Investire in azioni Giapponesi

Ha dormito per anni il mercato azionario Giapponese, schiacciato dallo scoppio della bolla speculativa del 1990 e dalla spirale deflattiva da essa generata.

Anni di estrema sofferenza per gli investitori che si sono avventurati in questa asset class. Essi hanno visto minimi calanti ad agni crisi economica e finanziaria degli anni 90 e 2000. Dai 40.000 punti di dicembre 1990 l’indice Nikkei è sceso a 7.600 nel 2003, con una perdita vicina al 80%. Successivamente i recuperi del periodo 2004-2007 sono stati spazzati via nuovamente dalla grande crisi finanziaria del 2008, ed in Marzo 2009 il Nikkei è ritornato nuovamente a ridosso dei 7.000 punti.

Solo da allora è iniziata una ripresa dei corsi, seppur spesso interrotta da repentini crolli. Per esempio durante l’attuale crisi legata al COVID il Nikkei è tornato a 16.300 punti, un livello raggiunto dall’indice per la prima volta nel maggio del 1986, ben 34 anni prima. Senza contare i dividendi e le oscillazioni valutarie quindi un investitore nel mercato Giapponese avrebbe avuto 34 anni di pura agonia.

Questo è il classico esempio che dimostra come le valutazioni azionarie contano.

Se da un lato infatti nella esponenziale crescita degli anni 80 le azioni giapponesi avevano multipli stellari, nel 2009 e forse ancor più in Marzo 2020, le valutazioni delle aziende giapponesi erano estremamente attraenti, soprattutto se le si considerava in relazione con il mercato azionario americano. Non a caso Warren Buffet, uno dei più famosi value investor della storia, ha iniziato ad accumulare azioni Giapponesi nel 2020. Oggi l’indice Nikkei, dopo decenni di sofferenza, è a 27.500 punti, il massimo da Agosto 1990.

Queste dinamiche insegnano che un investitore accorto dovrebbe evitare indici con valutazioni tanto più elevate rispetto alla media storica, ciò potrebbe infatti causargli anni di minusvalenze latenti. Dall’altro lato, invece, l’acquisto di panieri azionari con valutazioni molto basse rispetto alla media storica, diminuisce il rischio di perdite durature, ma necessita di un orizzonte temporale d’investimento ampio.

In ogni caso l’inserimento di panieri di azioni giapponesi (tramite ETF o Fondi diversificati) aumenta la diversificazione ed il ritorno aggiustato per il rischio di un portafoglio concentrato in titoli americani ed europei.


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