“Johnny B.Goode” e l’American Dream

Gentili lettori ,

quando si pensa alle pietre miliari del Rock’n Roll non si può non ricordare la canzone del titolo, composta da Chuck Berry nel 1955 e pubblicata tre anni dopo: narra la storia di un “country boy”, un ragazzo di campagna che vive nella Louisiana, profondo sud degli Stati Uniti, ed è vissuto in una condizione sociale di povertà e di mancanza di istruzione ma ha una abilità unica nel suonare la chitarra.

Non stiamo parlando di concerti dalla platea oceanica, ma di un albero da sotto il quale Johnny diffonde la sua musica, che sempre più persone si fermano ad ascoltare affascinate dal talento del ragazzo che incitano a continuare, “Go, Johnny, Go”, vai, segui la tua indole e la tua passione, condividi con noi quel dono che hai ricevuto: interpreta quell’ ”American Dream”, di riscatto sociale basato sulle proprie capacità e sul desiderio di metterle al meglio in pratica.

Un tema che era in parte autobiografico : Chuck Berry non era anche lui originario della Louisiana come il protagonista del brano, infatti era di St.Louis nel Missouri, ma si ispirò anche al suo co-autore di molte canzoni, Johnnie Johnson, con il quale creò quel sound unico per il quale è considerato uno dei musicisti più importanti nella storia della musica.

chuck berry
Chuck Berry con la sua chitarra

Non per nulla il brano fu inciso in quel disco che fu caricato sulla sonda spaziale Voyager come esempio della cultura del nostro pianeta Terra, così che eventuali abitanti di altri mondi potessero averne conoscenza, ed è classificato tra i primi 10 migliori brani musicali di sempre dalla rivista Rolling Stone.

Ne ricordiamo le note anche perché fecero parte della colonna sonora del film American Graffiti del 1973, e per la loro magistrale esecuzione da parte del “boss” Bruce Springsteen con la sua E Street Band nel 1995, senza dimenticare Michael J.Fox che in una scena di Ritorno al Futuro si propone di sostituire un musicista sul palco del ballo del liceo e esegue così il brano di Berry (la voce è di Mark Campbell) riscuotendo enorme successo: scena che ritroviamo anche nel sequel del cult movie – Parte II.

Lungo l’elenco di coloro che ne hanno fatto una cover: dai Beatles a Jimi Hendrix, da Jerry Lee Lewis a Elvis Presley, e per venire ai giorni nostri, qualche nome tipo Bon Jovi o  i Coldplay.

Meno consenso suscitò il quasi omonimo film del 1988 “Johnny Be Good”, che, tradotto in italiano con “La grande promessa” , a parte l’ospitare Robert Downey Jr. e Uma Thurman agli inizi delle loro carriere, non si distinse per la qualità del risultato e fu relegato dalla critica a prodotto di medio-bassa qualità: stavolta il protagonista non era un genio della musica ma una giovane promessa del Football americano.

Il tema era sempre quello dell’American Dream:

e se guardiamo ai recentissimi sviluppi degli indici azionari Usa ( ed anche di conseguenza quelli europei), il “sogno” di  infrangere i massimi storici è stato realizzato negli ultimi giorni da molti listini, tra cui quello tecnologico Nasdaq che incarna meglio di tutti gli altri l’idea di progresso e di sviluppo. Vogliamo proseguire nel “sogno”? E allora chiediamoci quali sono gli obiettivi di medio periodo delle ultime dinamiche di mercato, prendendo a riferimento le chiusure mensili dell’indice e applicando a queste le percentuali di proiezione basate sui numeri di Fibonacci , il più volte ricordato matematico del XIII secolo che tanto continua ad ispirare in tema di numeri della finanza.

Ricordiamo allora l’andamento grafico dell’indice:

indice nasdaq

E applichiamo in funzione di proiezione futura le percentuali di Fibonacci

indice nasdaq 2

 

Come si nota, il primo obiettivo è una replica del precedente movimento tra marzo 2020 e fine 2021 : 18.411, circa il 10% di potenziale ulteriore rialzo dalle recenti chiusure di 16.698.

Poi i target successivi sono a 21.446 (+28%) e 22.383 (+34%).

Ma poichè parliamo di probabilità e non di certezze, restare “lunghi” sull’indice implica anche la preparazione alla difesa da possibili correzioni: ebbene, finchè si resta sopra 15.644, precedenti massimi, si può tollerare una correzione, ma al di sotto bisognerà uscire da quel mercato in tutto o in parte: nella seconda ipotesi, la successiva violazione della quota di 14.400 (picco di luglio 2023) suggerirà di liquidare completamente la posizione.

Sono livelli di uscita tollerabili in base al proprio obiettivo e concetto di rischio?

E’ questa la valutazione principale che dovrebbe ispirare la personale strategia di ognuno, al di là degli sviluppi positivi che se da un lato ci fanno ovviamente piacere non devono mai far dimenticare la sana prudenza.

Se infine ci chiedessimo, nell’ambito del settore Tecnologia, quali sono i comparti più gettonati nel partecipare ai futuri eventuali rialzi, possiamo guardare a quelli che finora, nell’ultimo anno, hanno evidenziato i maggiori aumenti dai minimi del periodo, attraverso gli ETF più rappresentativi, sia in Europa che in Nordamerica:

 

tabella titoli
Variazioni in base alle quotazioni del venerdì, ore 12:00

 

E quindi se ne può dedurre che i comparti che sono cresciuti maggiormente identificano quelli cui gli operatori hanno affidato le maggiori probabilità di crescita: il che significa anche che sono gli stessi che nelle correzioni potrebbero subire i maggiori ribassi, sulla base dello status attuale del progresso tecnologico. Due facce della stessa medaglia: Go, Johnny, Go come nella canzone del titolo, ma, avrebbe aggiunto il Manzoni, cum iudicio.  Johnny o Pedro, il concetto non cambia.

Passiamo alla consueta analisi dei principali mercati.

tabella

Si confermano alcune delle principali tendenze della scorsa settimana, ma con la differenza dell’area Usa che ha recuperato terreno verso l’Europa, avvalendosi del settore trainante: la Tecnologia con +3,10% in Usa vs. +0,60% nel vecchio continente, performance che si è realizzata a scapito di quello Industriale (-0,28% e -0,95% rispettivamente nelle due aree), mentre il resto dei settori ha vissuto una settimana di generalizzati progressi: sempre toniche le Utilities (+1,50% e +1,01%). Lo “split” del settore Tech è aggiornato di seguito:

tabella

Il titolo Meta stavolta ha segnato il passo a favore degli altri.

E’ proseguito anche il rialzo della borsa di Hong Kong , +3,11% il risultato settimanale, in attesa degli annunciati incentivi economici da parte di Pechino, che non dovrebbero però contemplare anche un taglio dei tassi di interesse nella riunione della PBOC ad inizio settimana.

Recupera la borsa di Tokyo a +1,46%, mentre l’indice della Volatilità approda in area 12 come da segni premonitori della scorsa ottava; e su questo livello l’azionario è andato in “stallo” nelle ultime due sedute poco sotto i massimi storici.

Gli ultimi dati macro sull’inflazione hanno confermato le attese di un proseguimento del suo calo, così come la stretta relazione di quel parametro con i prezzi energetici: più sostenuto l’andamento dei prezzi nel settore dei Servizi, che si dimostra più refrattario a cedere sul fronte dei listini; dal canto loro le Vendite al dettaglio statunitensi in aprile sono rimaste ferme sui livelli del mese precedente, a conferma del clima di rallentamento dell’economia che era stato annunciato a inizio mese dall’andamento dell’occupazione.

Qui si può discutere dell’eterno dubbio dell’uovo e della gallina: è l’inflazione a frenare la domanda, o è il rallentamento di quest’ultima che prima o poi avrà ragione della prima?

Siamo attualmente nella condizione di rispondere sì sia alla prima parte della domanda che alla seconda: le difficoltà nella spesa delle famiglie Usa si confrontano con politiche di pricing delle imprese ancora sostenute, e finché queste ultime non prenderanno atto della situazione e inizieranno a ridurre i prezzi l’inflazione non cederà.

Il forte aumento delle spese per la casa, soprattutto per l’alto costo delle rate dei mutui immobiliari,  non lascia molti dollari nelle tasche dei consumatori che quando possono attingono ai risparmi accumulati. Ma su tutto domina l’enfasi dei mercati azionari per il progresso delle nuove tecnologie che peraltro dovrebbero avere anche un impatto positivo sui costi di utilizzo, così come la globalizzazione a suo tempo aprì spazi alla maggiore concorrenza sui mercati.

Il ritorno del rendimento dei Treasury decennali al di sotto del 4,5% hanno marcato di più la differenza tra Usa ed Europa come da prossimo grafico:

grafcio

Oltreoceano si ritorna a pensare a due possibili tagli dei tassi entro fine anno, mentre i rendimenti nell’area Euro scontano ormai il primo taglio dei tassi in giugno ma sulle mosse successive i decisori della BCE hanno manifestato in settimana la loro idea che non ci sarà fretta di procedere ad ulteriori ammorbidimenti della politica monetaria. Il progresso dei prezzi obbligazionari negli Usa ha riguardato maggiormente le classi di rating più elevate, mentre il comparto High-Yield ha registrato un progresso meno marcato.

Sul fronte cambi l’inversione dell aspettative sulle crescite economiche sta provocando un indebolimento del Dollaro a vantaggio dell’Euro, e questo è il primo scenario; poi le aspettative di stimoli economici all’economia nazionale da parte di Pechino hanno sostenuto le divise legate alle materie prime, soprattutto dei Paesi che intrattengono rapporti commerciali più stretti con la Cina: lo Yen invece è tornato a deprezzarsi cominciando ad erodere l’illusorio vantaggio seguìto agli interventi a vantaggio della valuta. Il Franco Svizzero si è contrapposto alla Sterlina Inglese nell’andamento settimanale: due valute che hanno rispettato la loro diversa correlazione con i mercati di rischio.

Concludiamo con le Commodities che anche stavolta hanno marcato la loro dicotomia: metalli industriali in recupero, mentre l’Argento (+11,83%) sta tirando la volata anche all’Oro (+2,27%) tornato ad affacciarsi sopra 2400 dollari/oncia; restano invece deboli quelle agricole. Quanto all’energia, il Petrolio WTI ritorna nella quotazione a pronti sugli 80 Dollaro al barile, ma lo scettro della settimana è appannaggio del Gas Naturale, +16,68% rispetto al venerdì precedente: le scorte sono limitate e due dei tre principali terminal texani sono in manutenzione fino a fine maggio, riducendo i rischi di eccesso di offerta. E se un inverno più mite del previsto aveva provocato un calo delle quotazioni nei mesi passati, una estate “calda” richiederà un maggiore utilizzo di energia elettrica  e una solida domanda della materia prima.

Attesi in settimana gli indici PMI in Europa, Uk e Usa, insieme agli andamenti delle bilance commerciali di Area Euro e Giappone; il panorama si completerà il prossimo venerdì con l’andamento del PIL in Germania e gli ordini di Beni durevoli negli States.

La sintesi della situazione è offerta come solito dal nostro indicatore: orientato verso le zone “verdi” nella destra del grafico come sette giorni fa.

batteria

ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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20 Maggio 2024