Ok, il prezzo é giusto

Gentili lettori ,

molti di voi ricorderanno quel programma televisivo nel quale i concorrenti provavano ad indovinare il prezzo di un prodotto, e chi si avvicinava di più lo otteneva in premio, superava il turno di gioco e poteva arrivare in finale ed aggiudicarsi, con lo stesso sistema, beni di un certo valore .

La prima edizione italiana risale al 1983, ma il format originale risale al 1956 , quando la rete americana NBC mandò in onda la prima puntata di “The price is right” , che andò avanti fino al 1965 per riprendere sette anni dopo, con una formula rinnovata,  dalla CBS , e diventò il gioco più popolare negli States .

Il suo presentatore, Bob Barker, condusse tutte le successive 35 edizioni e si ritirò nel 2007 poco prima di compiere 84 anni.

Il format originale fu ripreso da molte TV europee per lo più con lo stesso titolo, salvo la tedesca RTL, che lo intitolò Der Preis ist Heiss (“Il prezzo scotta”).

Nel nostro Paese, il successo di pubblico fu immediato e lanciò molti volti noti della TV, a partire dal suo conduttore Gigi Sabani, seguito dal 1987 dalla cantante Iva Zanicchi (che una volta ebbe a definire il programma come il “trionfo del consumismo”), come anche alcune vallette del gioco come Alba Parietti, Nadia Bengala ed Alessia Ventura, solo per citare i nomi più conosciuti.

Anche le scenografie degli studi che ospitavano il programma divennero sempre più tecnologiche, e i giochi sempre più interattivi con il pubblico anche da casa.

Nell’edizione del 1995 debuttò il game “indovina la vetrina” con le telefonate del pubblico da casa , particolare che creò qualche impaccio alla conduttrice Iva Zanicchi , in quanto la trasmissione era registrata ma le telefonate erano in diretta, e quindi la Zanicchi doveva tornare negli studi per rispondere alle chiamate e ovviamente doveva vestirsi come nel corso della puntata registrata per non far percepire distacco tra le due fasi. Quello che non cambiò mai, nel corso delle oltre tremila puntate, fu il motivo della sigla iniziale, composto appositamente per il programma dal maestro Augusto Martelli nel 1983 .


Tra i commenti che sulla stampa nazionale si sono succeduti nel tempo sull’argomento prezzi, il Sole 24Ore prese spunto dal titolo del programma per un articolo del 2005 nel quale si analizzava la capacità degli Italiani di ricordare i prezzi dei generi di consumo più abituali , e dopo quattro anni dall’introduzione dell’Euro la confusione era notevole: dall’inchiesta risultò che, su 21 categorie di prodotti, solo di 4 di esse i consumatori ricordavano i prezzi correnti.

Per coloro che analizzano il tema prezzi per poi fare riflessioni sull’andamento delle economie e sull’andamento dei mercati finanziari, l’attenzione è ovviamente rivolta principalmente ai dati macroeconomici statunitensi, la cui tendenza detta la linea anche per i mercati di altre aree geografiche , e soprattutto in periodi di inflazione in aumento o in diminuzione sono indicatori monitorati strettamente dalle banche centrali per definire le loro politiche monetarie, quindi il costo del denaro: il riflesso sui mercati finanziari è immediata, attraverso la variazione delle attese degli operatori sugli scenari futuri .

Nella settimana appena trascorsa ne abbiamo avuto un esempio , che commentiamo anche perchè ci consente di riprendere un tema già trattato su queste pagine: i c.d. “bias” comportamentali , cioè quelle convinzioni che portano gli umani ad agire in modo talvolta imprevisto.


Aumenti del prezzo a consumo

Ebbene, giovedì 11 è stato diffuso il dato Usa sui Prezzi al consumo (CPI) nello scorso mese di dicembre, tornati a salire su base annua rispetto al dato del mese di novembre : +3,4% contro +3,1%.

Al momento della pubblicazione eravamo davanti ai monitor e il Dollaro si è immediatamente apprezzato contro Euro , passando da 1,096 a 1,091 nell’arco di pochi secondi; una inflazione più alta del previsto allontanava nel tempo il momento del primo taglio dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve, i rendimenti dei titoli di Stato risalivano e l’attrattività del Dollaro a scopo di investimento aumentava di conseguenza, da qui l’apprezzamento della divisa .

Ma la scena cambiava dopo qualche ora

e il biglietto verde tornava alle quotazioni pre-dati, un fulgido esempio di “buy on rumors, sell on news”, cioè il mercato sconta nelle quotazioni un dato e uno scenario atteso, poi quando l’attesa diventa realtà si cambia atteggiamento; fenomeno tipico della dinamica dei mercati finanziari, soprattutto quelli più speculativi, e che spesso spiega dei movimenti di mercato apparentemente irrazionali.

La prima, immediata reazione era quella più “logica” , ma poiché le quotazioni scontano il futuro più che prezzare il presente, se il dato era più alto , magari quello successivo sarà più basso…

Non abbiamo dovuto attendere più di un giorno per capire meglio

l’indomani, lo scorso venerdì 12 gennaio, sono usciti i prezzi alla Produzione negli Usa  (PPI) e il loro numero è stato negativo (-0,1%) su base mensile, indicando una diminuzione della pressione sui costi delle imprese, e quindi con un riflesso tendenzialmente positivo sulle prospettive di inflazione. Il Dollaro ha chiuso la settimana leggermente più debole rispetto al venerdì precedente .

In realtà, se guardiamo al panorama dei dati macro relativi all’economia statunitense, la dinamica dei prezzi al consumo è sempre stata collegata all’andamento dei prezzi delle materie prime energetiche come il Petrolio, come del resto è anche intuitivo, e visibile nel prossimo grafico:

grafico

La relazione tra le due grandezze è evidente.

Quanto al rapporto tra prezzi al consumo e prezzi alla produzione, se visualizziamo le variazioni mensili dei due dati, notiamo come gli andamenti sono stati molto simili, tranne che nell’ultimo mese di riferimento:

grafico

Il mese di dicembre può presentare distonia tra gli andamenti perché le spese per consumi nel periodo prefestivo e festivo hanno un corso leggermente diverso dagli altri periodi dell’anno.

Ma se richiamiamo la relazione precedente, possiamo immaginare che il prezzo del Petrolio, in fase calante, riverserà effetti positivi sui prossimi dati sull’inflazione, salva naturalmente l’influenza dei recenti sviluppi geopolitici sulle rotte commerciali e quindi anche sulle forniture di Oil, che potrebbero avere effetti opposti in caso di recrudescenza e/o di permanenza oltre le attese, che dobbiamo sperare restino limitate nel tempo, per ovvi motivi.

Proseguiamo, come di solito, con il commento all’andamento dei principali mercati nella scorsa settimana .

Andamento dei principali indici e mercati e commento

tabella

 Il mercato azionario

Settimana speculare a quella precedente quanto ai principali indici azionari: gli ultimi dati macro relativi ai prezzi alla produzione negli Usa fanno ben sperare sul fronte inflazione, e così il Nasdaq mette a segno un recupero di oltre 3 punti percentuali, con il settore tecnologico a guidare i rialzi.

Cresce l’interesse per la borsa di Tokyo, ai massimi dal 1989.

Più stabili gli indici europei, di poco sopra la parità: qui gli scenari inflattivi sono meno promettenti, nonostante il calo delle principali economie a partire dalla Germania, il cui surplus commerciale, quasi raddoppiato rispetto ad un anno prima, in realtà cela un calo maggiore delle importazioni, frutto di una persistente debolezza economica.

Ma da Francoforte e segnatamente dalla BCE, pur ammettendo nelle parole del n.2 De Guindos che le prospettive di crescita si sono attenuate ( perifrasi molto “diplomatica” dello status quo) , si è convinti che i progressi sul fronte inflattivo rallenteranno nel prossimo futuro, anzi si interromperanno all’inizio del 2024, e quindi la banca centrale, pur restando “data dependent” per le sue decisioni di politica monetaria, deve mantenere un atteggiamento restrittivo fino a quando il progresso verso il tasso target di inflazione del 2% non apparirà più concreto.

Mercato monetario

La dicotomia tra le diverse aspettative sul costo del denaro tra le opposte sponde dell’Atlantico, o meglio sulle tempistiche dei futuri tagli dei tassi, sfavorisce il Dollaro rispetto all’Euro, contribuendo allo scenario delineato nella prima parte del report. Quanto agli altri rapporti di cambio stiamo assistendo ad uno storno dai movimenti di fine 2023, con il recupero della Sterlina inglese e il cambio di segno anche delle variazioni del Franco Svizzero, leggermente più debole dopo il deciso apprezzamento realizzato nel corso dell’anno precedente.

I rendimenti del decennale statunitense sono tornati sotto il 4%, e il corrispondente aumento delle quotazioni si è propagato anche ai comparti obbligazionari Corporate ed High Yield .

Materie Prime

Quanto alle materie prime, il Petrolio si è mantenuto sopra i 70 dollari al barile, ma l’impressione è che, senza il contributo delle preoccupazioni sugli eventi geopolitici, sarebbe più basso, vista anche l’indecisione dei Paesi produttori sui livelli di prezzo ritenuti più idonei per il prossimo futuro. Eventi che hanno spinto i costi di trasporto di container sulla rotta Asia-Nord Europa a superare i 4800 dollari/f.e.u.

Se avete letto il commento della precedente settimana, potrete intuire la velocità della crescita dei noli marittimi: ora si parla non di raddoppio, ma quasi di triplicazione rispetto ai 1700 dollari dello scorso autunno.

Continua a salire il Gas Naturale mentre i prodotti agricoli non riescono a staccarsi dai minimi di fine 2023; l’Oro segna in chiusura circa 2050 dollari/oncia, allineato al venerdì precedente.

Possiamo completare il quadro geopolitico con il risultato delle elezioni presidenziali a Taiwan appena comunicato (13/1) : la vittoria del candidato del partito di maggioranza , tradizionalmente il più inviso a Pechino, non contribuirà a svelenire il clima tra “madrepatria” e Taipei; con la prima che si è affrettata a commentare il dato politico confermando che non cambia la prospettiva di una riunificazione, cui la maggioranza dei Taiwanesi non è evidentemente favorevole, senza se e senza ma.

La sintesi della situazione, come solito, è riassunta di seguito dal nostro indicatore; il progresso conferma che le precedenti letture erano meno positive più per il contributo dei settori difensivi che per una debolezza di quelli trainanti; nel precedente report avevamo infatti immaginato che i minimi di inizio anno aprissero la porta ad un veloce recupero. Ne riportiamo integralmente il passo relativo:

“…Guardando però all’evoluzione dell’indicatore negli ultimi giorni, notiamo come nella settimana appena trascorsa abbia toccato un minimo a 25, lo stesso livello segnato in ottobre 2023, da cui poi il mercato recuperò nell’arco di qualche settimana.”

batteria grafico


Aggiorniamo allora il grafico degli andamenti:

grafico

Vi diamo appuntamento al prossimo report settimanale, ringraziandovi per il tempo che ci avete dedicato nella lettura dell’attuale.


ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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14 Gennaio 2024