Investimenti di Guerra

Gli eventi geopolitici, tra cui le guerre, sono spesso inseriti nei modelli predittivi dei mercati finanziari come shock imprevisti ed imprevedibili.

La probabilità di anticiparli con successo è infatti troppo bassa per basare le proprie scelte.

Per questo, nella storia dei mercati finanziari, i grandi eventi geopolitici (Brexit, Torri Gemelle, Fukushima, …) hanno nella stragrande maggioranza dei casi, un effetto istantaneo e “temporaneo” sui prezzi. Successivamente i mercati tendono a riacquisire compostezza e ritornare al vecchio trend esistente. Solo i mercati settoriali e/o geografici più afflitti dallo shock tendono ad avere un calo più duraturo nel tempo.

L’approccio “buy the rumor sell the news”.

Da un lato è quindi sconsigliato reagire e cambiare l’asset allocation di portafoglio a notizia uscita, soprattutto se si è un investitore retail con processi esecutivi macchinosi.

In realtà nella finanza contemporanea, dove la maggior parte degli scambi è fatta da robot, la vendita/acquisto effettuata “a mano” dopo una notizia geopolitica è sconsigliabile anche per un investitore professionale.

Dall’altro lato, se si vuole proteggere il portafoglio dalla volatilità degli shock geopolitici, si dovrebbe sempre allocare una adeguata parte dei propri investimenti in “beni rifugio”.

Storicamente, i due asset che meglio proteggono l’investitore da tensioni geopolitiche, sono:  il dollaro americano e l’oro.

In questa particolare circostanza, inoltre, abbiamo visto che le commodity in generale, sono state una buona assicurazione. Mentre, sempre in questa circostanza, abbiamo notato che le criptovalute forse sono strumenti ancora troppo giovani per accogliere i flussi di denaro in cerca di protezione.

Operativamente, quindi, si dovrebbe reagire in controtendenza rispetto all’andamento del mercato, vendendo le plusvalenze degli strumenti che sono saliti ed accumulando cautamente gli strumenti che sono scesi.

Nel fare questo tuttavia, non ci si deve scordare che i mercati finanziari tendono a metabolizzare lo shock ed a ritornare alla vecchia tendenza esistente.

Ecco quindi che le politiche di bilanciamento devono essere decise, modulari e targettizzate ai settori più resilienti.


 

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