L’inversione termica

Gentili lettori ,

parliamo oggi di un fenomeno “di stagione” , che si verifica durante il periodo invernale e in particolare quando c’è poco vento: l’inversione termica.

L’inversione termica

ha luogo quando, salendo dopo il tramonto dalla pianura verso le colline e le montagne , ci accorgiamo che la temperatura dell’aria non diventa più rigida come saremmo portati a pensare, ma anzi risale di alcuni gradi.

Non rispetta, cioè, il normale “gradiente termico”, cioè la comune diminuzione della temperatura salendo di altitudine , in genere di circa 6-7 gradi ogni 1000 mt. , che si verifica perché il Sole riscalda il suolo terrestre che poi cede il calore all’aria soprastante: quest’aria tenderà a salire verso l’alto dove, a contatto con minori pressioni atmosferiche, si espanderà e si raffredderà.

Maggiore è il riscaldamento del suolo, come nei deserti, più ampio sarà quel “gradiente” a parità di variazione di altitudine; ma in particolari condizioni meteorologiche si può verificare il contrario, e salendo di quota la temperatura aumenta invece di diminuire.

Per esempio:

d’inverno il Sole riscalda il suolo solo per poche ore durante la giornata, e al tramonto quel poco calore viene ceduto all’aria e così la superficie terrestre si raffredda rapidamente: di conseguenza, l’aria a contatto con il suolo diviene più fredda rispetto a quella negli strati superiori dell’atmosfera, almeno fino ad altitudine di 2000-3000 mt.

Il fenomeno dipende quindi dalla maggiore velocità con cui il suolo si raffredda rispetto all’aria; naturalmente deve esserci assenza di vento, che la rimescolerebbe dissipando l’inversione termica, e in questa condizione di aria stabile l’inversione dura tutta la notte, fino alle prime ore dell’alba.

Il Gruppo del Latemar nelle Dolomiti
Il Gruppo del Latemar nelle Dolomiti

Nelle valli montane

che tendono a restare isolate rispetto alla circolazione d’aria, succede qualcosa di analogo, ma stavolta la causa è il più rapido raffreddamento dei pendii, che provoca una diminuzione della temperatura dell’aria ed un aumento quindi del suo peso: le masse più pesanti scendono verso il basso, spostando quelle più leggere e calde verso quote più alte.

Purtroppo esiste il rovescio della medaglia, e se può essere gradevole per gli amanti della montagna, il fatto che le masse d’aria più basse e fredde restino vicine al suolo favorisce la formazione di foschie e nebbie e non consente che gli inquinanti si dissolvano, peggiorando la qualità dell’aria in pianura.

Nel mondo finanziario

Un fenomeno che in apparenza confligge con un principio generalmente accettato e condiviso avviene non solo in tema meteorologico, ma anche in altri campi del sapere scientifico umano, e spesso lo studio di quella eccezione permette di comprendere meglio le cause dei eventi , e quanto questi siano potenziali segnali di cambiamento di scenario.

Nemmeno la Finanza dei mercati si sottrae a questo meccanismo, e prendiamo allora spunto dall’argomento per esaminare un tema caro non solo agli analisti, ma anche molto utile per la definizione di strategie di portafoglio che siano in grado di cogliere i “trend” più interessanti: quella che si chiama in gergo tecnico “analisi settoriale” , cioè lo studio dell’andamento in Borsa dei settori di attività economica; e soprattutto il loro confronto negli ultimi anni.

Ebbene, di solito si pensa che il settore più “volatile” nelle quotazioni, da sempre quello Tecnologico, sia quello destinato a riservare i maggiori rischi per l’investitore, mentre altri comparti sono associati ad una idea di maggiore stabilità e quindi di minore rischio.

Chi non ricorda la bolla delle società “dotcom” a cavallo degli anni 1999 e 2000?

Allora, bastava che un’impresa aprisse il suo bravo sito Internet di e-commerce per la vendita dei suoi prodotti, e immediatamente diventava gallina dalle uova d’oro: si arrivò a valutare ogni semplice contatto (cioè bastava che un soggetto visitasse il sito dell’azienda) oltre 10.000 Dollari Usa  , quale prospettiva di utile futuro.

Poi sappiamo come è andata a finire: la bolla si è sgonfiata e ci sono voluti alcuni anni per ritornare ad una crescita meno parossistica ma più organica e regolare: oggi non essere presenti in rete significa semplicemente non esistere, dal punto di vista commerciale.

Negli ultimi 3-4 anni la dinamica dei settori è rimasta simile a quella tradizionale, con alcuni di essi considerati difensivi, come l’Alimentare e le Utilities , contrapposti al solito Tecnologico ; ma nel 2023 è successo qualcosa di particolare : la volatilità delle quotazioni è stata diversa rispetto al passato, e come solito ricorriamo alla comodità dei grafici per esporre il concetto.

Iniziamo dall’evoluzione dal 2020 ad oggi

La volatilità si riferisce all’ultimo mese di ogni anno, periodo nel quale i gestori fanno gli aggiustamenti di fine periodo per consolidare i risultati e prepararsi all’anno successivo. Vediamo cosa era successo nei primi tre anni del periodo analizzato:

grafico

Le volatilità dei settori (in ordinata in tutti i grafici) , e quindi il concetto di rischio associato ad ognuno di essi, avevano avuto un andamento “tipico” : il Tecnologico più soggetto ad ampie variazioni delle quotazioni , l’Alimentare e le Utilities più “tranquille”.

Ma aggiungiamo il dato del 2023 appena concluso:

grafico

Come si può notare, i rapporti tra le volatilità dei settori si sono invertiti.

Se raffrontiamo il dato del 2023 con la media degli anni precedenti, il mutamento è ancora più evidente:

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E’ ancora più interessante esaminare l’andamento di alcune società quotate, tra le più rappresentative di ogni settore: per il tecnologico, abbiamo selezionato Amazon, Microsoft ed Apple; Kraft per l’alimentare e NextEra Energy per le utilities (prima per capitalizzazione nel settore in Usa).

Vediamo l’evoluzione delle rispettive volatilità da fine 2020 a fine 2023:

grafico

Facendo lo stesso raffronto già presentato per i settori tra media degli ultimi 3 anni e valore attuale della volatilità:

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La associazione tradizionale tra settore Tecnologico e rischio si è invertita nell’ultimo periodo rispetto allo stesso frame temporale degli anni precedenti: e di converso, titoli appartenenti a comparti considerati difensivi hanno visto crescere la loro volatilità.

E stiamo parlando di un 50% in più o in meno rispetto alla media, non di differenze marginali!

Certamente ha avuto una influenza importante lo sviluppo basato sul crescente utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, che richiede ai computer una capacità di calcolo di molto maggiore rispetto al passato, di qui anche il forte progresso dei titoli delle società produttrici di microprocessori , Nvidia tanto per citarne una.

Crescite che però, nella media, sono state più regolari e costanti rispetto ad analoghe fasi del passato; con questo non si vuol sostenere che il settore tecnologico sia diventato improvvisamente di carattere difensivo, e alcuni eccessi probabilmente saranno causa di periodici storni del mercato, ma al di là della sempre necessaria cautela, un tale rivolgimento di scenario sul piano dei rischi relativi può preludere ad un progresso futuro di ampio respiro temporale, probabilmente in maniera più regolare rispetto ad altre fasi passate, come quella di inizio secolo citata più sopra.

Progresso che ha portato in prossimità dei massimi storici l’indice Nasdaq, sede di quotazione delle società più attive sul fronte dell’innovazione. Ottica nella quale i vantaggi di tassi di interesse in calo saranno di sostegno alla positività dello scenario, in quanto le società del settore, spesso in fase di start-up o di adeguamento dei processi produttivi, tendono a sfruttare il canale finanziario più di altre per la provvista dei mezzi necessari allo sviluppo della loro attività.

Ma anche la globalizzazione imperante avrà il suo ruolo, continuando ad alimentare un processo di concentrazione che ha accentrato, e accentrerà sempre più il comando nelle mani di poche società, con i vantaggi (per loro) connessi, ed i correlati rischi sul piano della concorrenza e del controllo dei flussi comunicativi ed informativi (social networks) , che dal punto di vista dei comuni cittadini, è forse il vero pericolo; e probabilmente il suo massimo storico, a differenza dell’indice S&P500 , è ancora lontano.


Proseguiamo, come di solito, con il commento all’andamento dei principali mercati nella scorsa settimana .

Andamento dei principali indici e mercati e commento

tabella

L’indice S&P500 ritocca i massimi del gennaio 2022, mentre il Nasdaq è ancora di circa il 6% inferiore ai top di ottobre 2021.

I dati macro affluiti in settimana hanno descritto un’economia in salute, soprattutto dal lato della domanda: la fiducia dei consumatori, secondo l’ultimo sondaggio dell’Università del Michigan, è in aumento, e per un Paese che fonda 2/3 del suo PIL sui consumi è una buona notizia, che fa passare in secondo piano, almeno per il momento, i numeri dell’inflazione e le attese del mercato sui tassi di interesse ufficiali, in quanto una cosa è l’inflazione a fronte di una economia debole, altra cosa è una dinamica dei prezzi supportata da una maggiore fiducia nella crescita, anche se non veloce.

Quanto ai dati reddituali e patrimoniali

delle società comprese nell’indice S&P , il rapporto tra quotazioni e utile stimato (P/E Ratio) è di poco superiore a 26 (a fine 2021 era poco sotto 40) , quello tra quotazioni e valori di bilancio (Price/Book Value) è a 4,56 (4,73 a fine 2021); il mercato sembra quindi scontare nel primo rapporto una stima di crescita degli utili leggermente inferiore a due anni fa, ma comunque positiva, nel secondo una valutazione più ottimistica sulla base dei bilanci attuali.

Gli indici azionari europei

non hanno seguito al rialzo quelli statunitensi, per le perplessità degli operatori sugli sviluppi della politica monetaria targata BCE, ma soprattutto per un sentiment meno positivo sull’economia del Vecchio Continente.

A livello settoriale, il settore tecnologico ha dettato la rotta dei listini, +3,74% l’ETF più rappresentativo, ma fa più sensazione il  risultato del settore Utilities, -3,70%, e vi rimandiamo alle considerazioni espresse nella parte iniziale del report sul significato di tale differenza; di rilievo anche il calo del comparto dell’Energia (-3,04%), nonostante il leggero rialzo della materia prima.

Andamento che non è stato replicato dall’Oro, che è diminuito di circa 1 punto percentuale, e qui la causa è il rialzo dei rendimenti obbligazionari, tornati sopra il 4% ; al di sotto di tale soglia scattano prese di profitto sul reddito fisso, e la curva dei rendimenti sta lentamente dirigendosi verso la sua inclinazione positiva più naturale: il differenziale tra i rendimenti a 10 e 2 anni sta tornando verso valori positivi, ci vorrà ancora del tempo ma gli oltre 100 bp negativi del 2023 sembrano superati, come da grafico seguente (fonte citata):

grafico

Tra i comparti del mercato obbligazionario i titoli High-Yield hanno tenuto meglio (-0,70%) di quelli con rating più elevato (-1,34% gli “investment grade”), giovandosi del clima positivo sui mercati azionari.

Per quanto riguarda le altre materie prime

oltre ai già commentati Petrolio ed Oro, restano stabili i metalli industriali (Rame +1,3%) a livelli comunque piuttosto bassi, viste le incertezze sui consumi cinesi; di rilievo la brusca inversione dei prezzi del Gas naturale dopo il recente recupero, il contratto Future di marzo 2024 ha perso circa il 15% in una settimana. Le materie prime agricole si stabilizzano su livelli vicini ai minimi di periodo.

Sul fronte dei cambi valutari

il Dollaro Usa ha beneficiato dell’aumento dei rendimenti, la Sterlina ha interrotto il recupero sull’onda dei dati macro usciti di recente, mentre il Franco Svizzero ritraccia dai massimi sia contro Euro che contro Dollaro. Per quanto riguarda lo Yen giapponese, la prossima settimana si riunisce la Bank of Japan per decidere sui tassi, ma non sono attese variazioni: oggetto di attenzione saranno allora l’ ”Outlook report” e le dichiarazioni del Governatore Ueda sugli scenari futuri.

Sempre la prossima settimana, oltre al Giappone, decideranno sui tassi ufficiali anche la Bank of Canada (mercoledì) e la BCE (giovedì); tra i dati macro di rilievo in uscita, quelli sul PIL statunitense (giovedì) e l’indice dei prezzi dei beni di consumo (il venerdì) catalizzeranno l’attenzione degli operatori, soprattutto in vista della riunione della FED del 31 gennaio.


La sintesi della situazione, come solito, è riassunta di seguito dal nostro indicatore; il recupero dai minimi di inizio mese è continuato nella settimana.

grafico

ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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21 Gennaio 2024