Amerigo Vespucci).

Se l’avesse risalito per almeno 1500 chilometri avrebbe notato un altro spettacolare fenomeno: all’altezza dell’attuale città di Manaus il fiume riceve uno dei suoi principali affluenti, il Rio Negro, le cui acque più scure perché ricche di composti organici corrono nel letto comune ai due fiumi senza fondersi per decine di chilometri, creando un flusso d’acqua di due colori diversi nel senso dello scorrimento

rio delle amazzoni

Un tale bacino di liquido vitale e la foresta amazzonica che ne trae linfa fa da teatro al 60% di tutte le specie animali del pianeta: solo due terzi di esse sono conosciute, secondo le stime più recenti della comunità scientifica, una tale e complessa biodiversità che aiuta ad avvalorare la tesi dell’origine geologica del fiume di cui abbiamo più sopra parlato, e ne conferma la fondamentale importanza per gli equilibri biologici globali, e il connesso rischio legato alla deforestazione selvaggia cui l’intera regione è stata sottoposta per mano dell’uomo; basti considerare che prima che l’intervento umano iniziasse ad assumere contorni pericolosi, la foresta amazzonica forniva, con la fotosintesi clorofilliana dei sui alberi, il 50% dell’ossigeno presente sul pianeta.

Rio delle amazzoni

Traslando sul piano finanziario il grande fiume

possiamo paragonarlo alle grandi svolte tecnologiche che hanno cambiato il nostro modo di vivere con un impatto enorme su economie e rapporti sociali: fenomeno che si manifesta nelle borse con crescite ed oscillazioni violente nelle prime fasi, così come la prima parte del corso del grande fiume: poi entrano a far parte del quotidiano e del concetto di progresso, almeno dal punto di vista delle tecnologie.

Periodi che abbiamo già vissuto, come con Internet e l’inizio del nuovo millennio, ma in periodi più lontani ricordiamo la Rivoluzione industriale di due secoli fa e , tra le due guerre mondiali, lo sviluppo  della rete ferroviaria negli States e l’inizio della produzione di massa degli autoveicoli.

Siamo di fronte ad una nuova svolta , con l’arrivo dell’Intelligenza artificiale?

Questa è la domanda ricorrente oggi tra operatori ed investitori, per trovare una risposta e soprattutto una collocazione temporale e prospettica al fenomeno.

Una doverosa premessa: in calce ai report trovate da tempo una vignetta che sembra mettere in dubbio qualsiasi vantaggio legato alle nuove tecnologie, soprattutto nel campo dell’AGI, intelligenza artificiale generativa, cioè in grado, tra l’altro, di redigere testi prendendo spunto dagli argomenti trovati in rete ed assemblandoli in scritti dal senso compiuto.

Il suo significato è: l’utilizzo dell’AI può essere di aiuto ma non potrà sostituire mai quella umana, almeno allo stadio attuale del suo sviluppo.

Può essere completa, grammaticalmente corretta e anche strutturalmente logica, ma senza due componenti essenziali non potrà essere mai davvero originale: queste sono l’ironia, e l’immaginazione.

Il concetto stesso di intelligenza, che vuol dire legare insieme vari concetti per trarne una conclusione utile all’azione umana (o di macchine), è la differenza tra le due forme di AI attualmente in voga: la prima , più debole, detta “machine learning”, ha bisogno di dati organizzati in maniera leggibile dal programma per essere di valido sostegno: mentre la fase successiva, “deep learning”, consente al programma di districarsi di fronte a situazioni non codificabili univocamente (es. video, voce umana) per trarne conclusioni utili: ma per questo scopo serve ovviamente una potenza di calcolo enorme, per ricomprendere una casistica di analisi il più ampia possibile.

Da qui il forte progresso del settore delle aziende che producono semiconduttori, la “materia prima” di cui ogni computer si serve per eseguire i suoi calcoli: ma questo crea anche questioni di una massa di bit che devono essere trasferiti con la maggiore velocità possibile; da qui la recentissima tendenza alla forte crescita del settore delle apparecchiature per la comunicazione e trasmissione dei dati.

Non è un caso che Nvidia, la società che seguiamo settimanalmente nelle analisi del mercato insieme ad altre del settore tecnologico, avesse già da qualche tempo incorporato nel suo perimetro una società che era all’avanguardia nello sviluppo di quei sistemi, con grande lungimiranza: era inutile produrre chip superveloci se poi i dati trovavano strozzature nella loro trasmissione, e così si sono garantiti un ulteriore vantaggio competitivo che si è tradotto, insieme agli altri, nella performance del titolo in borsa cui stiamo assistendo.

Un ulteriore richiamo all’orientamento recente al secondo tipo di intelligenza artificiale, quella generativa, risulta anche da studi dell’OECD sugli investimenti dei fondi di Venture Capital, che cioè investono in start-up e società non ancora quotate e/o in sviluppo:

grafici

Il passaggio di testimone è evidente e di portata esponenziale.

Ma come tutte le tecnologie il loro progresso, ed il contributo che apportano al vivere comune, passano attraverso una fase iniziale nella quale non è facile discernere tra le società impegnate nel ruolo quelle che effettivamente emergeranno, come accadde nel 2000 con la bolla delle dot.com.

Se consideriamo però le diverse condizioni “ambientali” delle borse rispetto a 25 anni fa, notiamo che oggi c’è già stata una forte concentrazione degli acquisti su pochi nomi, enormi per dimensione e potere commerciale: non ci vuole solo potenza di calcolo ma anche una diffusione su scala globale che giustifichi gli enormi investimenti necessari, che non in molti potranno affrontare: forse allora può essere adatta una strategia composita, che da un lato consideri le big firms, dall’altro cerchi di cogliere, tra le società di recente ingresso sul quel mercato, quelle con la maggiore potenzialità che possano essere oggetto di acquisizione da parte di gruppi più grandi.

Potenzialità che sono collegate alla “vision” di coloro che le gestiscono e le indirizzano, che non significa solo identificare esattamente il significato di un testo o di una immagine in una determinata situazione, ma saperla associare ad uno sviluppo immaginato nel futuro, immaginazione che coinvolge sentimenti “umani” cui i microchip non riescono (ancora) ad ispirarsi.

Trovare cioè quei “torrenti” che diventeranno grandi fiumi (o anche grandi affluenti di fiumi più grandi, va bene lo stesso…).

Il problema è che in queste fasi di passaggio potenzialmente epocali le borse sono sempre molto volatili, nel bene e nel male: rapide nel crescere ma anche ampie nelle correzioni: compatibilmente con gli obiettivi che ci si è prefissi dai propri investimenti, bisognerà tenerne conto nel comporre un asset di portafoglio che includa le nuove tecnologie, consapevoli che i grandi risultati passano spesso per ampi ribassi durante il percorso: è nella loro natura, e se nel 2000 gli storni dai massimi furono ampi e giustificabili visti gli eccessi raggiunti, è anche vero che il seguito è stato tale da far dimenticare la parentesi correttiva.

Passiamo alla consueta analisi dei principali mercati.

Andamento dei principali indici e mercati e commento

tabella

I principali indici chiudono la settimana in leggero ribasso, e anche stavolta è il comparto tecnologico a guidare gli andamenti:

indice

Con l’eccezione di Nvidia, che si avvia al prossimo “split” (10 azioni per 1 preesistente) dei suoi titoli, che in genere favorisce (se ce ne fosse bisogno…) le quotazioni perché rende il titolo più facilmente negoziabile con un taglio unitario più basso, e di Apple, che viene considerata un po’ tech e un po’ consumer come settore, in generale il comparto chiude la settimana con un leggero storno, mentre quello Retail (commercio al dettaglio, distribuzione) è il migliore nelle due aree geografiche di Usa (+3,43%) ed Europa (+0,13%) seguito da Telecomunicazioni ed Energia.

I listini europei hanno registrato un ribasso mediamente superiore a quelli Usa anche se di entità contenuta: stabile il Nikkei giapponese mentre l’Hang Seng accusa un calo di quasi tre punti percentuali, sull’onda degli ultimi dati macroeconomici sulla Cina che dimostrano le difficoltà dell’economia locale a rimettersi su un sentiero di crescita: le recenti decisioni delle autorità per supportare il mercato immobiliare avranno bisogno di tempo per espletare i loro effetti, ammesso che ci riescano.

I fattori geopolitici continuano ad esercitare una influenza negativa sul quadro generale delle borse, e l’indole più autonomista della Presidenza di Taiwan non aiuta nei rapporti con il gigante vicino.

Mentre il comparto del reddito fisso si è mantenuto sostanzialmente stabile, l’approccio prudente degli operatori si è riflesso sul mercato dei cambi con il marcato recupero della divisa difensiva per antonomasia, il Franco Svizzero che ha chiuso la settimana con un apprezzamento dell’1,07% contro Euro, e per quella divisa si tratta di una variazione non usuale, che ha interrotto la fase negativa che la stava portando verso la parità con la moneta comune; per converso la Sterlina e lo Yen hanno avuto variazioni contenute entro il mezzo punto percentuale.

Quanto al Dollaro Usa, i dati macroeconomici usciti in settimana hanno descritto una economia in rallentamento rispetto alle previsioni di inizio anno, e con una inflazione stabile, mentre in Europa la dinamica dei prezzi al consumo è aumentata nelle prime rilevazioni relative al mese appena concluso: l’opinione prevalente è che questa pausa nella discesa dell’inflazione in Europa sia temporanea e non metta in dubbio la prossima mossa della BCE, che giovedì 6 dovrebbe tagliare i tassi di un quarto di punto.

Ma diversamente dalla precedente fase rialzista dei tassi, non ci si attende una serie di ribassi consecutivi dopo la prima manovra: sarà più che altro un segnale (tardivo) di buona volontà, con le successive riunioni della Banca centrale imperniate sull’andamento economico e sull’impatto del costo dell’energia sui prezzi, fondamentale parametro per un’economia che dipende da fonti esterne per materie prime e combustibili: una politica monetaria più “morbida” svantaggerebbe l’Euro e renderebbe le importazioni più costose, rischiando di compromettere l’obiettivo di preservare il potere di acquisto della moneta, e di conseguenza quello di medio termine sull’inflazione.

L’incertezza sull’economia di Pechino ha impattato sui corsi delle commodities più cicliche come il Rame (-2,77% settimanale) e in parte il Petrolio (-0,63%): Oro e Argento stabili, mentre le Agricole hanno riportato cali diffusi con l’unica eccezione del Caffè che resta in prossimità dei massimi di periodo.

Gli eventi attesi sul piano macroeconomico riguardano gli indici PMI nelle principali economie, i numeri del mercato del lavoro Usa, e la decisione BCE sui tassi di giovedì: nel prossimo weekend le Elezioni del Parlamento Europeo, dal cui esito dipenderà la prosecuzione delle politiche economiche in corso: dando fede agli ultimi sondaggi, la situazione che uscirà dalle urne sarà incerta e difficilmente uno degli schieramenti in campo avrà una maggioranza risolutiva; qualora invece l’esito favorisse la compagine governativa attuale, la reazione dei mercati potrebbe essere positiva sia sul fronte dei listini azionari sia su quello valutario.


La sintesi della situazione è offerta come solito dal nostro indicatore, che conferma il clima di incertezza attuale inclinandosi verso l’area di debolezza del sentiment complessivo.

batteria

ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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2 Giugno 2024