La (s)fiducia nel brand

Il proverbio lo conosciamo tutti: “chi più spende meno spende”. Il significato è molto semplice. Chi spende di più e acquista cose affidabili e di qualità ha molte meno probabilità di andare incontro a disagi e problematiche che porteranno a ulteriori spese, rendendo vano il risparmio iniziale.

Nelle nostre quotidiane abitudini di spesa lo sappiamo bene che se acquistiamo una cucina Dada, tanto per dirne una, sarà qualitativamente meglio di quella Ikea o se optiamo per un televisore della B&G non avremo concorrenti dotati di una qualità così eccelsa. Di esempi se ne possono fare moltissimi.

I BIG della finanza

Ma nella finanza, il brand è davvero sinonimo di qualità? Valgono le stesse regole che riscontriamo negli altri settori merceologici? Siamo sicuri che più il brand è forte e più qualità aggiungo al mio portafoglio? Questa è una riflessione molto importante che ognuno di noi dovrebbe porsi perché purtroppo ancora troppi risparmiatori non riescono a comprendere quanto sia necessario identificare e comprendere bene questo aspetto. Il marketing della finanza fatto di salotti lussuosi e di epiteti come Wealth Management è certezza di costo. Più è in vista e più il cliente paga. In sintesi se nell’industria in senso ampio il brand è importante, nella finanza impoverisce le tasche.

La decorrelazione con il brand

Questo perché è arcinoto che nei mercati finanziari non c’è certezza di nulla, nemmeno per i cosidetti “big brand”, e proprio per questo, comprare e pagare l’incertezza a caro prezzo è particolarmente oneroso e senza senso. Quando sentite e leggete storie molto affascinanti, a condimento di un TER (Total Expensive Ratio ossia costo totale dell’investimento) superiore al 2%, scappate a gambe levate e senza voltarvi indietro. Non ve ne pentirete mai.


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12 Ottobre 2020