Tesori e salvadanai

Gentili lettori ,

a molti di voi la parola “tesoro” ricorderà il personaggio Gollum della saga di J.R.R.Tolkien, il Signore degli Anelli, che la ripeteva incessantemente, ossessionato dal desiderio di possedere l’Anello Unico . La parola Thesauròs nella Grecia antica indicava una costruzione a forma di tempio all’interno dei santuari panellenici, come quelli di Delfi ed Eleusi,  dove le poleis raccoglievano le offerte votive di monete e oggetti preziosi agli Dei venerati in quei siti .

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Il salvadanaio nella storia

Uno dei primi salvadanai della storia risalente al II secolo a.C. fu ritrovato durante gli scavi archeologici nell’antica città di Priene , nell’Asia Minore , e aveva proprio la forma di un tempio greco, con un foro in cima per inserirvi le monete, ricordando l’antica funzione.

Più tardi, nel Medioevo, i salvadanai furono realizzati in terracotta, per essere rotti più facilmente , e la parola inglese con cui si indicava quel materiale era “pygg” , molto simile a “pig” che invece significa “maiale” ; da qui alcuni ritengono che l’origine della forma di maialino dei salvadanai derivi dalla storpiatura dell’antico vocabolo.

Tuttora nell’inglese moderno il salvadanaio si chiama “piggy bank”: nella vicina Scozia, si parla di “pirly pigs”, e il primo termine significa spingere o rompere, alludendo alle azioni di inserire prima le monete e poi di rompere il contenitore .

Altri ritengono invece che l’origine di quella forma derivi dalle culture orientali, in particolare quella Cinese, dove da sempre il maiale è simbolo di abbondanza : chi nasce sotto quel segno del locale Zodiaco , è destinato ad avere fortuna e ricchezza, in particolare nel mondo delle finanze.

Anche in Indonesia i salvadanai avevano anticamente la forma di cinghiale, parente stretto del nostro maialino. Ma senza andare così lontano , le tradizioni contadine occidentali associano a quell’animale, di cui come noto “non si butta via nulla” , e può esser conservato per i periodi più grami, l’idea di prosperità e di lungimirante prudenza, come è , o dovrebbe essere , per il risparmio come lo intendiamo comunemente.

In economia

La sua funzione principale in economia è quella di fornire, insieme al credito, risorse da destinare agli investimenti delle imprese, sostenendo così lo sviluppo e il progresso tecnologico.

Tra i paesi del G20 , il paese dove è maggiore la propensione al risparmio è da sempre il Giappone , e l’Italia è ai primi posti della classifica tra i Paesi europei. Quanto alla prima economia ( o seconda, dopo la Cina?) del mondo, gli Stati Uniti, dove l’abitudine di indebitarsi anche per le spese correnti è invalsa nella popolazione, la situazione è opposta.

Nei prossimi grafici vedremo come le due grandezze, credito e risparmio, si sono evolute negli ultimi anni, in uno scenario di tassi di interesse ultra-bassi fino al 2020 , e poi saliti velocemente per le politiche monetarie adottate dalla Banca centrale per combattere l’inflazione.

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Questo è stato, negli ultimi 5 anni,  l’andamento del credito erogato dal complesso delle banche commerciali statunitensi :  da inizio anno, con il costo del denaro ai massimi , il rallentamento è netto , ma in un periodo più lungo, il credito continua a crescere : a fine 2022, aveva raggiunto il massimo degli ultimi 50 anni:

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E possiamo anche notare che ai rallentamenti dell’indicatore si associavano periodi di crisi economica o di difficoltà del settore finanziario (vedi 2007-2010) .

Ma negli ultimi mesi la dinamica della spesa dei consumatori dal canto suo non ha rallentato, se non marginalmente :

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E allora come ha fatto la popolazione, pur indebitandosi ma a un ritmo più basso,  a sostenere le vendite di beni e servizi?

La risposta, non l’unica ma tra le principali , è nel seguente grafico:

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Si è attinto ai risparmi personali, accumulati anche grazie ai sussidi pubblici erogati durante la recente crisi pandemica, per sostenere il tenore di vita .

Mettiamo ora a confronto credito e risparmio nel lungo periodo, utilizzando una scala logaritmica per evidenziare meglio le variazioni , ma adottando due distinte scale , a sinistra per il risparmio, a destra per il credito :

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Le due grandezze sono sempre cresciute più o meno regolarmente nel lungo periodo: ma quando il contributo del risparmio è diminuito nel fornire mezzi agli investimenti, come dal 2005 al 2008, il credito ha dovuto supplire .

Sul come lo abbia fatto non abbiamo un ricordo particolarmente felice: fu il periodo dei mutui sub-prime , delle cartolarizzazioni selvagge, e della crisi finanziaria che ne conseguì.

Alla fine del 2004 , il totale dei crediti delle banche era 10 volte il risparmio accumulato: oggi il rapporto è oltre 20.

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Vedremo nei prossimi semestri se, dal 2008 in poi, il sistema creditizio Usa ha accumulato sufficienti “anticorpi” per evitare crisi future .


Proseguiamo, come di solito, con il commento all’andamento dei principali mercati nella scorsa settimana .

 

Andamento dei principali indici e mercati e commento 

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Gli Indici Azionari

Nella settimana appena conclusa gli indici azionari più importanti hanno raggiunto nuovi massimi storici : come il Nasdaq poco sopra 15.000 , l’S&P poco sotto 4.800, per poi ripiegare leggermente verso fine ottava.

Come accaduto di recente, l’attenzione è stata centrata sui possibili sviluppi della politica monetaria : sintomatico quello che è successo giovedì 21/12, quando il dato del PIL statunitense e del suo deflatore implicito dei prezzi ha registrato un valore inferiore alle attese, e l’indice della FED di Philadelphia dell’attività manifatturiera è sceso oltre le previsioni: “bad news” dal punto di vista macroeconomico, ma “good news” sul fronte tassi perché avvicina il momento del tanto atteso primo ribasso del costo del denaro.

Venerdì 22/12 è stata la volta degli ordinativi di beni durevoli , usciti oltre le attese, ma ha prevalso l’indicazione ”dovish” del numero dell’indice dei prezzi dei beni di consumo personali, passato dal 2,9% al 2,6% su base annua. Gaudeamus igitur, direbbero gli antichi, “gioiamo dunque” sui numeri dell’economia in rallentamento perché giustificano l’ottimismo sull’evoluzione dei tassi di interesse.

Purchè il rallentamento non diventi recessione , naturalmente.

Tra i vari comparti, non ci sono stati spunti di rilievo, mentre a livello di capitalizzazione dei titoli continua a sovraperformare l’indice Russell 2000 relativo alle small cap , che ha registrato un ulteriore progresso del 2,46% dal venerdì precedente e il migliore aumento da inizio novembre , recuperando parte del gap che lo separava dai primi due indici nella performance da inizio anno. I

n Europa gli andamenti sono stati più contrastati, con l’indice delle Borse di Milano e Francoforte leggermente negative; il più ampio Stoxx600 ha registrato un +0,21% , meglio dell’ equivalente Eurostoxx50 in area Euro riservato alle “Big Cap” , differenza che si spiega con la tendenza sopra esposta in tema di capitalizzazione.

Più a Est il Nikkei giapponese ha segnato un progresso dello 0,60% , mentre l’Hang Seng di Hong-Kong ha perduto oltre due punti e mezzo percentuali e si appresta a chiudere il 2023 fanalino di coda tra i principali mercati azionari mondiali, a causa delle incertezze sull’economia del Celeste Impero.

Monetario

A proposito di quotazioni record, sul mercato dei cambi l’indebolimento del Dollaro Usa sopra 1,10 contro Euro ha permesso al Franco Svizzero di segnare il livello più alto dal 2015 nei confronti del biglietto verde ; più deboli invece la Sterlina inglese e lo Yen giapponese, in quest’ultimo caso raffreddato dalle dichiarazioni del Governatore della BOJ Ueda che ha allontanato nel tempo le aspettative di quel cambio di politica monetaria che farebbe uscire il Giappone da un contesto di tassi-a-zero che dura ormai da due decenni.

Obbligazioni

Sul fronte obbligazionario i rendimenti del Treasury decennale si sono stabilizzati sotto il 4% , fornendo supporto anche al comparto dei titoli Corporate e in particolare alle obbligazioni High Yield, il cui Etf di riferimento è salito dello 0,70% in settimana.

Materie prime

Per quanto riguarda le materie prime, il Petrolio ha potuto contare sulla sua correlazione inversa con il Dollaro apprezzandosi del 2,67% , contesto che ha favorito anche l’Oro insieme alla diminuzione dei rendimenti; andamenti che hanno favorito le “commodity currrencies” come il Dollaro Australiano e la Corona Norvegese.  Poco variati i metalli industriali con l’eccezione dell’Alluminio cresciuto di oltre il 4% rispetto allo scorso venerdì.

Come da tradizione nell’ultima settimana dell’anno non affluiranno dati macro di rilievo , i mercati vivranno una fase di aggiustamenti che non altereranno più di tanto i positivi risultati del 2023 : nel frattempo la festività del Natale ci permetterà di rilassarci e di trascorrere momenti sereni e felici , che auguriamo a tutti Voi di cuore.

La sintesi della situazione, come solito, è riassunta di seguito dal nostro indicatore. Vale il ragionamento di sette giorni fa : i rialzi hanno riguardato anche i comparti tradizionalmente difensivi e quindi il numero resta confinato in fase neutrale , ma è leggermente sceso dall’ultima rilevazione.

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ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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26 Dicembre 2023