Investimenti Green. Moda o sostanza? (Parte Prima. 1/2)

Ne sentiamo parlare sempre di più quando si affrontano scelte sugli investimenti. Indici SRI, rating ESG, Green Bond, Social Bond, argomentazioni di vario genere sulla sostenibilità degli investimenti, diventano progressivamente oggetto di aggressive politiche di marketing rivolte ai risparmiatori per stimolare l’acquisto di prodotti che apparentemente rispondono a questi requisiti. Come sempre accade, la moda, con un effetto a strascico, non aiuta a comprendere bene i requisiti che si devono conoscere per avere la certezza di dirottare i propri capitali verso le aziende che hanno trend ESG reali. La sensazione, molte volte, è che basti fregiarsi dell’acronomino ESG per dichiarare un inversione di un trend. Un po’ come quando nel campo alimentare si è passati dai prodotti normali e quelli biologici riscontrando che in poco tempo, in base al successo e alla moda, quasi tutto era diventato BIO, cosa che sappiamo non essere proprio così.

Non è semplice comprendere quando e come posso identificare con ragionevole certezza la bontà di un investimento ESG. Cerchiamo di comprendere cosa siano partendo innanzitutto da alcune definizioni.

L’investimento sostenibile e responsabile, spesso abbreviato con l’acronimo SRI (Sustainable and Responsible Investment), rappresenta una categoria di impiego di risorse sempre più rilevante e diffusa nel mondo finanziario che ha le seguenti caratteristiche:

  • contraddistinto da orizzonti temporali non brevi;
  • combina la componente economica, tipica di qualsiasi forma di investimento, con quella socio-ambientale e di buon governo (Environmental, Social and Governance – ESG), che mira a generare un impatto positivo sulla comunità.

L’investimento sostenibile, è orientato al rendimento finanziario e all’integrazione dei rischi con opportunità ESG. In questo caso gli investitori indirizzano i propri capitali verso settori o imprese che tengono conto di criteri ESG, non solo al fine di ridurre i rischi legali, di mercato, o di natura reputazionale che possono manifestarsi nel caso in cui non vengano inclusi gli obiettivi ambientali, sociali e di buon governo tra quelli strategici, ma anche perché credono che in quel tipo di investimento ci sia valore (dunque, un’opportunità).

L’investimento responsabile è un investimento caratterizzato dall’attesa di un rendimento finanziario aggiustato per il rischio, anche non in linea con quelli di mercato, nonché orientato alla riduzione dei rischi ESG. Investire tenendo conto dei fattori ESG, produce effetti economici positivi: di certo comporta una riduzione dell’esposizione ai rischi e, solitamente, migliora anche il rendimento finanziario dell’operazione. Peraltro, investire “responsabile” orienta l’economia verso una direzione che risulta più in linea con gli attuali obiettivi di politica pubblica.

Gli investimenti ESG hanno come obiettivi:

Per quanto riguarda il tema ambientale (environment), vengono richiamati:

  • l’utilizzo e la conservazione dell’acqua;
  • lo sfruttamento di risorse naturali sostenibili;
  • il controllo dell’inquinamento;
  • la diffusione della tecnologia pulita e della bioedilizia bioarchitettura o architettura sostenibile.

Relativamente al tema sociale (social), si trovano invece:

  • il presidio della sicurezza e dei benefici sul posto di lavoro;
  • il potenziamento della diversità, lo sviluppo della comunità;
  • il diniego del tabacco e di altri prodotti dannosi;
  • il rispetto dei diritti umani.

Infine, per quanto riguarda il governo societario (governance), ossia, essenzialmente, l’insieme di procedure e processi in base ai quali un’organizzazione è diretta e controllata, i richiami riguardano:

  • la definizione dei contributi politici aziendali (contributi da parte delle aziende al processo politico, che può avere effetti importanti su questioni di interesse per l’azienda);
  • la determinazione dei compensi dei dirigenti;
  • il supporto alla diversità di genere nei consigli di amministrazione;
  • l’espansione delle politiche anticorruzione, l’indipendenza dei consigli di amministrazione.

Gli investimenti sostenibili e responsabili possono essere declinati secondo diverse strategie. Con strategia si intende l’insieme delle azioni che il gestore degli investimenti compie al fine di creare valore, integrando, in questo caso, fattori ESG a motivazioni prettamente finanziarie.

Gli approcci adottati, più significativi, sono i seguenti:

  1. l’esclusione di titoli dall’universo investibile;
  2. la selezione dei titoli Best-in-Class;
  3. l’investimento a tema sostenibile;
  4. l’azionariato attivo (Engagement and voting);
  5. lo screening normativo;
  6. l’integrazione ESG;
  7. l’investimento di impatto.

Le suddette strategie possono anche essere combinate tra loro.

La valutazione di un investimento con caratteristiche ESG può esser misurato con gli indici SRI (anche detti indici di sostenibilità) i quali sono indici di borsa che comprendono titoli selezionati sulla base della performance ESG degli emittenti. I criteri seguiti per la costruzione degli indici SRI includono: l’approccio dell’esclusione, l’approccio Best-in-Class e l’approccio tematico.

Infine per individuare con maggior dettaglio che opera con criteri reali ESG ci sono a disposizione i Rating ESG, elaborati da agenzie specializzate nella raccolta di dati sulla sostenibilità delle imprese. Le metodologie utilizzate per l’elaborazione dei rating si basano sull’analisi dei contenuti di diversi materiali, tra cui:

  • informazioni (di tipo pubblico);
  • documenti prodotti dalle aziende;
  • dati messi a disposizione dalle autorità di vigilanza e/o dalle associazioni di categoria, ecc.

Tra i più diffusi troviamo il Morningstar Sustainability Rating attribuito ai fondi e agli ETF a livello globale valuta il modo in cui le società inserite nei loro portafogli gestiscono i rischi e le opportunità connessi ai fattori ESG.

Seguirà Parte Seconda 2/2.