Investimenti Green. Moda o sostanza? (Seconda parte 2/2)

Dagli indici SRI ai rating ESG

I prodotti di investimento SRI possono essere costruiti utilizzando gli indici di sostenibilità.

Come anticipato nella parte prima del contenuto gli indici SRI, che misurano la performance di società selezionate secondo la performance ESG, vengono costruiti seguendo tre metodi generali:

  1. Esclusione: prevede l’esclusione di società/settori considerati pericolosi per l’ambiente e la società;
  2. Best-in-Class: prevede la selezione dei migliori emittenti all’interno di un universo di riferimento;
  3. Tematico: prevede la selezione di emittenti all’interno di uno o più temi/settori di sostenibilità.

I prodotti di investimento SRI offerti sul mercato, in alcuni casi, selezionano i titoli in portafoglio all’interno di indici SRI (gestione attiva), in altri invece, ne replicano l’andamento (gestione passiva).

Il greenwashing

Il greenwashing (“rinverdimento di facciata”) è la pratica di identificare prodotti finanziari come “verdi” (o “sostenibili”) quando in realtà non rispondono agli standard ambientali di base.

A marzo 2020, la Consob, nel corso dell’ordinaria attività di vigilanza, ha riscontrato il crescente utilizzo da parte degli intermediari del tema della sostenibilità nelle proprie politiche commerciali.

In un contesto di crescente interesse da parte degli investitori per gli investimenti sostenibili, l’esistenza di asimmetrie informative e di possibili spinte competitive, può accentuare il rischio di condotte scorrette da parte degli intermediari (come, ad esempio, il greenwashing).

Sul piano regolamentare, la Commissioni Europea ha segnalato la necessità di elaborare una tassonomia della sostenibilità, ossia un sistema unificato di classificazione dell’UE, per definire ciò che è sostenibile. La predisposizione di criteri per determinare se un’attività economica possa considerarsi ecosostenibile favorisce una maggiore trasparenza e la riduzione del rischio di pratiche scorrette, a tutela dell’investitore.

Tuttavia, se da un lato, la regolamentazione è necessaria a far chiarezza, dall’altro lato, solamente l’analisi del portafoglio e dei processi di investimento può portare ad una valutazione della sostenibilità dei diversi strumenti finanziari.

I rating ESG

I rating ESG si prestano a guidare gli investitori retail ed i consulenti nella scelta dei prodotti di investimento, poiché tutti i prodotti di investimento, anche quelli che non si configurano esplicitamente come prodotti SRI, possono essere oggetto di giudizio.

I rating ESG valutano la solvibilità degli emittenti sulla base dei fattori ESG e si configurano come una valutazione complementare a quella dei tradizionali rating, che considerano solamente gli obiettivi economico finanziari.

Le agenzie che elaborano rating ESG sono molte ed impiegano diversi modelli proprietari. A titolo di esempio, citiamo il Morningstar Sustainability rating che viene calcolato per tutti i fondi (che ne abbiano i requisiti), compresi quelli tradizionali e consente di confrontare fondi che appartengono alla medesima categoria.

Il giudizio si basa sull’Esg risk rating di Sustainalytics (società del gruppo Morningstar), per le singole società. Affinché venga assegnato un giudizio al Fondo, il 67% degli asset detenuti devono essere coperti dalla ricerca di Sustainalytics,

I risultati di una ricerca Morningstar condotta a livello aggregato suggerisce che i fondi sostenibili nel complesso espongono a minori rischi ESG. Anche i fondi che hanno cambiato politica di investimento in ottica ESG hanno un buon rating, ma non come quelli sostenibili esistenti. Tuttavia, ciò che è vero a livello aggregato può non essere vero per tutti i Fondi sostenibili. Nella pratica, si riscontrano casi di Fondi sostenibili che espongono a maggiori rischi ESG rispetto ad un Fondo tradizione (appartenente alla medesima categoria) oppure casi di Fondi sostenibili che non dispongono dei requisiti minimi di copertura per l’assegnazione del rating.