Last but not least (se non, talvolta, first)

Gentili lettori ,

il titolo è quello che si definisce una frase “idiomatica” , tipica cioè di una lingua o di un modo di esprimersi, che spesso viene usata anche da noi in Italia per significare che, in una nostra elencazione, l’ultimo elemento non è il meno importante.

Una frase ormai divenuta proverbiale

da quando Shakespeare la fece pronunciare nel suo Giulio Cesare da Antonio (“Though last, not least in love”), per ritrovarla anche nel Re Lear (“Although our last, not least”) dello stesso autore.

In realtà l’origine di quel concetto è ben più antica: talvolta sono proprio gli ultimi ad essere premiati , come nella parabola del vignaiolo dell’Evangelista Matteo.

Costui aveva bisogno di manodopera per la sua vigna, e si recò poco dopo l’alba nel paese vicino per reclutarla, offrendo a coloro che non avevano occupazione una ricompensa in denaro, e tornò alla vigna con quelli, che iniziarono a lavorare.

Tornò poi, durante la giornata, altre tre volte in paese a cercare operai, ma stavolta senza promettere un compenso specifico: coloro che lo seguirono ebbero semplicemente fiducia in lui .

Alla fine della giornata, il vignaiolo compensò tutti con lo stesso denaro, partendo da quelli che aveva trovato per ultimi: uno dei primi protestò dicendo che non era giusto che gli ultimi arrivati ottenessero lo stesso compenso.

La risposta fu molto netta:

è vero che avranno lavorato meno, ma lo avevano fatto in fiducia lui e non perché attratti dalla remunerazione promessa: quindi se non nel tempo dedicato, erano da premiare per la fede che avevano avuto in Lui. E l’ultimo pronome l’abbiamo scritto con la maiuscola perché nel vignaiolo Matteo adombrava il Signore, che nella religione cristiana è depositario di una volontà di giustizia che trascende quella materiale degli umani : così, gli ultimi saranno i primi, versione ante-litteram della frase in Inglese del titolo.

Tornando a questioni più “terrene”

essendo all’inizio dell’anno ci è venuta la curiosità di controllare cosa accade di solito sui mercati nell’anno nuovo dopo un precedente con risultati particolarmente positivi (2023) o negativi (come il 2022): ebbene, è frequente una iniziale attività di rotazione tra settori ed asset, dedicando maggiore attenzione a quei comparti che hanno avuto la variazione più ampia, nella ricerca da parte degli operatori di quel rimbalzo, o inversione di rotta, che fosse fonte di utile.

Vediamo allora cosa è accaduto sui principali mercati :

tabella

I comparti che avevano visto la peggiore performance nel 2022 sono stati in media i migliori del 2023: il peggiore in assoluto (Nasdaq) è stato addirittura il migliore, così viceversa per il migliore (Volatilità) .

E a livello di singoli settori? Vediamo la tabella seguente:

tabella

Anche in questo caso la tendenza si è ripetuta: qui i peggiori due settori del 2022 sono stati i migliori del 2023: e viceversa, i due che vincevano la classifica nel 2022 sono stati tra i peggiori nell’anno appena trascorso (terzultimo, l’Energy, e ultimo, le Basic Resources) .

Cosa è accaduto allora da inizio anno 2024 ?

Un po’ presto per trarre conclusioni , ma i trend sono i seguenti:

tabella

Migliore e peggiore si sono scambiati il posto tra fine 2023 e giovedì scorso 4/1. Ecco i settori:

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I due settori peggiori da inizio anno erano sul podio del 2023 : il migliore nel 2024 era tra gli ultimi 5 del 2023; anche le medie confermano la tendenza.

Ma attenzione|

non per tutte le classi di asset vale lo stesso discorso: per le valute non funziona allo stesso modo , i risultati sono più variegati e in generale tendono a confermarsi da un anno all’altro, quindi con un comportamento opposto a quelli fin qui esposti . Che comunque risaltano per il loro significato statistico, non sono mai certezze per il futuro, né potrebbero esserle.

Ora, concludendo l’argomento, ci possono ben essere motivazioni fondamentali alla base degli andamenti dei comparti nel tempo, anzi, guai se non ci fossero; ma il pensare a un titolo o un indice che è diminuito nella sua quotazione spesso la fa apparire come “conveniente” e quindi lo si acquista “a prescindere” , e viceversa per quelli saliti di prezzo, che siamo tentati di vendere per non perdere il gain acquisito.

Sono due atteggiamenti su cui si è scritto molto: sono i famosi “bias” comportamentali che tanta influenza hanno sulle decisioni di investimento, e purtroppo spesso sono la causa principale delle maggiori delusioni tra gli operatori meno esperti e smaliziati.

Questo perché, al di là di quella che può essere una occasione da cogliere nel breve periodo, e chiudere presto possibilmente con profitto, il complesso di un portafoglio ha logiche diverse dal “mordi e fuggi” , e si basano sulle nostre personali esigenze ed aspettative che hanno una prospettiva temporale ben più diluita nel tempo, e anche se qualche anno non ha fornito i risultati attesi, possiamo guardare senza ansia a quel frangente come temporaneo: potremmo figurare qualche volta tra gli ultimi, ma se qualcosa abbiamo imparato in questi anni, è che l’importante è essere primi alla meta, non durante il tragitto.

Questione di esperienza e di fiducia in sé stessi e in chi ci affianca con le sue competenze nel nostro cammino.


Proseguiamo, come di solito, con il commento all’andamento dei principali mercati nella scorsa settimana .

Andamento dei principali indici e mercati e commento

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Nella view degli operatori, le probabilità di un prossimo allentamento della politica monetaria negli Usa sono diminuite, e quindi i mercati più sensibili all’evoluzione del costo del denaro hanno registrato cali più o meno significativi; si guarda ora ad alcuni livelli di chiusura come “spartiacque” tra fasi positive e negative: 15.000 sull’indice Nasdaq e 4.750 di S&Poor’s tra gli indici azionari, il 4% di rendimento dei Treasury bonds , 1,10 sul cambio Eur/Usd, per citare solo i principali .

Come già scritto nella parte iniziale del report, è stata attuata quella che si definisce in gergo come “rotazione settoriale” , tra comparti più o meno volatili nelle quotazioni : aggiungiamo qui una analisi basata sulle fasi economiche .

E’ tradizione suddividere tali fasi in quattro periodi, in ognuno dei quali alcuni settori sono protagonisti:

  • inizio della crescita (“early”: finanziario, materie prime, industriale),
  • sviluppo (“mid”: servizi, commercio, tecnologia),
  • fine della crescita (“late”: beni ciclici, energia),
  • rallentamento o recessione (“rec”: telecomunicazioni, sanità, utilities) .

Nel prossimo grafico vediamo il comportamento nell’ultimo semestre dei settori raggruppati per ciascuna fase:

grafico

Possiamo notare come i gruppi relativi alle prime fasi del ciclo economico (“early”, “mid”) siano le più volatili nell’andamento (le più sensibili alle evoluzione delle aspettative) : nello scorso ottobre il loro recupero favorì quello dei listini azionari; nella settimana appena trascorsa sono stati, di converso, i più penalizzati, mentre i settori nei gruppi “late” e “rec” hanno tenuto : in particolare, i migliori dell’ottava sono stati il comparto farmaceutico e quello delle utilities , i peggiori il tecnologico e la distribuzione .

Il mercato obbligazionario

dal canto suo ha visto il ritorno dei rendimenti dei Treasury sopra il 4%, per effetto di prese di profitto degli operatori dopo il recente rialzo dei prezzi ; gli ultimi dati macroeconomici relativi al mercato del lavoro Usa, diffusi come solito la prima settimana del mese, hanno mostrato una economia ancora solida, e le previsioni per i prossimi mesi sono per un “soft landing” piuttosto che per una recessione vera e propria , e quindi la FED non taglierà i tassi tanto presto, da qui le vendite di titoli a reddito fisso. Tra i comparti di quel settore, hanno registrato un calo minore delle quotazioni i titoli emessi con rating basso (“high yield”) , mentre quelli “investment grade” hanno registrato un calo, nella media, di quasi il 2%.

Il pericolo di estensione del conflitto mediorientale ha spinto al rialzo le quotazioni del Petrolio, e soprattutto i noli marittimi: l’insicurezza del transito sul Mar Rosso si è riflessa in un raddoppio del costo del trasporto di un container dall’Asia all’Europa : da Shangai a Rotterdam sono oggi necessari oltre 3.500 US Dollars per FEU  (container per merci generiche di misura standard , “Forty-Foot Equivalent Unit”, 40 “piedi”) dai circa 1.700 di una settimana fa. Se la situazione non si risolve rapidamente, saranno inevitabili i riflessi sui prezzi dei materiali e beni importati, e potenzialmente sull’inflazione.

L’Oro si è mantenuto sostanzialmente stabile intorno ai 2050 dollari/oncia, mentre i metalli industriali sono calati leggermente; continua il recupero dai minimi delle quotazioni del Gas naturale, mentre i prezzi delle commodities agricole restano basse, con l’unico lieve recupero dei contratti sul Grano nelle ultime due sedute.

Quanto al mercato valutario

il rimbalzo dell’inflazione nell’area Euro in dicembre rispetto al mese precedente non ha scosso più di tanto le quotazioni, il Dollaro resta in prossimità di 1,10 mentre lo Yen si è deprezzato rispetto alle principali controparti, in quanto le recenti dichiarazioni delle autorità monetarie del Sol Levante hanno fatto intendere che una modifica della politica monetaria non è imminente. Il Franco Svizzero, dopo aver fatto segnare i massimi di periodo, è ritornato sopra 0,93 contro Euro, mentre la Sterlina Inglese ha visto moderati flussi in acquisto.

Nella prossima settimana, da seguire i dati su inflazione e prezzi alla produzione negli Usa, gli ultimi sul tema  prima della prossima riunione della FED del 31 gennaio; inizieranno ad affluire anche i numeri relativi agli utili societari nel quarto trimestre, a partire, come solito , dalle maggiori banche statunitensi.

La sintesi della situazione, come solito, è riassunta di seguito dal nostro indicatore, il cui dato è rimasto sostanzialmente stabile .

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Guardando però all’evoluzione dell’indicatore negli ultimi giorni, notiamo come nella settimana appena trascorsa abbia toccato un minimo a 25, lo stesso livello segnato in ottobre 2023, da cui poi il mercato recuperò nell’arco di qualche settimana.

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ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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7 Gennaio 2024