Investire nel settore energetico: la divergenza tra “old” energy e “new” energy

Le politiche energetiche

Dall’Unione Europea agli Stati Uniti alla Cina, ciascuna di queste economie ha fissato una data (2050 nel caso delle prime due e 2060 nel caso della terza) per raggiungere la neutralità di carbonio, ovvero emissioni nette di CO2 nulle. Il settore a cui si attribuisce in modo particolare l’emissione di gas che causano l’effetto serra è quello energetico. La lotta al cambiamento climatico ha portato alla definizione di politiche energetiche che tra gli obiettivi annoverano la decarbonizzazione dell’economia. Si promuove la ricerca di tecnologie energetiche pulite a guidare la transizione energetica, volta alla ridefinizione di un’economia a basse emissioni di carbonio. In altre parole, la normativa è decisamente favorevole al settore dell’energia pulita.

Il 2021 sui mercati

Tuttavia, nel 2021, l’indice azionario globale clean energy non ha dato prova del sostegno normativo nonché della crescente attenzione degli investitori al tema ambientale. Infatti, si è assistito ad una diminuzione delle valutazioni di borsa delle società impiegate nella catena di valore delle energie rinnovabili e ad un aumento di quelle delle società della “old” energy.

I movimenti di borsa ci invitano ad osservare la dinamica dei prezzi delle materie prime. Sul fronte della produzione di energia pulita, l’aumento del costo dei minerali ed i colli di bottiglia della catena di approvvigionamento che ne hanno interrotto la produzione possono spiegare in parte i rendimenti poco brillanti del comparto.

Il prezzo dei minerali ed il loro ruolo nella transizione energetica

Il grafico che segue ci dice la quantità di minerali necessaria a produrre un megawatt di energia, a seconda della tecnologia utilizzata.

Fonte: IEA analysis based on S&P Global (2021)

L’Agenzia Internazionale dell’Energia avverte che con l’accelerazione della transizione energetica, il settore energetico sta diventando il segmento della domanda di minerali in più rapida crescita. Concentrandoci sul caso specifico del rame, durante la pandemia i prezzi sono saliti del 70%. L’attuale diffusione dei casi di Covid-19, dovuti alla variante Omicron, sta causando ulteriori colli di bottiglia della catena di approvvigionamento. Queste dinamiche, unite ad una domanda crescente che rischia di rimanere insoddisfatta, stanno portando il prezzo ai massimi storici. Infatti, la domanda di rame è prevista in crescita del 16% entro il 2030, portandosi a 25,5 milioni di tonnellate per anno. Mentre, è prevista una riduzione dell’offerta del 12% rispetto ai livelli del 2021, a quota 19,1 milioni di tonnellate per anno.

I nuovi giacimenti ed i prezzi di petrolio e gas naturale

Sul fronte della “old” energy, l’aumento dei prezzi di petrolio e gas naturale ha dato una considerevole spinta al settore. Il rincaro dei prezzi si deve ai mancati investimenti nella ricerca di nuovi giacimenti. Secondo gli analisti di Rystad Energy, società indipendente di ricerca nel settore energetico, il volume scoperto nel corso del 2021 è il più basso degli ultimi 75 anni. Nel 2021, a livello mondiale, fra greggio e gas sono stati scoperti giacimenti per 4,7 miliardi di barili. Si tratta di un calo notevole anche rispetto ai 12,5 miliardi del 2020. In genere, vengono cercati ogni anno, giacimenti per 10-15 miliardi di barili fra greggio e gas.

Dal lato della domanda, l’ultimo report mensile OPEC vede la domanda mondiale di petrolio raggiungere i 96,6 mb/g, dato cumulato per il 2021. Le previsioni per il 2022 sono di un aumento di 4,2 mb/g a raggiungere i 100,8 mb/g. Gli analisti di Morningstar prevedono il picco nel 2030 e solo successivamente una graduale decrescita.

Ulteriori Considerazioni

Le dinamiche dei prezzi delle materie prime di certo aiutano a spiegare gli andamenti di borsa delle società coinvolte, tuttavia, non vogliono essere una spiegazione esaustiva. Allo stesso tempo, fa riflettere il fatto di assistere a situazioni di stress quando la transizione energetica è ancora alle fasi iniziali.

Concludiamo con altre due osservazioni. La prima riguarda il rapporto prezzo/utili dell’indice azionario globale clean energy. Il rapporto prezzo/utili è una misura che permette di valutare se un’azione viene adeguatamente prezzata dal mercato. Questo si ottiene rapportando l’ultimo prezzo di chiusura di mercato agli utili per azione conseguiti. Anche dopo i ribassi segnati nel 2021 e proseguiti nel 2022, il paniere di azioni dell’indice globale clean energy scambia a valutazioni ancora elevate. In questo senso si può dire che le azioni stanno pagando il prezzo del movimento rialzista che le ha viste protagoniste nel 2019 e del 2020.

La seconda osservazione riguarda gli indirizzi degli esponenti del settore del oil&gas che non vogliono rimanere esclusi dalla corsa all’energia pulita. I grandi produttori di petrolio e gas naturale stanno lavorando allo sviluppo di tecnologie di energie rinnovabili con l’obiettivo di rimanere player di mercato rilevanti e non perdere quote di mercato al verificarsi del cambio di paradigma. In questo senso, un investitore nel settore potrebbe giocare su una doppia linea di investimento.


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