The Last Hurrah

Gentili lettori ,

quando, dopo un lungo lavoro, si compie l’ultimo sforzo per raggiungere l’obiettivo che ci si era prefissi, nei Paesi di lingua anglosassone si usa talvolta l’espressione del titolo che deriva dal famoso, omonimo film diretto da John Ford nella seconda metà degli anni ’50 dello scorso secolo.

Tratto da una novella dello scrittore Edwin O’Connor, narra la storia dell’anziano sindaco di una città americana (probabilmente Boston) che si candida per il suo quinto mandato dopo un lungo servizio a favore della comunità, talvolta svolto con troppa disinvoltura; ma si scontra con un candidato sostenuto dal potere economico e finanziario locale che intende la politica in modo molto diverso dal suo antagonista, e per la prima volta utilizza la neonata televisione come mezzo di propagazione della sua campagna elettorale.

Nonostante gli sforzi il vecchio sindaco perde le elezioni, tentando comunque una riconciliazione con la sua comunità dopo i tanti errori commessi nel corso della sua carriera di amministratore.

Sessant’anni dopo la regia di John Ford, ricordato più per i suoi film western (anche se , dei quattro film da lui diretti per i quali vinse l’Oscar, nessuno era di quel genere) , sono molti i temi che risultano ancora attuali: i diversi modi di fare politica, il conflitto di sentimenti e di interessi di chi ricopre un ruolo pubblico e soprattutto, di stretta attualità, l’importanza dei mezzi di comunicazione come veicolo elettorale.

Ma il senso del titolo è proprio quello della conclusione di un ciclo, attraverso un ultimo sforzo in vista di un traguardo: The Last Hurrà è stato anche il nome di un cavallo da corsa , un trottatore più volte vittorioso negli anni ’70, si ricordano in particolare le due corse valide per il Gran Premio Lotteria del ’78 e ’79 , montato dal mitico fantino Vivaldo Baldi, vincitore in oltre cinquemila gare in carriera e punta di diamante di una dinastia familiare di allevatori e fantini che prosegue tuttora nel panorama ippico nazionale ed internazionale.

Nel considerare i recenti sviluppi degli indici azionari, la domanda più frequente in giro per la Rete è la seguente: continuerà la corsa dei listini dopo i ripetuti massimi storici segnati nelle ultime settimane? O piuttosto si avvicina il “Last Hurrah” per quei comparti che hanno trainato la corsa in atto, più un galoppo che un trotto, delle principali piazze azionarie?

Stagion lieta è cotesta, scriveva il Leopardi nella avita dimora di Recanati: ma Del doman non v’è certezza, come ricordava il Magnifico Lorenzo De’ Medici : allora vediamo in retrospettiva cosa era accaduto nelle precedenti, più marcate fasi di rialzo, ricorrendo ai grafici che spiegano meglio di tante parole.

Partiamo dall’indice S&P500 :

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Le fasi di rialzo hanno conosciuto il loro culmine sull’onda dei comparti tecnologici: la diffusione di Internet fino all’anno 2000 , poi la diffusione di software ed hardware sempre più perfezionati fino al 2020 e alla parentesi dovuta alla pandemia; per poi ripartire spinti dallo sviluppo dell’ Intelligenza Artificiale.

Altrettanto ampie le oscillazioni dell’indice Nasdaq:

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Nell’ambito del settore tecnologico la recente corsa è stata trainata da alcuni titoli in particolare:

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Un rialzo di quel “paniere” di azioni doppio rispetto all’indice, considerando solo l’ultimo anno.

Ma, come si nota dai primi due grafici, in termini percentuali l’ampiezza delle fasi di rialzo è andata diminuendo  nel tempo; nelle ultime due volte è stata pari o molto vicina al 100%, ma si veniva da precedenti progressi di più ampia entità.

Quindi le ipotesi sono due: o la fase in corso conferma le recenti percentuali , e in questo caso significa che siamo ancora a metà strada quanto a rialzo ; oppure questa fase rispetta il trend decrescente delle percentuali e allora vuol dire che siamo prossimi al top degli indici.

A ben vedere, i rialzi dovuti alla diffusione del progresso tecnologico hanno seguito un percorso comune: ad un primo step di diffusione delle nuove “scoperte” (tipo Internet fino al 2000) seguiva poi un aumento del numero delle aziende coinvolte e quindi un aumento della concorrenza con i margini che inevitabilmente si riducevano , e chi non aveva le spalle forti usciva dal mercato.

Attualmente lo sviluppo dell’ Intelligenza Artificiale richiede potenze di calcolo inimmaginabili solo dieci anni fa, da qui la crescita esponenziale dei produttori di microchips ; si tratta però di tecnologie di dominio non esclusivo, e anche se è un comparto che richiede elevati investimenti, sempre più aziende si tufferanno nel “piatto ricco” , così come nello sviluppo di software di scrittura e di compilazione di testo e di elaborazione di una massa enorme di dati.

In conclusione

visto che lo sviluppo è relativamente recente, si può prudentemente pensare che la strada da percorrere sia ancora abbastanza lunga prima della saturazione dei mercati; sarà indispensabile però stare molto attenti a segnali premonitori che potrebbero preludere alla maturazione del ciclo economico attuale .


Proseguiamo, come di solito, con il commento all’andamento dei principali mercati nella scorsa settimana .

                          Andamento dei principali indici e mercati e commento

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Nuovi massimi in settimana per gli indici azionari Usa, trainati dalle aziende del settore tecnologico e in particolare quelle produttrici di semiconduttori.

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I listini europei dal canto loro hanno ceduto il testimone a quelli statunitensi quanto ad ampiezza dei rialzi, restando comunque in territorio positivo: la diversa velocità di crescita delle rispettive economie si sono rilesse anche a livello settoriale, come per esempio in quello Retail e Commerciale (+3,20% negli Usa, +0,29% in Europa), mentre la Tecnologia continua a contribuire in modo decisivo come sopra più volte rimarcato. Il calo della volatilità ha aiutato i listini più “speculativi” come il Russell2000 che comprende società di piccola capitalizzazione; a livello geografico la Cina stenta ancora mentre l’indice nipponico Nikkei prosegue nella sua marcia, supportato da uno Yen che resta favorevole ai bilanci degli esportatori del Sol Levante.

E a proposito dei cambi valutari, le considerazioni sul piano settoriale si sono riflesse anche sui principali cross: le attese per una prima diminuzione dei tassi puntano al mese di giugno in modo più chiaro per gli Usa dopo gli ultimi dati sull’inflazione, ma l’Euro non ne ha tratto vantaggio a causa della stagnazione economica dell’area. Oscillazioni più ampie per il Franco Svizzero che inizia a cedere parte dei guadagni consolidati da oltre un anno nei confronti delle principali divise; il Dollari “Oceanici” (Australiano e Neozelandese) sono più deboli per le incerte prospettive in Cina.

Progressi per le quotazioni dei titoli obbligazionari governativi con i rendimenti sul Treasury Usa in calo dai massimi segnati in area 4,30% , divenuto almeno nel breve termine spartiacque tra attese di una FED più o meno restrittiva nella politica monetaria; come da tradizione, essendo la prossima settimana la prima del mese avremo i dati sull’occupazione negli Usa, sempre più importanti quali termometro dell’economia e quindi dei possibili sviluppi in tema di costo del denaro.

Per quanto riguarda le commodities, dopo un inverno molto più mite del previsto i prezzi energetici cominciano a risalire, e anche l’Oro si accoda ai rialzi ma con motivazioni legate ai rendimenti di mercato in calo; stabili i Metalli industriali, mentre le materie prime Agricole stentano a rialzarsi dai recenti minimi.

La sintesi della situazione è offerta come solito dal nostro indicatore; stabilmente in zona positiva, con l’ultimo dato leggermente superiore alla settimana precedente.

batteria


ATTENZIONE

einstein in versione fumetto che dice che il contenuto non è stato prodotto con ausilio di AI


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3 Marzo 2024