Seconds Out – Fuori i Secondi

Gentili lettori ,

La frase del titolo è solitamente associata alla “Noble art” meglio conosciuta come sport del Pugilato, disciplina dall’origine antichissima di cui troviamo traccia già negli scritti Omerici e che entrò a far parte dei giochi olimpici nel VII secolo avanti Cristo.

Seconds Out e il pugilato

In origine non erano previste né categorie di peso né l’uso dei guantoni, la durata non era predeterminata e il combattimento terminava con la resa di uno dei due contendenti.

Le prime regole codificate videro la luce solo nel’700, quando la disciplina era definita come “la nobile arte della difesa”, ma il permesso di scommettere sul risultato del match, concesso anche ai combattenti, e la mancanza di un regolamento chiaro e definito durarono ancora per un secolo, quando il marchese di Queensberry in Inghilterra stilò un primo elenco di norme che aprirono la strada al pugilato moderno.

A parte la durata del match che veniva lasciata all’accordo tra i due atleti, si delimitò il ring con apposite corde, furono stabilite delle riprese di tre minuti, intervallate da un minuto di pausa durante la quale ogni pugile veniva assistito nel suo angolo da due persone (i “seconds”), cioè il suo allenatore ed un altro soggetto che aveva il compito di tergere il sudore e tamponare le eventuali ferite subite dall’atleta.

Furono introdotte tre categorie di peso (leggeri, medi e massimi) che all’inizio del ‘900 aumentarono di numero fino poi a giungere alla attuale suddivisione, dai pesi Paglia ai Massimi , quest’ultima riservata agli atleti che superano le 200 libbre, cioè 90,72 Kg di peso.

Nello sport professionistico le riprese durano tre minuti e sono dodici (in origine 15); alla fine del match, se non è intervenuto un episodio di knock-out, viene raccolto il verdetto dei giudici che durante l’incontro assegnano 10 punti al vincitore di ogni ripresa e 7-8 a quello che ne è risultato perdente (o ha subito un conteggio da parte dell’arbitro): nello sport dilettantistico viene conteggiato il numero dei colpi andati a segno, in quello professionistico il giudizio è sull’andamento complessivo del combattimento.

Seconds Out e la musica

Ma se la vostra passione non è per “the noble art of defense” ma per la musica, in particolare del genere “Progressive Rock” degli anni ’70 e ’80, indimenticabile è l’omonimo (Seconds Out) doppio album del complesso britannico dei Genesis, in gran parte registrato dal vivo a Parigi durante un concerto della band nel 1977 (tranne un solo brano registrato a Glasgow l’anno precedente).

Una pietra miliare del genere, anche se non vide mai il primo posto in una classifica nazionale: la migliore posizione fu il 4° posto raggiunto nelle classifiche del Regno Unito.

Memorabili i brani “Dance on a Volcano”, “The Cinema Show”, “I Know What I Like”, solo per citarne alcuni, con la voce penetrante di Phil Collins e i suoi ritmi alla batteria e percussioni, l’accompagnamento di Tony Banks alle tastiere e di Mike Rutherford e Steve Hackett rispettivamente al basso e alla chitarra, quest’ultimo poi lasciò la band quando l’album venne pubblicato, mentre uno dei fondatori del gruppo, Peter Gabriel, aveva intrapreso la carriera da solista due anni prima, raggiungendo un grande successo, certificato dal suo brano “Sledgehammer”, il cui video resta il più visto di sempre nei palinsesti di MTV.

Seconds Out e finanza

Anche nel nostro settore d’elezione abbiamo i nostri pesi massimi, nella competizione dei listini azionari che negli ultimi tempi hanno fatto ormai “fuori i secondi” per lasciare il posto alle aziende più capitalizzate che da sole stanno guidando i recenti rialzi delle borse: da poco Nvidia ha raggiunto Microsoft ed Apple sul podio delle società con oltre 3.000 miliardi di dollari di “market cap” , ed hanno un’ influenza decisiva sulle performance dei portafogli azionari; noi stessi li citiamo analiticamente nel corso delle nostre analisi sull’andamento dei mercati, dedicando loro un’apposita tabella.

Ormai non c’è più fondo o gestione patrimoniale che ne possa fare a meno, per quella fame , o meglio “FOMO” (fear or missing out”, cioè paura di restare fuori dal giro) di performance che condiziona le scelte dei gestori.

Negli ultimi 10 mesi, tanto per restare nell’attualità, un portafoglio composto dalle 7 aziende che esaminiamo settimanalmente nel dettaglio avrebbe avuto il seguente andamento, che nel prossimo grafico (aggiornato a giovedì 13/6) rapportiamo a quello dell’indice Nasdaq :

 

andamento

 

E’ intuitivo rilevare la migliore performance del paniere composto dai sette titoli rispetto all’indice tecnologico, grazie all’incremento praticamente doppio conseguito nel periodo: così come, per restare nella stretta attualità, durante la correzione nello scorso mese di aprile il paniere nell’arco di una sola settimana e mezzo ha perduto l’8,52% contro il 7% dell’indice.

Il significato è il seguente:

fino a quando continua il trend positivo del settore la over-performance continuerà a gratificare gli investitori, che però si vedranno penalizzati “con gli interessi” in caso di correzione, o storno, del mercato; così come gli acquisti si sono concentrati su pochi nomi, le vendite saranno più ampie sugli stessi nelle fasi negative, e bisogna esserne consapevoli.

Un titolo come quello di Nvidia sconta ai livelli attuali di prezzo un P/E (rapporto prezzo/utili) di oltre 76: oltre il doppio, tanto per restare nel comparto, di Taiwan Semiconductor Manufacturing (32,6 il suo P/E): inoltre, per la prima la quotazione “cuba” 65 volte il suo “book value”, cioè il valore della società come da ultimo bilancio, mentre la seconda si ferma, per così dire, a meno di otto (8) volte.

Un altro titolo del settore, quello di Broadcom, paragonabile ad Nvidia come P/E (74 quello aggiornato), vale 11,4 volte il suo valore di bilancio.

Non è infrequente, intendiamoci, trovarci di fronte a numeri siffatti: ovviamente la sostenibilità di certi livelli presuppone la crescita esponenziale dei volumi d’affari e degli utili delle società coinvolte, che vengono scontati dalle quotazioni correnti, che altrettanto ovviamente cederebbero in modo esponenziale in caso di revisioni al ribasso delle proiezioni attuali.

Il motivo della loro “resilienza” a qualsiasi dubbio si basa sul fatto che il business dei semiconduttori non è replicabile se non a prezzo di investimenti in impianti produttivi di almeno 10 cifre, ammesso di possedere la tecnologia necessaria.

Ma in finanza mai dire mai:

l’uscita di uno o più “key men” dalla compagine azionaria o la scoperta di tecnologie produttive più diffondibili ed economiche possono sempre verificarsi,  è già successo e ancora succederà, come in tutti gli sviluppi tecnologici che, dopo una fase iniziale, sono diventati di maggiore pubblico dominio e con la connessa concorrenza tra produttori e la conseguente successiva riduzione dei listini finali, e quindi dei margini reddituali.

Stavolta il problema consiste nel fatto che le “big cap” imporranno uno storno ai listini superiore alle circostanze del periodo, in quanto ne hanno aumentato a suo tempo in modo esponenziale i rialzi: una circostanza da tenere ben presente nel timing delle strategie e nella composizione dei portafogli.

Ma, fin che la barca va… lasciamola andare, restiamo a bordo, ma non chiudiamo a chiave in un gavone il giubbotto di salvataggio…

Passiamo alla consueta analisi dei principali mercati.

Andamento dei principali indici e mercati e commento

tabella

Le borse del vecchio Continente hanno risentito in misura evidente della situazione politica creatasi dopo le elezioni del Parlamento Europeo: non per grandi differenze sugli equilibri numerici in termini di seggi, la maggioranza uscente è un po’ meno forte ma ha ancora votanti a sufficienza per restare al timone, anche se si imporrà qualche maggiore compromesso sulle proposte normative più divisive (eventualità cui avevamo accennato nel precedente report settimanale). In Francia però il partito di Macron ha subito una pesante flessione a favore del partito di Marine Le Pen e, con una mossa a sorpresa, il Leader ha sciolto le Camere ed ha indetto nuove elezioni politiche nel Paese transalpino: i mercati non l’hanno presa bene e i listini azionari hanno ceduto un quarto dei progressi da inizio anno, con l’eccezione di quello di Milano che ha ceduto quasi 6 punti percentuali: ha prevalso la riduzione generalizzata del rischio di portafoglio a spese dei listini più volatili, con riflessi negativi anche sullo spread Btp-Bund. In Usa invece la corsa dell’azionario non si è arrestata e i principali indici hanno segnato nuovi record assoluti; ancora una volta è stato il settore tecnologico a guidare i rialzi:

tabella

Per fare un paragone, lo stesso comparto in Europa ha segnato -1,84% in settimana, ciò nonostante è stato uno dei ribassi più contenuti; peggiori sono stati i risultati del settore Bancario (-5,53%, da qui anche la performance di Piazza Affari) e Industriale (-3,06%), lasciando al Farmaceutico la “difesa dell’onore” (+0,01%) in virtù della sua connotazione difensiva: ribassi molto più ampi degli omologhi statunitensi che comunque non sono riusciti a contrastare la spinta dell’High-Tech Usa.

Le perplessità legate agli sviluppi della politica monetaria da parte FED non hanno permesso alle società di piccola e media capitalizzazione di andare al di là di un ribasso dell’ 1,01% dell’indice Russell 2000, comunque meglio dell’indice Hang Seng (-2,31%) che attende la prossima decisione della People’s Bank of China sui tassi di interesse che i più si attendono invariati nella prossima riunione della banca centrale il 20 giugno; ma non è escluso un allentamento visto lo stento con cui l’economia locale procede.

Il comparto obbligazionario

ha chiuso una settimana positiva, nella quale ha prevalso il “flight to quality” che ha controbianciato con successo il raffreddamento degli entusiasmi sulla time-line dei prossimi ribassi del costo del denaro, anzi del ribasso al singolare, visto che gli stessi membri votanti della FED prevedono ora un solo taglio dei tassi entro il 2024. Ricerca della qualità dimostrata anche dal fatto che il progresso delle quotazioni non si è propagato alle classi di rating più basse: l’Investment Grade è cresciuto mediamente dell’1,40% , mentre i titoli High Yield non hanno saputo fare meglio di un risicato +0,22% medio.

Mercato dei cambi

L’orientamento citato ha condizionato il mercato dei cambi che vede sul podio al traguardo settimanale il Dollaro Usa e il Franco Svizzero, valute tipicamente acquistate nelle fasi di correzione dei mercati di rischio; manca all’appello lo Yen che sconta l’incertezza delle condizioni dell’economia del Sol Levante e, di conseguenza, sui futuri orientamenti della politica monetaria di Tokyo. Solida la Sterlina contro Euro, ai massimi da luglio 2022. Si distingue nel panorama valutario “emergente” la performance del Rand Sudafricano, oltre 4% il progresso segnato in settimana, sull’onda del patto di maggioranza tra ANC e Democratic Alliance per la formazione di un governo di unità nazionale, dopo l’esito incerto della recente consultazione elettorale.

Tra le commodities

il Petrolio si prende una rivincita sul Gas Naturale e chiude la settimana con un +4,28% , mentre il secondo non va oltre un -1,17% dopo la crescita a doppia cifra dell’ottava precedente. Stabili i metalli preziosi, con l’Oro che consolida il supporto intorno ai 2300 Dollari/oncia chiudendo a 2348,40 e l’Argento in progresso dell’1,20%; le commodities agricole stentano invece a riprendersi dai recenti minimi, cosa riuscita solo in parte allo Zucchero con un +2,06%.

Attese nei prossimi giorni le decisioni sui tassi in Australia, Brasile, Cina, Svizzera  ed Inghilterra in “ordine di apparizione”; l’attesa è soprattutto per la divisa britannica dopo i recenti progressi della divisa. Tra i dati macro in arrivo da segnalare martedì l’inflazione in maggio nell’area dell’Euro e le Vendite al Dettaglio Usa nella stessa giornata, poi mercoledì sarà la volta dell’andamento dei prezzi al consumo nel Regno Unito, il giorno prima della riunione della Bank of England.

Concludiamo con il nostro consueto indicatore, che si è mantenuto in territorio positivo dopo aver raggiunto il valore di 80 nella giornata di giovedì, confermando la buona intonazione del venerdì precedente: ciò per il decisivo contributo dei listini statunitensi.

grafico


ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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16 Giugno 2024