L’Ostracismo

Gentili lettori ,

il titolo ricorda una norma che fu istituita nell’antica Atene da parte di colui che per primo istituì la democrazia nella capitale ellenica, un nobile e politico di nome Clistene.

Si proveniva da un periodo di tirannie, da quella di Pisistrato poi proseguita dai suoi figli, Ippia e Ipparco; durante il potere di quest’ultimo scoppiò un periodo di confusione politica cui Clistene seppe porre rimedio con l’aiuto di Cleomene, capo degli Spartani.

Il nuovo regime democratico si basava su tre principi fondanti:

  1. la Parresìa (cioè la libertà di opinione e di critica) con
  2. la collegata Isegorìa (cioè la possibilità di prendere parola nell’assemblea dei cittadini, l’Ecclesia) e
  3. l’Isonomìa, cioè l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Ma Clistene viene ricordato anche per aver istituito l’Ostracismo, che consisteva in una sorta di votazione con la quale si condannava all’esilio di 10 anni colui che fosse considerato un pericolo per la patria, per evitare il ritorno alla tirannìa.

Era necessario un “quorum” di almeno 6.000 votanti dell’Ecclesia: essi scrivevano su di un coccio di terracotta (“ostrakon”, ne sono stati rinvenuti oltre 11.000) il nome della persona da esiliare, e le votazioni si tenevano tra gennaio e febbraio quando le attività connesse all’agricoltura conoscevano una pausa.

Lo “spoglio” doveva avvenire alla “luce del sole” nel vero senso della frase, in quanto doveva essere completato entro il tramonto del giorno della “votazione”; ad esito raggiunto, il “nominato” doveva lasciare Atene e non rimettere piede nell’Attica per dieci anni, pena la morte: ma non subiva né la perdita dei diritti politici né gli venivano inflitte pene pecuniarie: poteva addirittura nominare un gestore delle sue attività economiche in modo che se ne occupasse durante il suo esilio: “business is business”, insomma.

Frammento di “Ostrakon”
Frammento di “Ostrakon”

Capitò anche che qualcuno di loro venisse richiamato ad Atene durante il periodo decennale: per esempio Aristide, che era stato “ostracizzato” solo perché godeva di tale fama da far temere che la potesse sfruttare per diventare tiranno, fu fatto ritornare in patria per partecipare alle Guerre Persiane cui fornì il suo decisivo contributo, per esempio nella battaglia di Salamina, dove le milizie congiunte di Atene e Sparta al comando di Temistocle sconfissero la flotta del re Serse scongiurando la caduta delle polis greche sotto l’egida nemica.

L’ ostracismo oggi

Oggigiorno il termine si usa per descrivere quei fenomeni sociali nei quali un gruppo di persone decide di emarginare un suo membro , fino ad arrivare, nei casi più estremi, a veri e propri episodi di “bullismo”: e non è solo un fatto occidentale, per esempio in Giappone il fenomeno dell’ijime , come viene lì definito, è oggetto di studi approfonditi , che indagano da un lato sulla locale, millenaria mentalità che si basa sulla prevalenza della collettività sui singoli, dall’altro sulle forme di individualismo che si stanno diffondendo negli ultimi tempi.

Ma l’aspetto sociologico ci potrebbe troppo fuori tema, e allora, proseguendo nella disamina argomento del report della scorsa settimana, possiamo dire senz’altro che abbiamo assistito ad un fenomeno opposto:

pochi titoli delle società tecnologiche hanno estromesso il resto dei listini dalle performance più elevate, e siamo ormai alle soglie della “earning season” quando conosceremo i risultati trimestrali e le proiezioni economiche per il resto dell’anno delle principali società.

Come arriviamo a questa importante scadenza?

Con il rapporto prezzo/utili del “broad index”, cioè l’intero S&P500, pari a circa il 21% , ma se escludiamo le 10 società più capitalizzate (quasi tutte tecnologiche), il parametro non supera il 16,5%. Scenario analogo per quanto riguarda le performance borsistiche: il 40% dei componenti l’indice è addirittura negativo da inizio anno; solo un quarto di essi ha fatto meglio del listino, e questa frazione è la terza più bassa dal 1986.

Una situazione di concentrazione che può preoccupare ma che finora non ha evidentemente raggiunto un livello tale da consigliare una profonda rotazione settoriale: per esempio l’indice Nasdaq ha da qualche giorno ritoccato i suoi massimi storici, incurante delle possibili vertigini.

Diventa allora fondamentale l’esito dei prossimi dati economici delle aziende, che come da tradizione vedranno le Banche aprire la season; e con la situazione di tassi e (di conseguenza) margini elevati di cui hanno potuto godere non ci dovrebbero essere sorprese per il passato: quanto al futuro, dipenderà dall’evoluzione della politica monetaria e dall’andamento delle attività strettamente creditizie, con queste ultime che hanno dato qualche preoccupazione sul fronte insolvenze che stanno lievitando, anche se non al punto da inficiare il risultato del recente “stress test” sul sistema finanziario Usa condotto dalla FED, che ha descritto uno scenario di relativa solidità.

L’ETF più scambiato negli Usa sul settore ha un rapporto prezzo/utili di 6,85 , tipicamente più basso nel comparto e non lontano dalla media di periodo. Vediamo allora lo scenario analogo con l’indicatore distinto per settore economico (Usa) :

  • Industriale : 18,5% p/e
  • Materie Prime: 16,1%
  • Energia : 8,87%
  • Consumi di base: 19,9%
  • Farmaceutico: 16,67%
  • Consumi discrezionali: 24,2%
  • Utilities : 17,8%
  • Telecomunicazioni : 14,6%
  • Tecnologia : 23,8%

E’ abbastanza “normale” il dato della Tecnologia, meno quello dei consumi discrezionali, appannaggio di fasce sociali poco sensibili a tematiche economiche: soprattutto il settore turistico sta tenendo su il comparto.

E a livello geografico?

Ecco il confronto (indici MSCI) :

tabella

Abbiamo evidenziato anche il dato immediatamente prima dello scoppio della pandemia : negli Usa e a Taiwan, quest’ultimo per la crescita dei produttori di semiconduttori, il rapporto prezzo/utili attuale è superiore al numero pre-pandemico: l’opposto per la Germania e la Cina, stabile invece il Giappone.

E la somiglianza dell’andamento degli indici superiori per p/e al 2020 non è casuale, anzi nell’ultimo periodo ha visto una correlazione sempre più stretta tra i due listini (prossimo grafico in scala logaritmica per meglio evidenziare la relative dinamiche) :

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Se possiamo ancora parlare di “ostracismo” in tema di indici, stavolta dovremmo riferirci alla minore passione degli operatori per Europa, Giappone e Cina, il che la dice lunga anche sugli andamenti, passati e previsti, delle rispettive economie.

In sintesi finale, si può allora dire che al primato della tecnologia ha fatto da sfondo la polarizzazione delle performance a livello geografico: sappiamo ora (anzi lo sapevamo già) come orientarci nella auspicata direzione ancora verso Nord degli indici azionari, non solo a livello settoriale, ma anche tra diverse aree geografiche: i cui rapporti presumibilmente si invertiranno di segno nelle fasi di discesa pronunciata delle borse .


Passiamo alla consueta analisi dei principali mercati.

Andamento dei principali indici e mercati e commento 

tabella

I titoli delle società che hanno guidato i rialzi del 2024 hanno ripreso il comando delle operazioni, dopo un paio di settimane contraddistinte da un leggero rallentamento:

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Così tornano sugli scudi il settore tecnologico e quello “parallelo” delle infrastrutture delle comunicazioni, con quest’ultimo che si farà carico del prevedibile (per la crescente adozione di sistemi basati sull’intelligenza artificiale) aumento volumetrico dei dati trasmessi.

Ben impostato anche il comparto dei beni di consumo discrezionali (+1,92% Europa, +2,63% in Usa): si nota che in Europa la performance settoriale migliore l’ha conseguita il settore Utilities (+3,20%), il più favorito da uno scenario di tassi in ribasso, mentre negli Usa ha chiuso la settimana leggermente in negativo, nonostante che i dati appena usciti sul mercato del lavoro statunitense abbiano mostrato una tendenza al rallentamento.

Ma il giudizio del mercato, nella prospettiva delle prossime mosse della FED, è stato incerto, tanto è vero che l’indice Russell 2000 è stato l’unico a calare rispetto al venerdì precedente (-1,02%), in quanto contiene società di piccola capitalizzazione e/o appena quotate e all’inizio dell’attività che sono le più sensibili al costo del denaro.

Spostandoci verso Est, il NIkkei giapponese è tornato sopra 40.000 con uno slancio di oltre 3 punti percentuali: meno entusiasmo sull’indice Hang Seng (+0,46%).

Più coerenti con i citati dati occupazionali gli sviluppi sul fronte dei rendimenti obbligazionari, privilegiato soprattutto il settore dei titoli corporate emessi da società con rating medio, mentre gli High Yield sono cresciuti meno, anche se hanno potuto beneficiare di nuovi flussi in entrata superiori alla media.

Si rinfocolano le attese per una manovra FED sui tassi già in settembre, seguita eventualmente da una seconda entro l’anno: ma visto che il governatore Powell ha recentemente ribadito l’indipendenza della banca centrale, dobbiamo tenere presente la prossima scadenza elettorale in novembre, nel senso che proprio per restare “neutrale” difficilmente ci saranno cambiamenti di politica monetaria a cavallo di quel mese. In ogni caso, le curve dei tassi scontano con una certa sicurezza almeno un taglio dei tassi Usa prima di fine anno.

E poiché la fiducia in questo scenario è più solida, il riflesso sulle quotazioni del Dollaro non si è fatto attendere: superata la quota di 1,08 contro Euro, diventa più probabile una prosecuzione del trend verso l’alto; la divisa comune è stata tra le migliori in settimana, vuoi per la debolezza del Dollaro, vuoi per l’allentamento delle preoccupazioni sulle elezioni in Francia, dalle cui urne nessuna delle coalizioni sembra poter ricavare, al momento in cui scriviamo, i numeri per governare da sola, e quindi si imporranno scelte di compromesso nel senso di uno scenario meno estremizzato di quanto si temeva ( o almeno i mercati lo temevano) dopo il primo turno.

La Sterlina ha superato il locale test delle urne senza particolari movimenti, avendo già scontato l’esito del voto politico: la nuova maggioranza al potere potrebbe rinegoziare alcuni dei rapporti commerciali con l’Unione europea, il che nel medio periodo avrà effetti anche sul rapporto di cambio con l’Euro, ma è prematuro ipotizzarne entità e direzione.

Se il mercato dei cambi ha visto oscillazioni nel complesso contenute, più ampi sono stati i movimenti sulle Commodities: il +6,73% sul Rame e il +7,03% sull’Argento la dicono lunga, e i metalli industriali in genere hanno registrato aumenti, per il miglioramento delle aspettative sulla crescita economica globale: l’Oro dal canto suo ha beneficiato anche del calo dei rendimenti obbligazionari ( e di quello conseguente del Dollaro) riportandosi a ridosso di 2.400 dollari/oncia.

Di segno opposto l’evoluzione del Gas Naturale, e a doppia cifra: -10,8% l’andamento settimanale, dopo otto sedute consecutive di ribasso; l’offerta e le scorte (queste ultime di quasi il 20% superiori alla media) sono abbondanti, e la domanda potrebbe essere meno forte per la revisione al ribasso delle temperature atmosferiche negli States per i prossimi giorni: infatti in questo periodo la domanda di gas è strettamente legata all’uso dei condizionatori, da qui la correlazione diretta con il termometro.

Registriamo infine il recupero delle commodities agricole, che cercano di costruire un recupero dei prezzi dai recenti minimi, con in testa i contratti a pronti sul Mais a +4,92% rispetto al venerdì precedente.

Nella settimana entrante si guarderà, oltre all’esito elettorale in Francia, all’andamento dei prezzi alla produzione e al consumo negli States, ma prima (mercoledì) assisteremo al discorso che Powell terrà sugli sviluppi della situazione economica e della politica monetaria, considerato un appuntamento di tutto rilievo.

Concludiamo con il nostro consueto indicatore, che si è mantenuto in territorio positivo, “scaricando” un po’ dell’ipercomprato che aveva accumulato.

 

grafico


ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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7 Luglio 2024