Mercati in agrodolce

Gentili lettori ,

la cucina con la tecnica dell’agrodolce utilizza ingredienti dal sapore agro uniti ad altri da sapore più dolce, per realizzare una sintesi di quegli estremi che va a condire i cibi.

Di regola il sapore acido viene tratto da aceto o succo di limone, mentre la dolcezza viene portata dall’uso di miele o zucchero: questa tecnica fu all’inizio utilizzata per la conservazione dei cibi quando gli strumenti di refrigerazione non erano stati ancora inventati, sfruttando le qualità degli ingredienti che così allungavano la vita degli alimenti.

La storia della tecnica ‘agrodolce’

I primi esempi di cucina agrodolce risalgono all’antica Roma, con l’abitudine di mescolare aceto e miele per ottenere un condimento adatto ad insaporire sia i piatti di carne che di pesce, come racconta lo storico Apicio nella sua (o almeno a lui attribuita) De Rex Coquinaria: lo zucchero mancava ancora perché fu introdotto dagli Arabi in Europa solo molti secoli più tardi, a cominciare dalla Sicilia che per questo motivo vanta la più ampia tradizione di cibi che sfruttano il contrasto dei sapori per attrarre i palati: a Nord-Est, la tradizione della salsa “in saor” deriva anch’essa dal nome del composto di aceto, uvetta e pinoli che, una volta “caramellato” insieme agli alimenti, veniva sfruttato per una più lunga conservazione del cibo ( le sarde nel caso specifico) sulle navi della Repubblica di Venezia.

Molti pensano alla tradizione culinaria cinese come patria dell’agrodolce, in realtà la pratica è diffusa soprattutto all’estero dai ristoranti ispirati a quella cucina, mentre nella madrepatria l’uso è meno generalizzato; famosa anche la salsa “Chutney” di origini Indiane, che all’aceto e allo zucchero affianca erbe, frutta o verdura, il tutto abbinato alle immancabili spezie di quel Paese.

Se poi, per pigrizia o mancanza di tempo, si preferisce un condimento già pronto con l’abbinamento dei due gusti, niente di meglio di un po’ di  mostarda, possibilmente da Cremona o zone limitrofe, per la sintesi rapida ed ideale di aspro e dolce; ideale, per esempio, il suo utilizzo insieme al parmigiano per farcire i tortelli di zucca , piatto tipico del Mantovano.

Il diverso significato di ‘agrodolce’

In altri ambiti meno “appetitosi” il termine è usato per definire situazioni nella quali vi sia contrasto: una vicenda in “agrodolce” è una storia raccontata con l’unione di eventi positivi e negativi che si alternano nel suo svolgimento; oppure sono tali quegli atteggiamenti che sotto la superficie di un’apparente cortesia nascondono sentimenti di avversione o rabbia.

Ma se parliamo di contrasti e di alternanza di dolcezza e asprezza, niente di meglio del mondo finanziario e dell’evoluzione dei mercati , con i listini soprattutto azionari che regalano periodicamente sorrisi o rimpianti a seconda del loro andamento: nel nostro ambito però si è andati oltre, e proprio il rapporto tra fasi diverse è divenuto nel tempo oggetto di attento studio.

In particolare, la correlazione tra mercati è un ingrediente che nessun gestore può trascurare, nel definire gli equilibri a lungo termine dei portafogli mobiliari: è un parametro molto utile soprattutto quando tende a variare nel tempo, indicando che un diverso rapporto di forze tra le classi di asset sta prendendo il sopravvento rispetto al passato, invitando così ad una modifica della composizione dei patrimoni per meglio adattarli alle nuove tendenze.

L’agrodolce in finanza

Come sappiamo, la scelta più importante è quella del tipo di rischio cui ispirare la gestione di un portafoglio d’investimento, e che questo si adatti al meglio alle esigenze e agli obiettivi del suo titolare.

La prima decisione da adottare consiste nell’assegnare un peso idoneo rispettivamente ai comparti obbligazionario ed azionario, per poi nel dettaglio decidere su settori, durate e così via: scelta che anche nei recenti periodi ha potuto contare su utili suggerimenti dall’evoluzione della correlazione sopra citata, e ne vediamo l’esempio di seguito.

Poiché il tema dei tassi di interesse predomina su tutti gli altri, considereremo anche l’aspetto valutario che del primo è immediata conseguenza. Nel prossimo grafico esaminiamo allora l’andamento, da inizio anno, della correlazione tra l’indice azionario Usa S&P500 e i prezzi dei Titoli Obbligazionari governativi statunitensi (linea di colore azzurro) e della correlazione tra Dollaro Usa e lo stesso indice azionario (linea rossa).

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Iniziamo allora dal costo del denaro, fattore da cui dipendono a cascata tutti gli altri comparti, e quindi dall’andamento della valuta, inevitabilmente ad esso legato. A fine 2023 (nel prossimo grafico è mostrato il rapporto con l’Euro) il cambio aveva raggiunto un massimo di periodo (quindi un dollaro debole) e iniziava a mostrare segnali di un imminente cambio di direzione: allora l’ipotesi era quindi una divisa che aveva maggiori probabilità di rafforzarsi.

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Sono tracciate anche le medie mobili di tipo esponenziale, il cui “incrocio” a fine 2023 avvalorava lo scenario atteso.

Ora, se il Dollaro era destinato ad apprezzarsi, avremmo dovuto acquistare quell’asset la cui correlazione con la divisa poteva attendibilmente aumentare: e poiché a fine anno scorso quella tra Dollaro e Treasury Bonds era ai massimi (vicino a 1 che è il valore massimo che il parametro può assumere) e quindi con pochi spazi di crescita, si sceglieva di andare “lunghi” sulla borsa (puntando sul suo rialzo) e “corti” sulle obbligazioni.

Si manteneva tale strategia fino ad aprile, quando le correlazioni iniziavano ad invertire il loro andamento: dal canto suo il Dollaro aveva raggiunto il suo apice di valore contro Euro (minimo del primo grafico) e quindi , se la divisa iniziava ad indebolirsi, conveniva restare lunghi sulla borsa, perché la sua correlazione con la divisa iniziava a diminuire: ma poiché  quella tra borsa ed obbligazioni stava risalendo si sceglieva di cambiare strategia sulle obbligazioni , iniziando ad acquistarle (posizione da “corta” a “lunga”) da quel momento in poi .

Era una possibile strategia applicando con metodo l’uso delle correlazioni, o meglio delle loro variazioni. Vediamo allora i possibili risultati nel prossimo schema:

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Come si può notare, la strategia “adattata” alle variazioni delle correlazioni avrebbe reso il doppio rispetto agli andamenti di mercato, considerando sempre un portafoglio 50% azionario ( con direzione lunga+lunga) e 50% obbligazionario (con direzione corta+lunga).

Le variazioni nel tempo nelle correlazioni non sono sempre così’ lineari, ma quando ciò accade, come da inizio anno nell’esempio descritto, possono essere un valido driver delle decisioni.

Passiamo alla consueta analisi dei principali mercati.

Andamento dei principali indici e mercati e commento

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Anche in Finanza esiste il “rovescio della medaglia”: se da un lato le aspettative sul primo taglio dei tassi si fanno più concrete in Europa e vengono posticipate di qualche mese negli Usa, le borse d’oltre Atlantico hanno passato il testimone dei rialzi a quelle europee come logica conseguenza, e anche i recenti dati macroeconomici, meno favorevoli agli Usa e con qualche segno di ripresa da noi, hanno contribuito allo scenario.

A livello settoriale se ne ha conferma: se il comparto delle Utilities continua a marciare senza sosta nelle due aree (+4,18% in Usa, +4,65% in Europa), quello Tecnologico si differenzia (+1,33% Usa, +4,20% Eu) così come l’Industriale (+2,37% Usa, +4,14% Eu):  anche un settore difensivo come l’Alimentare marca il distacco (+0,38% Usa, +3,53% Eu) tra Ovest e Est.

A livello più dettagliato, se l’Etf sulla tecnologia segna un progresso superiore alla media è per effetto delle componenti di minore capitalizzazione, mentre le “big 7” sono cresciute in media come gli indici, senza slanci particolari se si esclude il titolo Meta.

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Spostandoci più a Est, l’indice Nikkei ha chiuso la settimana praticamente invariato, probabilmente per quanto riguarda il Giappone l’attenzione degli operatori è più concentrata sul mercato dei cambi che come più sotto scriviamo ha vissuto una forte volatilità sullo Yen; sempre ottimisti invece sulle prospettive delle borse asiatiche, con l’indice Hang Seng in buona crescita (+2,64%) anche per le attese di incentivi pubblici all’economia.

Le ultime notizie sui minacciati incrementi dei dazi da parte Usa sull’import di veicoli elettrici dalla Cina non hanno creato effetti negativi almeno per il momento; tra l’altro, proprio per il contributo dell’automotive i numeri da inizio anno mostrano che ora il principale partner commerciale della Germania sono gli Usa e non più la Cina: le aziende tedesche hanno evidentemente risposto all’appello lanciato alcuni mesi fa dal Governo di operare un de-risking sul piano commerciale nei confronti di Pechino.

Il tutto condito dal calo della volatilità degli indici azionari, con quello sull’S&P500 tornato poco sopra 12, un livello che in altri periodi aveva limitato il calo di quel parametro, vedremo se sarà così anche stavolta.

Sul piano obbligazionario i rendimenti Usa sono rimasti intorno al 4,50% anche se lo spostamento lungo la loro curva è stato diverso in Europa rispetto agli States: infatti nell’area Euro la linea è salita leggermente rispetto allo scorso venerdì riflettendo le novità positive sulle attese della crescita economica:

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Mentre oltreoceano i tassi a breve sono saliti leggermente a differenza di quelli a lunga che sono diminuiti di qualche punto dopo la scadenza decennale, riflettendo da un lato le aspettative di un ribasso dei tassi ufficiali meno imminente, dall’altro quelle su un possibile rallentamento della crescita rispetto ai ritmi finora espressi:

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Sulla stessa falsariga l’andamento tra classi di rating, con il comparto High Yield che non ha tratto beneficio dalla stabilità dei rendimenti dei titoli governativi, chiudendo l’ottava a -0,23% .

Il mercato Forex come anticipato più sopra ha visto come protagonista lo Yen giapponese: il doppio intervento della Bank of Japan degli scorsi giorni a favore della divisa è stato solo un palliativo, troppi gli interessi incrociati ad uno Yen debole, sia sul piano commerciale che su quello speculativo, da parte di coloro che utilizzano il “carry trade” come fondamento dell’operatività. Qualche rischio in più di importare inflazione per Tokyo, ma finchè la politica monetaria resta espansiva, e non sarà certo un rialzo di 15/20 bp a cambiare l’orizzonte, anche se i rialzi di alcune materie prime come ad esempio il Rame rischiano di peggiorare i costi delle imprese, non si temono contraccolpi particolari almeno nel breve periodo. In Europa tornano gli acquisti sulla Sterlina dopo la decisione della BoE di mantenere i tassi invariati, poco mosso invece il Franco Svizzero.

E visto che abbiamo parlato di commodities completiamo il quadro con il recupero dell’Oro che dopo qualche puntata sotto i 2300 dollari/oncia ha presto recuperato verso 2400, e con l’Argento che ha segnato quasi un 6% di guadagno settimanale: il Petrolio si è invece mantenuto stabile, mentre tra le Agricole continua il forte recupero del Grano (+8,19% in settimana) seguito dal Mais a +4,36%, progressi che non si sono estesi alla Soia, in prossimità della scadenza dei future del mese di maggio sul comparto.

Dopo una settimana di relativa calma, l’agenda macroeconomica annovera l’arrivo di dati molto importanti: l’andamento dell’ Inflazione nell’area Euro; negli Usa Prezzi alla Produzione, Inflazione e Vendite al dettaglio, tutti fondamentali per le previsioni sulle prossime mosse delle rispettive banche centrali, in particolare per la FED, mentre per la BCE la riunione di giugno è ormai attesa dai più come l’occasione del primo taglio dei tassi, che salvo eventi eclatanti non sembra in dubbio.


La sintesi della situazione è offerta come solito dal nostro indicatore: orientato verso le zone “verdi” nella destra del grafico con una maggiore convinzione rispetto a sette giorni fa.

batteria

ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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12 Maggio 2024