Minosse e il clima sui mercati

Gentili lettori ,

siamo all’inizio dell’estate meteorologica e come ogni anno arriva puntuale la prima ondata di caldo, portata da un anticiclone che dall’Africa settentrionale si estende sul Mediterraneo e sul nostro Paese.

Come ormai accade da una decina di anni a questa parte in Italia (mentre in altre zone è abitudine), a quel fenomeno viene dato un nome proprio: e dopo Caronte di un anno precedente ora è la volta di Minosse, mitico Re di Creta dove fioriva 4 millenni fa la civiltà Minoica: lo ricordiamo perché nel suo Palazzo a Cnosso aveva fatto costruire un labirinto progettato dall’architetto Dedalo, fatto venire apposta da Atene, e la leggenda narra che tenesse al suo interno prigioniero il Minotauro, creatura metà uomo e metà toro nato dall’insana passione della regina Pasifae per un toro bianco, che fu donato a Minosse dal dio Poseidone con il patto che venisse sacrificato in suo onore.

Ma il Re non tenne fede alla promessa e così il dio si vendicò inducendo il desiderio in Pasifae ed il Minotauro ne fu il risultato.

Ogni 9 anni la città di Atene, colpevole di aver ucciso il figlio Androgeo del Re, doveva fornire a Minosse 14 giovanetti, 7 ragazzi e 7 ragazze, per il loro sacrificio espiatorio, e il Minotauro se ne “occupava”; ma un giorno tra i ragazzi si nascose Teseo (figlio di Egeo, Re di Atene)  che uccise il mostro e, aiutato da una figlia di Minosse, Ariadne (più conosciuta come Arianna, che ne era innamorata) , trovò la via di uscita dal labirinto e la portò con sé via da Creta; salvo poi abbandonarla lungo la via del ritorno, sull’isola di Nasso (da cui il modo di dire “piantare in (n)asso”) .

Ma come da leggenda che si rispetti

Teseo pagò la sua colpa: nel ritorno ad Atene dimenticò di issare le vele di colore bianco ( che per accordo con il padre avrebbero segnalato il successo della missione) e utilizzò quelle di colore scuro, che avevano il significato opposto: vedendo arrivare la nave, il padre Egeo ritenendo il figlio morto fu sconvolto dal dolore e si gettò in mare.

Quel mare che da allora porta appunto il suo nome.

Ma torniamo a Minosse:

durante il suo regno Creta raggiunse il massimo splendore: egli stesso la dotò di quella conosciuta come la prima Costituzione della storia, e in virtù di ciò assurse al ruolo di uomo giusto ed equilibrato, anche se questo aspetto fece ritenere ad alcuni storiografi che il nome Minosse fosse non quello di un singolo Re ma indicasse genericamente i monarchi della civiltà minoica, un po’ come il termine “Faraone” nell’antico Egitto: e che a Creta i protagonisti fossero in realtà due: il primo, che il mito voleva figlio di Zeus ed Europa, e poi suo nipote, molto meno illuminato e più violento.

Ma fu la figura del primo che si estese nel tempo: protagonista dell’Odissea e poi dell’Eneide di Virgilio, fino a diventare personaggio nella Divina Commedia di Dante Alighieri: era il giudice di coloro destinati all’Inferno Dantesco.

Al loro arrivo nel secondo circolo ascoltava le loro colpe e quindi li destinava al girone giusto, avvolgendo intorno a sé la coda (simile a quella di un serpente, simbolo di peccato e corruzione, vedi l’animale che fornisce nell’Eden a Eva la mela) tante volte, quanti circoli più in basso doveva recarsi il nuovo arrivato per scontare la sua eterna pena. Forse è per l’accostamento tra caldo “infernale” dell’anticiclone e lo scenario dantesco che si è scelto il suo nome; o forse perché arriva alle soglie dell’estate, così come il mitologico re si trovava all’inizio dei gironi infernali: fatto sta che l’associazione di idee è stata azzeccata.

In un certo senso anche sui mercati stiamo assistendo ad un fenomeno simile, non meteorologico ma finanziario:

un surriscaldamento della temperatura, con i prezzi delle azioni e i relativi indici ai massimi storici più volte ritoccati nelle ultime sedute e che rende meno improbabile una pausa quanto meno di riflessione.

L’incertezza ha coinciso con la chiusura dello scorso venerdì di importanti scadenze tecniche; ora gli operatori devono decidere se continuare a tenere le posizioni dopo  i guadagni a due cifre percentuali conseguiti da inizio anno, oppure iniziare a ridurre l’esposizione riservandosi magari di rimpolparle dopo la metà di luglio, quando saranno noti i risultati reddituali delle corporates Usa del secondo trimestre e le loro proiezioni per i prossimi mesi, nel caso ovviamente che quei numeri continuino a supportare le aspettative di crescita degli utili e così giustifichino le quotazioni attuali. Fasi di correzione avvengono sempre durante i periodi rialzisti, che per fortuna sono sempre la maggioranza nel lungo periodo.

Se guardiamo agli indicatori statistici, gli indici azionari sono in una condizione di “ipercomprato” (cioè quando l’indice di forza relativa RSI è oltre il valore di 70, per i più affezionati al tema), sono reduci infatti da quei continui rialzi cui accennavamo sopra.

Proviamo allora a utilizzare una diversa chiave di lettura che proponiamo nei grafici seguenti: rapportiamo cioè l’andamento dell’indice azionario alla quotazione dell’Oro fisico, mettendo a confronto quanto per definizione di più “reale” e concreto esiste al di là degli eventi, il metallo giallo, con le serie di prezzi che invece si fondano sulle aspettative future e quindi molto meno “materiali”. Partiamo dall’indice S&P500:

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Siamo in linea con la media degli ultimi 20 anni, a sua volta superiore a quella generale storica. Vediamo ora l’indice Nasdaq dei titoli tecnologici:

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Siamo oltre la media di periodo e anche in proporzione a quella storica: tipico di un settore che ha slanci verso l’alto o il basso molto più ampi del primo indice: basta confrontare le scale dei due grafici: il secondo ha una scala tripla rispetto al primo per mantenere le dimensioni delle figure il più possibile simili.

Ma entrambi gli indici sono inseriti in un solido trend crescente, evidenziato dalle trendline ascendenti disegnate (linee sottili) sui minimi degli ultimi 10 anni.

La crescente aspettativa di aumento degli utili aziendali sta spingendo le quotazioni: e siamo ancora lontani dai picchi raggiunti dal rapporto prezzo/utili delle azioni, non solo da quelli del 2007/2008 dove era stato il denominatore (gli utili) a scendere vertiginosamente, ma anche da quelli pre-pandemia; con in più il contributo positivo delle aspettative di calo del costo del denaro, che in genere alle borse fa piuttosto bene, a meno che non si accompagni a profonde recessioni economiche.

Troviamo i dati (indice e rapporto P/E, prezzo/utili) visualizzati nel prossimo grafico:

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C’è quindi, statisticamente parlando, ancora spazio per quotazioni che accompagnino aspettative positive sugli utili: diventa quindi fondamentale la reazione del mercato alle prossime trimestrali nell’arco del mese entrante: capiremo allora se ci troviamo “al limitar di Dite” per dirla con il Foscolo, cioè di fronte ad un caldo “infernale” come quello dell’anticiclone appena arrivato sull’Italia e da poco esaurito, o i cuori degli operatori verranno invece tenuti in un caldo meno soffocante ma più “regolare” derivante da una “earning season” promettente, e allora il calore derivante dall’espansione degli utili avrà come effetto quella dei guadagni in conto capitale.

E se Toro sarà (o meglio continuerà), un pensiero correrà anche a Minosse e alla sua civiltà che quell’animale avevano eletto a simbolo.

Passiamo alla consueta analisi dei principali mercati.

tabella

L’avvicinamento alle scadenze tecniche si è concluso senza grosse variazioni, segnaliamo un recupero delle piazze azionarie europee rispetto a quelle Usa, con le prime che scontano aspettative meno pessimistiche sulle prossime elezioni in Francia; l’indice paneuropeo (St. 600) è infatti cresciuto dello 0,79% mentre l’EuroStoxx50, relativo all’area della divisa comune, ha segnato un +1,41% grazie anche al recupero di Piazza Affari che chiude la settimana con +1,97%.

L’aumentata propensione al rischio premia anche l’indice Russell 2000 oltreoceano che chiude con un recupero più ampio dei listini principali.

Ad Oriente, stabili i listini cinesi, mentre a causa delle incerte prospettive economiche chiude leggermente in calo la piazza di Tokyo, a -0,56%.

Più omogenei tra le due sponde dell’Atlantico i risultati a livello settoriale: i comparti più gettonati sono stati quello dei Consumi discrezionali (Europa +3,06%, Usa +2,40%) e, tra i finanziari, l’Assicurativo (Europa +2,68%, Usa +3,02%), mentre le ultime sedute sono state più incerte per il settore Tecnologico e per il comparto dei semiconduttori in particolare:

tabella

L’ incremento del titolo Amazon si distingue e fa il paio con quello del settore dei consumi: Nvidia storna dai recenti massimi ma resta in rialzo abbondantemente in tripla cifra da inizio anno (+155,59%).

I numeri del settore Obbligazionario sono ovviamente di tutt’altra entità: i rendimenti a livello generale si sono mantenuti entro range ristretti riflettendo comunque una propensione al rischio più elevata: infatti il -0,35% di risultato dell’obbligazionario governativo Usa diventa -0,31% per le obbligazioni Investment Grade e +0,42% per i titoli High Yield.

Si sconta ormai un solo ribasso dei tassi entro fine anno da parte della FED, menre le attese per la politica monetaria dell’Euro sono più ottimistiche e si traducono in un sistema di quotazioni coerente con due ribassi del costo del denaro da qui a fine dicembre, come evidente dal prossimo grafico che confronta i rendimenti sul mercato monetario (cioè le scadenze entro 12 mesi): (i rendimenti Usa sono la scala di destra del grafico)

grafico

Sulle scadenze successive la forma delle rispettive curve dei rendimenti è più omogenea tra area Usd e Euro (stavolta la scala è unica):

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Passando al mercato dei cambi valutari

il rapporto tra Euro e Dollaro si è mantenuto in prossimità di 1,07 senza grosse oscillazioni, così come Sterlina e Franco Svizzero hanno chiuso una settimana di relativa stabilità, con la Banca centrale Britannica che ha mantenuto i tassi di interesse invariati e quella Elvetica che invece a sopresa li ha tagliati di un quarto di punto: non altrettanto contenute le oscillazioni dello Yen che è tornato in prossimità dei minimi contro Dollaro e Sterlina, indifferente ai ripetuti appelli delle autorità monetarie locali a favore di una moneta che dovrebbe “riflettere i fondamentali” di ogni economia: il problema di Tokyo è che è proprio questo il motivo: una crescita che stenta a manifestare segnali incoraggianti.

Anche la Banca centrale cinese ha lasciato il costo dei prestiti invariato: a Pechino il timore è che mettendo mano alla leva monetaria la moneta si deprezzi e quindi scoraggi gli investimenti dall’estero, in calo costante da alcuni mesi. Il rapporto con il Dollaro si è comunque indebolito e ora, sopra 7,25, la PBOC non può permettersi tassi più bassi pena le conseguenze sui mercati forex. Infine citiamo il recupero del Rand sudafricano e del Peso messicano tra le divise emergenti: dopo le rispettive tornate elettorali le situazioni politiche locali volgono verso condizioni di maggiore stabilità riflettendosi positivamente sulle quotazioni delle monete.

Completiamo il quadro della settimana con l’andamento delle Commodities:

l’intonazione si conferma positiva per il Petrolio mentre il Gas Naturale lascia sul terreno parte dei guadagni delle ultime settimane: continua la débâcle dei prodotti agricoli, Grano in testa (-8,42% rispetto al venerdì precedente), e mentre i contratti futures sullo Zucchero cercano con difficoltà la via di un recupero, più stabili sono risultate le quotazioni del Caffè. L’Oro e l’Argento al confronto sono stati più regolari, con il primo che lotta per non scendere sotto il livello di 2.300 dollari/oncia, dinamica che potrebbe inaugurare una fase di correzione più ampia.

Concludiamo con il nostro consueto indicatore, che si è mantenuto in territorio positivo , sostanzialmente sugli stessi livelli di sette giorni fa.

 

batteria


ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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23 Giugno 2024