La punta dell’iceberg

Gentili lettori ,

uno dei fenomeni naturali più affascinanti è quello della formazione degli Iceberg, montagne di ghiaccio che , dopo essersi staccate da un ghiacciaio, vagano sugli oceani spinti dai venti e dalle correnti fino a quando oltrepassano la latitudine di 50° e, a contatto con acque più calde, iniziano a sciogliersi.

Come si formano

Per spiegare come si formano, immaginiamo una superficie della Terra sulla quale si abbatte una nevicata.

Alle nostre latitudini il succedersi delle stagioni fa sì che la neve almeno sotto i 3000-3500 metri di altitudine prima o poi si sciolga, ma nelle zone artiche ciò non accade perché le temperature sono sempre molto rigide e quindi la neve caduta va a ricoprire quella già presente.

Mentre un fiocco di neve contiene una percentuale di aria considerevole, dopo la caduta il peso comprime gli strati inferiori che così si compattano diventando a loro volta più pesanti: si è formato un ghiacciaio.

Dove la superficie non è pianeggiante, la forza di gravità provoca la discesa della massa ghiacciata verso valle; se arriva al mare, continua a procedere sull’acqua fin quando il suo stesso peso non ne provoca il distacco della parte frontale: si è formato il nostro iceberg che inizierà a galleggiare perché, essendo formato da acqua dolce che è meno densa di quella marina (per il sale disciolto in quest’ultima), riceverà come tutti i corpi immersi in un fluido per il principio di Archimede una spinta verso l’alto che gli permetterà di restare in superficie ma poiché la differenza tra le due densità è di circa l’11% , l’iceberg emergerà solo per quella parte della sua massa, e resterà quindi per  la restante percentuale sommerso.

iceberg

Caratteristica che ha creato ( e crea tuttora) seri problemi alla navigazione: dopo la tragedia del Titanic, furono creati degli enti pubblici con lo scopo di monitorare gli iceberg e di segnalarne la pericolosità alle navi.

Il collegamento alla psicologia

E a questo punto a qualcuno di voi verrà in mente di aver sentito parlare degli iceberg anche in una materia completamente diversa dalla meteorologia: ad essi infatti si ispirò nientemeno che il filosofo Sigmund Freud, che in una famosa metafora paragonò la punta emersa alla nostra coscienza e la parte immersa a quella della nostra mente che condiziona le nostre azioni ma in modo “sommerso”, ed è l’inconscio derivante dalle passate esperienze di vita che pensavamo di aver accantonato nel ricordo ma che invece ci spingono a determinate scelte piuttosto che ad altre.

Freud arrivò a formulare le sue teorie studiando appunto il comportamento umano in quelle manifestazioni come potevano essere i sogni oppure quelle azioni che si compiono senza nessuna logica, sfociando talvolta in aspetti rilevanti come vere e proprie patologie della psiche, il cui fondamento era proprio il manifestarsi di un conflitto tra realtà e ricordo del passato (che pensavamo di aver rimosso).

Furono le premesse che portarono il filosofo a sviluppare la teoria dell’Io, Es  e Super-Io, che allargavano l’indagine ad una serie di difese che la nostra psiche altrettanto inconsciamente erge a nostra protezione; restava l’ispirazione della montagna di ghiaccio con i suoi livelli emersi ed immersi a fondamento del suo ragionamento, ora non più solo come forma ma come vera e propria struttura su cui si basa il nostro agire.

Per fortuna pochi sono i comportamenti che sfociano in quell’ “isteria” oggetto dei suoi studi sul tema, ma se pensiamo a qualcosa accaduta di recente viene il sospetto che, se non di isteria si è trattato, ci è andata molto vicino: parliamo dell’andamento dello Yen giapponese, e se guardiamo il suo recente grafico contro Dollaro Usa sembra proprio di vedere un iceberg con la sua punta in corrispondenza dei recenti massimi :

grafico

La quotazione è aggiornata alle ore 17:00 di venerdì 3 maggio.

Premesso che sui grafici finanziari noi vediamo sempre solo la parte “iniziale” di quell’iceberg, perché non ne conosciamo l’andamento futuro, ne parliamo qui perché l’evento può avere riflessi importanti non solo sulla quotazione della divisa ma in quanto può avere indirette conseguenze su molti mercati diversi da quello “forex” , cioè dei cambi tra diverse valute.

Di regola i prezzi di un qualsiasi titolo o asset tenderanno ad essere influenzati, in un mercato efficiente nel quale le informazioni necessarie siano patrimonio di tutti gli operatori, dalla legge della domanda e dall’offerta: quando i compratori sono in maggioranza la curva dei prezzi tenderà a salire, viceversa quando i venditori predominano.

Ma questa è la teoria:

nella pratica le cose possono essere molto diverse e possono intervenire fattori esterni alle dinamiche consuete : nel caso in esame, a provocare il brusco calo del rapporto di cambio è stato l’intervento della Banca Centrale del Giappone che ha acquistato grandi quantitativi della divisa nazionale per evitarne un eccessivo deprezzamento, attingendo alle sue vaste riserve di valuta estera accumulate grazie anche all’attivo commerciale del Sol Levante, Paese che fonda sull’export dei suoi prodotti gran parte della sua economia.

Sono passati molti anni da quando “Made in Japan” era un’etichetta che faceva pensare ai prodotti occidentali riprodotti al “meglio” per essere commercializzati in tutto il mondo: potremmo citare molti casi del genere, dal settore automobilistico delle origini (la prima auto Toyota prodotta in serie fu ispirata al Maggiolino della Volkswagen) ai motocicli.

Poi il perfezionamento continuo che fa parte della loro filosofia produttiva li ha portati a confezionare beni e servizi di prim’ordine, all’avanguardia in molti settori.

Tornando alla loro valuta locale, a causa dei tassi di interesse mantenuti molto più bassi nel tempo dei paesi occidentali, lo Yen è sempre stato sfruttato per le operazioni di “carry-trade”, che consistevano nel finanziarsi in una divisa dal costo ridotto per investire in asset con rendimento superiore, lucrando la differenza ; perché il “gioco” valesse la candela, lo Yen non avrebbe dovuto apprezzarsi per non vanificare i margini di guadagno degli operatori, e con i tassi bassi lo Yen si svalutava costantemente fungendo allo scopo nel modo più efficace.

D’altro canto le esportazioni venivano avvantaggiate da una currency debole; inoltre, viste e messe in atto da investitori giapponesi, le operazioni sugli indici azionari americani, per esempio,  fruttavano un doppio guadagno in caso di crescita degli stessi, perché all’andamento positivo si sommava un Dollaro che valeva progressivamente di più rispetto allo Yen.

Insomma, una situazione che faceva comodo a tutti: prendiamo ad esempio solo il trimestre conclusivo dello scorso anno, e proviamo a tracciare un grafico con le quotazioni dell’indice S&P500 e con quelle stesse convertite in Yen:

grafico

Abbiamo utilizzato una scala che fosse neutrale rispetto alle percentuali di crescita: nel periodo considerato, l’indice statunitense ha guadagnato il 10,4%: convertito in Yen, il 13,4% .

Tre punti in più nell’arco di un trimestre a lungo andare fanno una bella differenza, e questo vale anche per chi si indebitava in Yen ma era negli Usa: il finanziamento costava praticamente zero e lo si poteva poi rimborsare con un importo equivalente minore in Dollari essendosi nel frattempo svalutata la divisa giapponese.

Una gara “win-win” insomma

che dura finchè il denaro di Tokyo costa meno e si svaluta costantemente. Ma qualcuno nelle ultime settimane ha dovuto pensare che il troppo era troppo: 160 Yen per un biglietto verde era una quotazione che mancava dagli schermi da quasi tre decenni.

E allora la Bank of Japan, come aveva già fatto nel 2022, è intervenuta lunedì 29/4 sul mercato acquistando Yen per sostenerne il corso , e poi nuovamente nei due giorni successivi.

Risultato: quello immediato è stato un recupero di valore dello Yen di circa il 5%; poi a lungo termine torneranno a pesare, come già avvenuto due anni fa, le condizioni dell’economia giapponese, il differenziale tassi abnorme tra Tokyo e gli altri Paesi, e soprattutto la convenienza del “carry-trade” a beneficio del pubblico “non pagante”, viste le condizioni attuali.

Secondo vari studi accademici ma fondati su dati reali, la valuta giapponese dovrebbe rivalutarsi di quasi il 40% tenendo conto del potere di acquisto: una correzione che, se attuata, sconvolgerebbe gli attuali equilibri finanziari e commerciali, molto più di quanto il suo ultimo deprezzamento ha causato. Finchè non emerga qualcuno che possa trarre vantaggio da un tale ribaltone, un cambiamento di rotta sarà solo marginale, o si svilupperà con una lentezza tale da pregiudicarne l’efficacia.

Passiamo alla consueta analisi dei principali mercati.


Andamento dei principali indici e mercati e commento

tabella

Il rialzo degli indici statunitensi si è basato sulla combinazione di fattori positivi sia dal punto di vista microeconomico (le buone trimestrali delle corporates, Apple in particolare) sia da quello macroeconomico: i dati del mercato del lavoro mostrano un rallentamento della recente dinamica e gli indici PMI scendono in alcuni casi sotto la soglia di 50, segnatamente nel settore dei servizi.

Definire i fattori macro come positivi sembra fuori luogo, ma lo sono dal punto di vista delle aspettative sui tassi di interesse : anche se nella riunione terminata mercoledì la FED ha lasciato  invariato il costo del denaro, l’attenzione delle autorità monetarie ai numeri dell’occupazione fa presagire un atteggiamento più morbido della politica monetaria rispetto alla settimana precedente, e ora come ora le attese per il primo fatidico taglio dei tassi sono per il prossimo settembre.

Più incerta la situazione sui listini europei, mentre le piazze asiatiche chiudono in prevalenza col segno più, in testa Hong Kong con l’indice Hang Seng a +4,67%. I settori più favoriti da un calo dei tassi hanno guidato le classifiche settoriali: le Utilities segnano in Usa un progresso del 3,35%, in Europa dell’1,22%, posizionandosi ai rispettivi primi posti nella classifica settimanale: comune alle due aree geografiche il ribasso del settore Energia (Usa -3,31%, Europa -2,21%) , visto il ribasso del prezzo del Petrolio. Meno rilevante del solito il contributo al rialzo del settore tecnologico dei 7 titoli più rappresentativi:

eleno

Si inizia ad intravedere un allargamento a diversi titoli e comparti di quel settore, una sorta di mini-rotazione al suo interno dopo che negli ultimi periodi le mega caps sono state le trascinatrici dei più ampi rialzi: non per nulla il più sensibile incremento l’ha fatto segnare l’indice delle Small cap, il Russell 2000, con un +1,68%. Ricordiamo che in quella fascia di capitalizzazione spesso le aziende dipendono in modo importante dai finanziamenti, e quindi un ribasso atteso dei tassi le favorisce sul fronte dei costi finanziari: nel caso di società che invece magari dispongono di grande liquidità l’effetto è opposto. Ad accompagnare i segni positivi il deciso calo della volatilità, con l’indice VIX a -10,13% sullo scorso venerdì.

Tradotti sul piano obbligazionario, i numeri macroeconomici hanno favorito un ribasso dei rendimenti sui titoli di riferimento (US Treasury a 10 anni) e quindi un rialzo delle quotazioni di circa un punto e mezzo percentuale che però si è riflesso in modo meno ampio sul settore High Yield. Le curve dei rendimenti dei titoli pubblici sono praticamente piatte tra la scadenza a 5 anni e quella a 20 anni , sia per quelli Usa che per il Bund tedesco:

grafico

Ferma restando l’inclinazione verso il basso dei primi tratti delle rispettive curve ( per scontare i primi ribassi dei tassi), la differenza tra Usa ed Europa si mantiene molto simile sulla scadenza a 2 anni (188 punti base) rispetto a quella a 10 anni (201 punti base), il che significa che la differenza tra le politiche monetarie attese sulle due sponde dell’Atlantico si sta riducendo a beneficio dei mercati e settori più interest-sensitive, senza penalizzare in modo apprezzabile le quotazioni al progredire delle scandenze.

Sul piano valutario i fattori sin qui esaminati hanno favorito l’Euro rispetto al Dollaro Usa, ma in questo ambito le novità maggiori sono venute dallo Yen giapponese: non appena la quotazione ha raggiunto 160 contro Dollaro, lunedì è partita una raffica di acquisti sulla valuta orientale che in pochi minuti ha riportato il cambio 5 figure più sotto. Le autorità di Tokyo non hanno né confermato né smentito di essere intervenute sul mercato, poi gli acquisti si sono ripetuti due sedute dopo e a questo punto i dubbi si sono dissipati sugli autori degli acquisti di Yen, senza che sia pervenuta peraltro una conferma ufficiale neanche in questa seconda tornata; quello che è certo è che si è trattato di un’azione concertata tra più banche centrali. Relativamente più stabili la Sterlina ed il Franco Svizzero; la prossima settimana la Bank of England si riunisce per decidere sulla politica monetaria e le attese sono per un mantenimento dello status quo, aspettative simili anche per gli istituti di emissione di Brasile e Messico, in questi casi ovviamente su basi diverse; anche la Reserve Bank of Australia non dovrebbe apportare variazioni all’attuale costo del denaro nella riunione del prossimo martedì.

Parlando di commodities, già detto del sensibile calo del Petrolio cui si è contrapposto un deciso rialzo delle quotazioni del Gas Naturale (+11,75% la variazione settimanale della quotazione a pronti), nel comparto agricolo il Grano ha ceduto il testimone dei rialzi alla Soia ed al Mais (rispettivamente +4,13% e + 4,50%) mentre il Caffè si è mosso nel solco dei recenti ribassi cedendo oltre l’8% in settimana. L’Oro si è stabilizzato intorno ai 2300 dollari l’oncia dopo i recenti record sopra 2400, seguito nell’indebolimento dall’Argento, stabile invece il Rame rimasto prossimo ai top degli ultimi giorni. In generale sono state vendute le commodities che avevano raggiunto dei livelli elevati nelle ultime settimane a favore di quelle in precedenza più deboli, una sorta di rotazione anche in questo ambito, simile a quella di cui abbiamo riferito in merito agli asset azionari.

La sintesi della situazione è offerta come solito dal nostro indicatore: dopo il veloce recupero dell’ottava precedente si è stabilizzato restando più orientato verso le zone “verdi” nella destra del grafico .

batteria


ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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5 Maggio 2024