La Scala di Beaufort

Gentili lettori ,

dopo gli argomenti tecnici delle precedenti puntate dedicate all’Intelligenza Artificiale , si sente il bisogno di ritornare ad un ambiente più naturale , un soffio di aria fresca , come quando apriamo le finestre del nostro ufficio durante un’intensa giornata di lavoro .

La Scala Beaufort

Quanto questo “soffio” sia intenso , la sua misurazione e gli effetti che può provocare fu un tema a cui dedicò la sua vita Sir Francis Beaufort , ammiraglio della Royal Navy di origini irlandesi nato alla fine del ‘700 , noto per aver lasciato ai posteri il suo nome associato ad una scala di misurazione del vento che  viene tuttora utilizzata.

Il giovane Francis sentiva forte il bisogno di spazi aperti e così abbandonò la scuola all’età di 13 anni per imbarcarsi come marinaio su di una nave , per progredire rapidamente nella gerarchia.

A 22 anni , durante le guerre Napoleoniche, era al comando delle navi che battevano la bandiera della Compagnia Britannica delle Indie Orientali. In seguito , essendo stato incaricato di studiare l’idrografia del Rio della Plata , completò la sua teoria in merito alla misurazione della forza del vento , per la quale non esisteva un metodo di calcolo e di confronto accettato in modo universale .

Dall’effetto alla causa

Similmente ad altri campi , come per esempio la scala Mercalli per gli eventi sismici, partì dall’effetto per misurare la causa :

quante vele poteva spiegare una nave militare a pieno carico senza perderne il controllo e rischiare la rottura delle attrezzature ?

Stabilì una scala di 12 gradi della forza del vento , e ad ognuno di essi associò appunto quel dato.

Per la classificazione si ispirò anche a marinai del secolo precedente come William Dafoe (più noto per essere l’autore di Robinson Crusoe) e,  poiché si era sul mare , ad ogni grado corrispose una determinata altezza delle onde generate dal vento.

Tornato in Inghilterra per i suoi studi fu insignito del grado di capitano e compì per il resto della sua vita numerose esplorazioni nel ruolo di capo dell’Ufficio Idrografico dell’Ammiragliato britannico.

Il Mare di Beaufort nel Mar Glaciale Artico e l’isola di Beaufort in prossimità del continente Antartico, devono a lui il loro nome .

La sua scala di misurazione del vento fu dichiarata applicabile nel 1853 nella prima Conferenza Meteorologica Internazionale fino a divenire ufficialmente l’unica utilizzata  nel 1926 ed è tuttora in auge, anche come riferimento per l’altezza delle onde sulla superficie del mare .

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L’altezza delle onde sulla superficie del mare

Quest’ultimo tema è stato poi approfondito con l’ausilio delle leggi fisiche , stabilendo relazioni tra le misure tipiche di una onda: la sua altezza , la sua frequenza e così via.

Queste dipendono dalla forza del vento, ma  anche dalla distanza da cui esso soffia ( il “fetch”) , dalla profondità del bacino su cui imperversa e quindi dalla distanza dalle coste terrestri; avvicinandosi ad esse, le onde diventano più frequenti e ripide .

La correlazione con i mercati finanziari

Trasferendo questo concetto al nostro ambito di analisi , possiamo notare come alcune di quelle relazioni si possano trovare verificate anche nell’andamento dei mercati.

Non a caso una delle analisi tecniche di uso più frequente che parla di ciclicità nelle oscillazioni dei mercati , è conosciuta come teoria delle Elliott Waves (wave = onda) .

Ma ancora più interessanti sono gli studi condotti da colui che è ritenuto il “padre” dell’analisi tecnica , quel Charles Dow fondatore, alla fine dell’800, della Dow Jones and Co. e cofondatore del Wall Street Journal , che basò la sua teoria su sei principi basilari , studiando la relazione tra indici azionari che ancora oggi portano il suo nome .

I principi di Charles Dow

Uno di questi principi suggerisce come l’andamento del mercato si articoli in varie fasi all’interno di periodi sia crescenti (che esamineremo in questa sede) che decrescenti.

La”pendenza” della curva dei prezzi diviene via via maggiore , in 3 step successivi più o meno precisi , fin quando il trend non si esaurisce per lasciare spazio ad una inversione del mercato nella opposta direzione .

Se esaminiamo l’andamento dell’indice tecnologico Nasdaq  ne abbiamo evidenza :

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Anche negli anni ‘90 l’andamento fu analogo a quello recente , lo mostriamo meglio riducendo la scala del grafico :

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Evidente l’analogia con il periodo più recente .

E le nostre onde del mare?

Nel prossimo disegno vengono mostrate le forme e dimensioni delle onde all’avvicinarsi alla costa. Per rendere il concetto più evidente , il ricorso è stato al fenomeno ondoso che si origina nei famosi “tsunami” , ma è solo una amplificazione di quanto accade normalmente quando la profondità diminuisce.

 

immagine maree

 

Maggiore frequenza dei picchi successivi, pendenza (altezza delle onde) in crescita  e poi la conclusione nell’affievolimento del fenomeno , una volta giunto a lambire la terraferma.

E’, in campo finanziario, la successiva correzione del mercato , con relativo cambio di direzione .

Se pensiamo allo scoppio della bolla “dot.com” di inizio 2000 , qualcosa di non molto diverso da uno tsunami !

 


Andamento dei principali indici e mercati e commento

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Listini azionari Usa

Negli ultimi giorni della settimana appena trascorsa i listini azionari Usa hanno messo a segno un recupero che ha permesso loro di chiudere la settimana in positivo , nonostante i dati macro abbiano consegnato un quadro non favorevole ad un rientro dell’inflazione in tempi brevi.

I rendimenti dei titoli obbligazionari statunitensi hanno toccato quota 5% sulla scadenza trentennale , un dato che non si vedeva da molti anni .

Ma evidentemente è scattata l’idea del “tanto peggio , tanto meglio” :  forse il picco dei rendimenti è stato raggiunto e tutto sommato l’inflazione fa meno paura se si accorda con una economia in crescita .

Naturalmente sarà il caso di rivedere il livello di quel tasso “neutrale” (o “naturale”) che nel lungo periodo consente equilibrio tra domanda ed offerta , sia di beni e servizi che di moneta ; più probabile che si possa situare ora un po’ più in alto di quel 2% che la teoria macroeconomica proponeva finora .

La definizione di quel tasso è diventato il “Sacro Graal” di tutti gli studiosi : probabilmente ha ragione quel membro (Mann) del comitato di politica monetaria della Bank of England , che ha sostenuto in settimana l’idea che in futuro i fenomeni inflattivi saranno più violenti che in passato e quindi richiederanno politiche monetarie più tempestive ed efficaci , oltre che focalizzate su livelli dei tassi più alti di quelli cui ci siamo abituati nell’ultimo decennio fino al 2022 .

Le borse europee

sono rimaste al palo , zavorrate da una prospettiva di crescita economica dell’area meno positiva . A livello settoriale si è visto l’impatto del calo del prezzo del petrolio , che allontana lo spettro di una inflazione ancora persistente ed il calo non è avvenuto tanto per una diminuzione prevista della domanda , ma piuttosto per le dichiarazioni meno rigide da parte di alcuni membri Opec sui previsti tagli alla produzione , che potrebbero essere meno netti di quanto stabilito in origine .

Settore tecnologico

Così il settore tecnologico , tipicamente “interest-sensitive” ha chiuso l’ottava in positivo sia in Europa che negli Usa , seguito nella performance dal settore dei Media , che raramente cresce se non in uno scenario di previsto sviluppo positivo delle economie ( se non altro, per la previsione di maggiori entrate pubblicitarie ) .

Mercato dei Cambi

Movimentato anche il mercato dei cambi , soprattutto martedì quando il cambio Dollaro/Yen si è affacciato sopra 150 , cui è seguita una reazione immediata che in pochi secondi ha raggiunto quota 147,3 : intervento della Bank of Japan ? Le autorità locali non hanno né smentito né confermato : si è trattato probabilmente di un “avviso ai naviganti” , nel senso di non scommettere su un indebolimento ulteriore dello Yen poco gradito da Tokyo .

Poi nei giorni successivi il cambio è ritornato poco sopra 149 , nonostante il fatto che il Dollaro Usa si sia indebolito contestualmente ad un atteggiamento più positivo dei mercati di rischio , ai quali come sappiamo il biglietto verde è correlato negativamente .

Materie Prime

Un’altra sua correlazione tipica , quella con il prezzo del petrolio , ha smesso invece momentaneamente di funzionare : il calo del WTI è stato di quasi il 9% in settimana per i motivi sopra esposti , e non accade spesso che le variazioni siano così ampie .

Anche l’Oro ha chiuso in negativo ma in misura molto più limitata (-1,03%) ; non poteva resistere in presenza di nuovi massimi dei rendimenti obbligazionari , ma tutto considerato la variazione non è stata poi così ampia , visto anche l’ipervenduto accumulato sulle quotazioni .

In conclusione

Quindi in conclusione i mercati azionari dovranno trovare un equilibrio intorno a previsioni di utili aziendali in crescita , altrimenti sarà difficile reggere la concorrenza di rendimenti di quasi il 5% offerti dalle obbligazioni governative e il comparto degli high-yield (obbligazioni di emittenti di basso rating) offre un rendimento addirittura superiore al 9% , con un profilo di rischio intermedio tra le azioni e i Treasuries (più vicino alle prime ovviamente) .

Tra i dati da seguire nella settimana entrante , l’andamento negli Usa dei prezzi al consumo e l’arrivo delle prime stime degli utili trimestrali delle Corporates  con le banche , come da tradizione , ad aprire la scena .

La sintesi della situazione , come solito , è riassunta di seguito dal nostro indicatore . In riferimento a venerdì 06/10 segna un valore di 52,5 , sostanzialmente stabile rispetto a sette giorni prima e oggi orientato tra neutrale e positivo.

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ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI

 


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8 Ottobre 2023